Creativi

Bisogna sentirsi felici, poi motivati è un'altra cosa. La motivazione va e viene, e va di pari passo con quanto sei focalizzato su quello che ha senso, per te, in quel momento.

Qual è il tuo lavoro?

Ho iniziato a lavorare nel 2008, in proprio, come visual designer. Verso la fine del 2016 sono entrato in Sketchin, uno studio internazionale che si occupa di design strategico, e da aprile 2018 ricopro il ruolo di Design Director.

Cosa significa essere un "creativo"?

Non sono molto a mio agio con il termine "creatività". La creatività non è una qualità che appartiene ad alcuni e non ad altri, è una qualità che tutti abbiamo e si esprime, come l'intelligenza, in modi e contesti differenti. Non mi definirei un creativo ma il mio lavoro mi porta molto spesso a immaginare qualcosa che ancora non esiste.

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Come devo scrivere il curriculum?

Avere un curriculum è molto importante, soprattutto per chi fa un mestiere legato alla progettazione. Come costruirlo è un tema che va progettato. Non è molto importante che il curriculum sia appariscente, è importante la storia che c'è su quel pezzo di carta. Dico "pezzo di carta" perché un curriculum che supera le due pagine nasconde dell'aria fritta. Quando mi capita tra le mani il curriculum di qualcuno, la prima cosa che guardo è la coerenza del suo percorso. È davvero interessato a quello che fa o farcisce il curriculum di cose per sorprendermi? Quali sono le sue reali competenze? E soprattutto, qual è la domanda profonda che lo spinge a fare questo mestiere? Questo deve trasparire già dal curriculum e dai primi minuti del colloquio. Se non ci si concentra su questo aspetto fondamentale si rischia di essere uno dei tanti. Qual è il valore che questa persona può portare? E non dico in termini economici. Quando leggo un curriculum cerco di capire se ci sia un cervello che può aiutarmi a collaborare. Qual è il valore del progettista? Indipendentemente dalla sua "seniority".

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Soft skills... cioè?

Più un designer acquisisce un ruolo di gestione del progetto, del team e delle persone, più le soft skills diventano determinanti. Perché avere l'intelligenza emotiva, la capacità di lavorare con gli altri e di comprendere i bisogni profondi, oltre che degli stakeholder, anche degli stessi collaboratori, diventa una parte integrante del progetto. Esattamente quanto saperlo comunicare: avere lo "standing" per dare autorevolezza a quella che può essere una buona idea, può essere altrettanto importante della tecnica per realizzarla. Quindi chiunque non voglia essere un esecutivista dovrà imparare a dialogare con le persone e a utilizzare le giuste leve della comunicazione.

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Come affronto un colloquio?

Per la mia esperienza il colloquio è una parte importante, ma è determinante anche il lavoro che viene prima. Nel senso che si crea un'aspettativa già dalle prime interazioni, quando si chiede un appuntamento e ci si organizza per incontrarsi. Quello che poi avviene durante il colloquio dev'essere una conferma, ponendosi sempre in maniera molto educata. Bisogna sempre cercare di essere coerenti con quello che si vuole raccontare di se stessi. Una cosa che trovo davvero fastidiosa sono i colloqui troppo "pettinati", perché diventano dei cliché. A me non interessano i cliché, mi interessa capire se la persona è adatta a lavorare con me, secondo diversi punti di vista. Allo stesso tempo, quando mi è capitato di propormi per una posizione, ho sempre cercato di capire se il posto fosse adatto ai miei valori. Se fosse un posto in cui, in qualche modo, avrei potuto portare valore: per capirlo, durante un colloquio è fondamentale fare domande.

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Posso lavorare le classiche 8 ore?

Ho lavorato in un'azienda che sovraccaricava i dipendenti con straordinari esagerati. Ho chiuso presentazioni alle 5:00 del mattino per presentarle alle 8:00. Ho visto colleghi andare in burnout, io stesso ho patito molto. Attualmente sono in un'azienda che ha personalizzato molto alcuni temi del mondo "Agile" che permettono una flessibilità quasi totale. Né in un modo né nell'altro riesco ad essere davvero tranquillo, perché è una questione di autodisciplina e organizzazione. Lavorare tanto per mostrare di essere una persona proattiva è una strategia sfiancante. D'altra parte, non guardare cosa succede intorno a te, dicendo: "Dopo le 18:00 non lavoro più", è altresì snervante. Il punto è capire che il tempo di lavoro ha un valore. Se riesci a capire qual è questo valore, allora riesci a capire come organizzare il tempo che hai a disposizione. È la cosa più difficile, io ci riesco a giorni alterni.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Ho avuto la partita IVA per un bel po' di anni. Consiglio di aprirla? Siamo nell'ambito della consulenza del lavoro, bisognerebbe valutare caso per caso. Sicuramente non bisogna fare l'errore di pensare che il tema sia semplice. Partirei dalla domanda: su cosa voglio sfidarmi? A costruire relazioni e fare l'imprenditore, cioè oltre a realizzare molto bene un progetto voglio imparare anche a venderlo? Allora apro la partita IVA. Voglio fare carriera dentro un'azienda (o mi basta avere il mio posto)? Bene, allora vado a fare il dipendente. Il consiglio che vorrei dare a un ragazzo giovane che apre partita IVA per fare il freelance, è di non farsi prendere dal panico e dire: "Oh mio Dio come farò a pagare le bollette". È importante capire anche questo, però è necessario avere un piano, capire innanzitutto qual è l'obiettivo. Se apro la partita IVA perché voglio essere il miglior product designer, voglio lavorare in questo settore e quindi le sere mi studio i migliori feed e poi provo a lavorare, vado a parlare con chi fa già questo lavoro, inizio a propormi ai clienti... Allora sì, aprire la partita IVA è sostenibile. Ma aprirla per aspettare che i clienti vengano a bussare, questo è ridicolo.

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Se mi metto in proprio devo rinunciare al weekend?

Ho avuto la partita IVA ma mi è capitato di lavorare molto nel weekend quando ho fatto il dipendente, a causa di mala organizzazione a livello aziendale.

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Il cliente ha sempre ragione?

Il cliente non ha sempre ragione. Si affida a te, quindi fintanto che dice cose sensate ha ragione, quando smette di usare la sensatezza è compito tuo dare il giusto contributo. Quando il cliente fa l'Art Director, ci sono due tipologie di problemi. Uno, non sei stato abbastanza efficace da porti in modo che si fidi del tuo giudizio. Due, è un tema di malcostume (che si collega alla famosa battuta: "Diresti mai al tuo dentista come curarti la carie?"). Però, da progettisti, il nostro atteggiamento non dev'essere saccente né arrogante, perché dimostrerebbe l'opposto. Cerchiamo invece di conquistare la fiducia e la giusta reputazione attraverso contributi di valore. Le persone non pensano di poter fare il lavoro dei professionisti di cui si fidano. Pensano di poterlo fare nel caso in cui non si fidano.

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Come si diventa bravi nel proprio lavoro?

Si diventa bravi innanzitutto seguendo quello per cui ci si sente coinvolti, a livello viscerale. Lo faccio per avere lo status di designer, vestirmi in modo stravagante ed essere distinto tra la folla? Beh, durerò poco. Se lo faccio perché è quello che mi sprona e mi dà la forza anche per superare giornate di merda, pensando "Domani continuerò", allora va bene. Bisogna proprio pensare un po' a questo: cosa ti muove davvero? Se hai giusti valori alla base, andrai con piacere, se non hai quei valori no.

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Come dovrei presentare il mio lavoro?

Quando sei davanti a qualcuno per un colloquio, l'importante è raccontare una storia sensata e far capire dove hai portato valore. Il portfolio è importante ma, finalizzato a fare uno showreel di quante cose hai fatto, risulta noioso. Bisogna saper progettare il proprio portfolio: non serve mostrare tutto quello che hai fatto ma quello che pensi che possa essere significativo per raccontarti alla persona che hai davanti. Quindi: cosa hai fatto in questo progetto e perché l'hai fatto, in che momento della tua carriera e con chi, cos'è che ti ha insegnato, cos'hai portato al cliente e dove stava il tuo valore, quanto valeva economicamente e quanto tempo hai avuto per realizzarlo. Mi è capitato di avere davanti persone che non sapevano valutare il progetto a cui avevano lavorato... In questo modo non si dà una buona impressione.

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Come si rimane motivati e ispirati?

La motivazione va e viene, è naturale che sia così. Nel senso che se uno è sempre su di giri e super motivato, non sta veramente bene, deve andare da un neurologo. Uno deve sentirsi felice, poi motivato è un'altra cosa. La motivazione è un moto oscillante e va di pari passo con quanto sei focalizzato su quello che ha senso, per te, in quel momento. Ma va e viene, non aver paura se non ti senti motivato. Probabilmente è il momento di distrarti e fare qualcosa di inaspettato, di essere dinamico e guardare altro.

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Dovrei restare in Italia?

In Italia c'è una grande carenza di alfabetizzazione digitale e di competenze. Dall'altra, c'è una grande superbia da parte del "middle management" nel pensare di saper fare le cose. I progettisti servono e servono tanto. Ma fare tutto questo in un clima in cui sei sottopagato e considerato come "carne da cannone", difficilmente ti può rendere felice. Se vuoi rimanere in Italia, lottare per ritagliarsi la propria posizione professionale può essere una parte dell'obiettivo. All'estero hai altri problemi ma fai meno fatica su questi preconcetti culturali.

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Un consiglio per i giovani designer?

Come consiglio riprendo una domanda che ho fatto a volte in alcuni colloqui. Provate a immaginarvi tra 5 anni: vi piacete? quello che state facendo (o pensando di fare) è davvero ciò che volete?

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Photo Credits @ Davide De Martis