Creativi

Siamo creativi, designer, illustratori ma quando apri uno studio diventi anche imprenditore, che è tutta un'altra storia.

Qual è il tuo lavoro?

Lavoro a Torino come Creative Director e Motion Designer in Nerdo, uno studio creativo specializzato in identità visiva, regia e animazione, di cui sono co-fondatore dal 2009.

Cosa significa essere un "creativo"?

Nell'ambito della progettazione essere creativo, per me, è risolvere problemi.

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Cosa succede dopo l'università?

Nel mio particolare caso, quando mi sono laureato, quello della motion graphics in Italia era un mercato che stava nascendo. Quello che avevo studiato era molto generico e quindi ho dovuto imparare tutto da solo (non esisteva ancora YouTube), guardando le cose e cercando di capire come le facevano. È stato un pro e un contro, c'era pochissima gente che lo faceva in Italia, io sapevo cosa volevo fare e ho cercato di impormi sul mercato per farlo nel miglior modo possibile. Quindi ho cominciato a lavorare come freelance, non erano tanti lavori e come tutti ho iniziato a ritenuta d'acconto/contratto a progetto. Però la mia idea è sempre stata comunque di non essere dipendente da nessuno. Una cosa fondamentale da fare prima di aprire uno studio, è fare esperienza. Perché fai network e infatti nel mio caso è servito tanto. Quindi per me, subito dopo gli studi, è fondamentale questo step.

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Come devo scrivere il curriculum?

Come esperienza personale, io un curriculum non l'ho mai fatto, perché nei lavori creativi e soprattutto nell'ambito dell'illustrazione e dell'animazione, per me è più importante vedere quello che sai fare piuttosto che quali studi hai fatto, ecc. Sicuramente il curriculum può darmi un'idea della taratura mentale, perché se uno ha fatto lo IED, o se ha fatto il CSC o altre scuole, capisco qual è l'impronta mentale, però per me è più importante il portfolio che il curriculum.

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Come affronto un colloquio?

A parte essere bravo tecnicamente o avere potenzialità tecniche, devi far trasparire l'entusiasmo che hai, è quello che deve emergere. Poi una cosa che guardo tanto è l'apertura mentale: non farsi spaventare dai problemi, cercare di risolverli anche in autonomia. È un aspetto che facciamo fatica a trovare, quindi lo apprezzo particolarmente. Consiglio: è assolutamente importante conoscere l'interlocutore e la realtà per la quale ti stai presentando. Se arrivi preparato vuol dire che ti sei interessato, hai fatto ricerca e trovi argomenti su cui discutere.

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Quanto conta il voto di laurea?

Non penso che il voto di laurea sia importante, non è una cosa che guardo in un candidato. Se mai dovessi leggere un curriculum piuttosto che guardare un portfolio, il voto potrebbe darmi un'indicazione generale. Per me non è fondamentale, ma sicuramente un buon voto può aiutare.

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È importante l'esperienza in una grande azienda?

Qualsiasi esperienza è importante, che sia positiva o negativa. Nelle grandi aziende è importante a livello di network, perché conosci tante persone. Dipende molto dal tipo di agenzia, in alcune c'è il rischio di essere schiacciato da un sistema un po' troppo gerarchico e di essere solo una piccola pedina, senza essere attivo nel processo. In generale ciò che è importante è avere uno scambio reciproco, con i tuoi capi e anche con i tuoi stessi colleghi.

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Il "posto fisso" è passato di moda?

Io devo ancora capire cos'è che non va nel posto fisso... Però forse nel nostro ambiente non è tanto che non vuoi fare il dipendente, è più che magari hai mire più autoriali e artistiche. Il grosso scoglio dell'animazione e illustrazione è quello, perché magari vorresti mantenere una tua personalità e non essere schiacciato da un ambiente che, per quanto creativo o bello sia, magari poi ti limita un po'.

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Posso lavorare le classiche 8 ore?

Da noi le 8 ore lavorative sono realtà. Come soci fondatori, all'inizio lavoravamo tante ore al giorno. Non dico che sia necessario, ma quando inizi ti permette di avere quella marcia in più sugli altri, perché impari molto di più, molte più cose, sei super entusiasta di fare e di mostrare al mondo cosa sei capace di fare. Poi, arrivato a una certa esperienza lavorativa, diventa l'eccezione. Da noi è rarissimo e, soprattutto, non lo chiediamo quasi mai ai nostri dipendenti. Lo facciamo quando è necessario e lo chiediamo agli altri se hanno toppato o – ricordandoci sempre che non salviamo vite – se c'è un'emergenza effettiva. Adesso stiamo cercando di non imporre nemmeno l'obbligo delle 8 ore. Magari hai meno da fare, puoi lavorare a casa o prendere mezza giornata libera. L'importante è che segui la consegna e che, se il progetto richiede di lavorare di più, lo fai.

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Cosa si aspetta da me il capo?

Il capo si aspetta ragionevolezza, cioè che tu capisca cos'è importante per il progetto. Se il cliente o il tuo responsabile ti chiede una cosa, perché per quel progetto è la cosa giusta da fare, anche se magari non è la cosa che piace a te, devi essere ragionevole e comprenderlo. Devi capire quando è il momento di sostenere una soluzione diversa che reputi migliore per il progetto e soprattutto devi saperlo dimostrare, in modo costruttivo, senza impuntarti per partito preso. Poi quello che apprezzo è l'autonomia, quando una persona non viene da me ogni due secondi per chiedermi cosa deve fare, cosa non deve fare, ma autonomamente riesce a capire e a gestire il progetto. È importante che il team riesca a organizzarsi anche in maniera indipendente, senza che ci sia una supervisione costante al 100%.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Non bisogna spaventarsi della partita IVA, perché come si apre, si chiude facilmente. Al di là di alcune rotture e spese burocratiche, sostanzialmente se non hai fatturato non paghi niente, e male che vada la puoi chiudere. Io l'ho avuta prima di aprire lo studio e avere la partita IVA mi dava molta flessibilità, perché al contrario avere una società è un matrimonio, con tutti i suoi pro e contro. Gli step che ho fatto (non è che li consiglio per forza) sono stati prima internship, poi partita IVA e poi creare la società. La partita IVA non è il male assoluto, è molto difficile perché devi saperti vendere bene però dà anche belle soddisfazioni.

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Voglio mettermi in proprio: da dove inizio?

Se vuoi metterti in proprio, consiglio di non farlo subito dopo la scuola, perché rischi di rimanere chiuso nella tua bolla. L'ho visto con miei ex compagni di scuola, che l'hanno fatto subito e poi hanno chiuso – ci sono certo eccezioni, non c'è niente di giusto e sbagliato, però non lo consiglierei. Sicuramente prima di iniziare una tua attività devi avere un network di contatti abbastanza forte e un portfolio che ti soddisfi pienamente (meglio poco ma buono). Siamo creativi/designer/animatori ma quando apri uno studio diventi anche imprenditore, che è tutta un'altra storia. Devi essere molto pragmatico e sapere dove vuoi andare, quanto vuoi crescere. Devi iniziare a ragionare su dove indirizzare il tuo business, quali sono i tuoi prospect clients, dove cercare nuovi clienti, dove investire. Cosa faccio: mi prendo lo studio figo perché sono un designer e voglio avere lo studio figo oppure investo quei soldi in dipendenti, o ancora in viaggi per andare a fare delle presentazioni a possibili clienti/agenzie? Essere bravi nel lavoro "creativo" quando apri uno studio serve tanto, perché dà visibilità, però poi riuscire a mantenere i contatti e vendere è tutto un altro lavoro. Quindi se ti accorgi di non essere in grado, magari lo fai fare a qualcuno più bravo di te in questo. Perciò se apri una società, mettiti con qualcuno che sia portato per questo aspetto.

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Lavorare da casa è una buona idea?

Non consiglio di lavorare da casa, più che altro rischi veramente di non avere più orari. Andare a lavorare in un posto che non è casa tua ti permette di avere una distinzione tra vita privata e lavoro. All'inizio per risparmiare può andare bene, poi dipende molto anche dalla mentalità della persona. C'è chi riesce a farlo in modo molto virtuoso, altri no ed è un disastro – cioè non escono di casa per settimane, vivono in pigiama e hanno orari sballatissimi. All'inizio può andare bene però non lo consiglio come modo di vivere continuativo.

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Meglio soli... o ben accompagnati?

Un socio è fondamentale – uno o più soci. Ognuno con le proprie differenze, capita magari di fare anche tante litigate, non si sarà mai d'accordo su alcune cose e più si va avanti, più è difficile, però è quello che riesce a spronarti. È un equilibrio, ci si motiva sempre uno con l'altro, poi magari uno ha torno e l'altro ragione ma un modo si trova sempre. Direi che è importante non essere da soli.

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Dovrei lavorare gratis?

Adesso noi, come studio, abbiamo un progetto personale all'anno, che ci permette di sperimentare, fare cose che ci piacciono, e quindi di investire del nostro denaro in quello. Lavori gratis non ne ho mai fatti, se non pro bono. Per qualcosa che ne vale la pena, che sia socialmente utile, allora lì sì. Conveniente piuttosto farsi pagare poco anziché non farsi pagare, perché dà comunque un limite a quello che puoi andare a fare, altrimenti è un casino. Riguardo alla questione della visibilità, quando te lo dicono, io direi già di no. Poi sei tu che devi valutarlo. Ma se te lo dicono già così a priori, dovresti dire di no per principio.

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Dare un prezzo alla creatività si può e si deve fare. Non c'è una regola precisa ma è importante dare un valore al proprio tempo. Spesso le persone non lo capiscono, dato che abbiamo un lavoro bellissimo che ci piace tantissimo sembra sempre che ci facciano un favore a pagarci. Però il nostro tempo vale eccome. Quanto, lo devi un po' valutare in base all'esperienza che hai. Più hai know-how, più puoi venderlo. A ore è un po' difficile, però può servirti a fare dei calcoli. Noi generalmente quando facciamo dei preventivi ragioniamo a forza uomo a giornata, poi magari si fa un forfait. Quando sei libero professionista e sei solo tu è più facile, perché ti puoi porre la domanda: Ok, io al mese, per avere una vita decente, quanto devo prendere?.

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Come parlo di soldi con il cliente?

Parlare di soldi con il cliente: questa è una cosa che, dopo 14 anni che lavoro in questo ambiente e 10 anni che ho una società abbastanza conosciuta, continua ad essere un problema. Qualunque tuo interlocutore ha chiarissimo in mente quanto vuole spendere ma non te lo dirà mai, perché spera sempre che tu gli dica di meno rispetto a quello che ha in mente. Ogni tanto capita di avere il cliente o l'agenzia illuminata che te lo dice subito, ma sono veramente rari casi. Il consiglio che do è di provare a chiedere sempre al cliente se ha un budget in mente. Se poi vedi che c'è un muro provi a dare un range, facendo capire che se ha da investire meno, non potrà ottenere proprio lo stesso risultato ma la soluzione, insieme, la si trova. Mai chiudere le porte, l'importante è non svalutare il tuo lavoro. Quindi se c'è meno budget, dire: "Ok lavoriamo insieme, ti farò qualcosa che comunque sarà bello ma non sarà questo risultato qui, perché questo ti costerebbe così". È un equilibrio molto, molto difficile da ottenere.

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Come devo parlare con il cliente?

Molte volte con il cliente si parla al telefono e si prendono accordi a voce che non sono scritti, e lì succedono i casini. Io richiedo sempre un recap scritto di quello che abbiamo detto. Parlare con il cliente: dipende sempre dall'interlocutore, però una cosa su cui lavorare tanto è mai creare problemi dove non ci sono. Magari il cliente sta dicendo delle cagate assurde, ma quello che conviene sempre fare è dire: "Sì ok, fammi controllare un attimo se si può fare", e poi dici, "Ok forse questa cosa così non riusciamo a farla con questi tempi/questo budget, però possiamo fare così..." Mai trovare solo problemi ma cercare sempre soluzioni. Questo è molto apprezzato dal cliente. Poi ogni tanto serve dare un taglio netto, perché poi se ne approfittano. Però soprattutto se è un cliente nuovo, con cui non hai ancora lavorato, con il quale dovete ancora conoscervi, essere negativi non serve a molto.

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Il cliente ha sempre ragione?

Il cliente non ha sempre ragione, però è ovvio che è una cosa soggettiva. È un po' un dare e un avere. Alle richieste ragionevoli del cliente si può dire di sì tranquillamente, per le richieste completamente sbagliate puoi provare a dire che non funzionano, se si impuntano piuttosto glielo fai vedere che non funziona e se sono un po' illuminati lo capiscono. Non bisogna comunque mai affezionarsi a un progetto perché non è tuo ma deve rappresentare il cliente. Bisogna avere un pochino di malizia e riuscire a cedere su cose che non sminuiscano completamente il lavoro. Certe volte ci sono clienti impossibili che lo rovinano, però dopo due o tre volte che magari ci combatto, dico ok va bene te lo faccio così. Poi quando lo pubblico faccio una director's cut di come ce l'avevo in mente. Se il lavoro che esce dal cliente è come lo vorrei anch'io sarebbe meglio, però non succede sempre.

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Quanto è importante il percorso di studi?

Credo sia importante seguire un percorso di studi. Non sono particolarmente contento del mio, ma mi ha insegnato comunque qualcosa. Ho fatto lo IED, Digital and Virtual Design. Come corso era "tutto e niente", e quindi a livello tecnico mi ha insegnato pochissimo ma questa infarinatura generale mi ha fatto capire cosa volevo fare e mi ha dato quell'abilità mentale di cercare soluzioni ovunque. Mentre facevo le cose per la scuola, imparavo da solo ciò che mi interessava approfondire. Al tempo YouTube era ancora all'inizio e non c'erano i tutorial. Adesso ce ne sono tantissimi, ed è una cosa incredibile, bellissima secondo me, questa democratizzazione della cultura e della tecnica. Anche se questo ha fatto un po' impigrire le persone, che a volte non sono più capaci di cercare la soluzione. Trovo che i giovanissimi siano nativi digitali che però faticano a guardare il problema da un altro lato, secondo altre prospettive. Oggi, se tornassi indietro, probabilmente andrei a studiare all'estero (in Francia ad esempio, dove ci sono le migliori scuole di animazione, o anche in America, dove però costano tantissimo). Ma non mi pento del percorso che ho fatto e che mi ha portato dove sono, lì ho conosciuto i soci con cui ho fondato lo studio.

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Devo essere un mago dei programmi?

Saper usare i software è importante ma soprattutto è importante avere la mentalità di non essere spaventati di imparare un software nuovo. La curiosità di voler imparare cose nuove. Sul nostro Instagram molto spesso 10 commenti su 20 sono: "Che software usate?", e io rispondo, "Paint". Perché non è importante il software che usi, è importante saperlo usare bene. Il software è solo uno strumento, è la testa la cosa importante. Sia per avere la capacità di immaginarsi e creare le cose, sia per capire come far funzionare il software.

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Posso essere un designer anche se non so disegnare?

Dipende in quale ambito lavori, però se lavori nel design non è fondamentale saper disegnare. È l'occhio che fa tanto, saper catturare il senso dell'equilibrio, l'armonia, avere cultura. Nel campo dell'illustrazione sì ovviamente, è importante saper disegnare. Gli animatori invece non sono per forza dei bravi illustratori. Personalmente quello che cerchiamo noi sono quelle figure ibride che sappiano anche illustrare. Ci sono però animatori molto bravi che quando gli chiedi di fare una tavola di illustrazione o di stile, fanno un po' più fatica.

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Dovrei specializzarmi o sapere di tutto un po'?

Dipende molto da come sei fatto tu, dal mercato in cui sei, e soprattutto dove ti vuoi collocare. Se vuoi essere dipendente in un'agenzia grande (ad esempio nel mercato anglosassone), in uno studio di post produzione, effetti visivi, animazione: specializzati. Perché è ciò che è richiesto, di essere un maestro a fare quello. In generale invece, nel mercato italiano, una cosa molto apprezzata è cavarsela in qualsiasi situazione. Specializzarsi in un ramo, ma quel ramo conoscerlo molto bene nelle varie sfaccettature. Sono due strade ugualmente valide, devi capire il mercato in cui ti trovi, il Paese in cui ti trovi, e agire di conseguenza.

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Come si diventa bravi nel proprio lavoro?

Noi facciamo un progetto personale all'anno. Quando ero freelance ogni volta che avevo un momento libero sperimentavo, per imparare nuove tecniche. Lo sperimentare è essenziale. Provare cose nuove in continuazione. Tanto di momenti morti, quando sei freelance, ce ne sono. Quando sei dipendente è un pochino più difficile, devi aver fortuna di essere in una struttura dove ti permettono di sperimentare e dedicare uno spazio a quello. Noi ad esempio diciamo sempre ai nostri dipendenti di dirci se vogliono fare dei corsi, che se servono allo studio li paghiamo ben volentieri.

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Come faccio a fare networking?

Come freelance è un po' più semplice fare networking, come studio più strutturato, meno. Credo che instaurare un rapporto persona-persona sia molto, molto importante. Andare a festival dove ci sono speaker è utile. Qui a Torino l'ambiente è davvero molto bello, ci conosciamo praticamente tutti; però molto spesso sono solo pacche sulle spalle, non c'è forse grande propensione al business.

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Come si trovano i clienti?

All'inizio quando sono uscito dalla scuola ho pubblicato online i miei lavori e ho continuato a fare lavori personali che mi permettessero di avere un portfolio sempre più ricco, e ben fatto. Ho iniziato a lavorare come freelance in vari posti e a poco a poco, per fortuna, ho lavorato su progetti per clienti grossi. Se lavori bene, fai prodotti ben fatti che vengono pubblicati e raccontati bene, molto probabilmente avranno un eco sia nel mercato del cliente sia nel tuo. È molto importante ottenere features su Behance o Staff Picks su Vimeo, perché aiutano ad aumentare la tua visibilità. È importante che anche il piccolino ti veda, perché poi magari lui lavora in agenzia, lo fa vedere al creative director, ecc. Però effettivamente è un po' vivere aspettando, è molto importante ma non hai la certezza che arrivino i lavori. Un altro modo è partecipare a eventi, girare negli ambienti affini (ad esempio il Festival OFF a Barcellona, il DDD a Milano, i Graphic Days a Torino). Se sei in una città nuova e ci sono degli studi che ti piacciono molto, contattali e vai a trovarli – prendi mi raccomando sempre appuntamento, mai presentarsi all'improvviso – conoscili e non si sa mai che possano nascere delle cose.

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Come dovrei presentare il mio lavoro?

Per presentare al meglio il proprio lavoro è importante curare tutti i canali, non bastano solo i social ma è importante avere il sito web. Noi abbiamo poche visite sul sito ma credo che comunque contribuisca a dare credibilità e una professionalità più alta, è il luogo in cui ad esempio approfondiamo i casi studio. Il sito è proprio casa tua, tutto il resto è una vetrina – Instagram per il nostro tipo di contenuto è molto funzionale, Facebook decisamente meno, è utile giusto per qualche news e curiosità.

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Come sentirmi soddisfatto dei miei risultati?

Partiamo dal presupposto che ci sarà sempre qualcuno più bravo di te nel mondo – e che la perfezione non è di questo mondo. È importante avere la marcia in più e cercare di essere perfezionisti, ma non troppo! Dev'essere un equilibrio, devi essere spronato a fare sempre meglio però sapere quando mollare un po' la presa. La perfezione non esiste, probabilmente non sarai mai pienamente contento di quello che fai e magari non pubblicheresti mai nulla... Ma dopo un po' devi chiederti: "Ha la sua dignità questo progetto? Funziona? Il cliente è contento? Io, in fin dei conti, sono soddisfatto? Si può fare di meglio? Sì, lo farò nel prossimo progetto".

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Come risollevarsi da un fallimento?

Il fallimento fa sempre esperienza, succede di sbagliare. Incazzarsi non serve a nulla, è importante cercare di capire dove ho sbagliato, senza farsi abbattere. Se lavori in un team e ti abbatti, distruggi il morale degli altri. La mia filosofia adesso è cercare di non essere troppo influenzato da questa cosa, cerco di capire con il cliente cosa non è andato bene: avere un feedback esterno può aiutarti a capire dove hai sbagliato e a non rifare più lo stesso errore.

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Come si rimane motivati e ispirati?

Internet è sicuramente una grande fonte di ispirazione, ma siamo ormai esageratamente bombardati da una quantità incredibile di informazioni visive. Il problema che vedo è che si è tanto ispirati, costantemente, ma ciò ha portato a un appiattimento in quello che si vede. Nel senso che parte un trend e viene seguito a macchia d'olio, e vedi solo più quello. È assolutamente importante tenersi aggiornati su cosa sta succedendo ma è fondamentale cercare di capire anche quello che non ti piace. Osservare quindi qualsiasi cosa succeda sui social in modo critico e soprattutto distaccato, ma non basarsi solo su quello. Sembra banale dirlo e non è neanche facile farlo, ma fare esperienze è fondamentale: viaggiare, vedere musei e mostre, partecipare a festival dove conosci e parli con persone, leggere, andare ai concerti o al parco. Appassionarsi a cose che non c'entrano nulla con quello che fai. Ad esempio a me piace l'astrofisica e la fisica, ci capisco probabilmente un decimo ma leggo cazzate su questo tema perché mi affascina, come tante altre cose. Cerco di farmi incuriosire da qualsiasi cosa e può portare a niente come, magari, può portarti a uno spunto per un'idea, una storia, chissà che cosa.

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Come sopravvivere a una deadline?

Le deadline sono importanti ma bisogna sempre ricordarsi che non salviamo vite quindi non muore nessuno. Certo, è importante rispettarle, soprattutto con il cliente, perché se non lo fai rischi magari di non lavorarci più. L'importante è valutare all'inizio quello che puoi realmente fare. Ok l'urgenza, lo vuoi in poco tempo, benissimo: ho bisogno di dieci persone in più e quindi ti costa questo. Vuoi spendere meno? Te lo do tra due settimane. Piuttosto che fare male un lavoro per il poco tempo a disposizione è meglio dire di no, mantenendo però aperta la porta con il cliente.

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Dovrei restare in Italia?

Come studio siamo riconosciuti a livello mondiale, lavoriamo tanto per l'estero e stare qui in Italia è effettivamente un handicap per noi. Però siamo veramente felici di quello che siamo riusciti a costruire qui. Ovvio se fossimo in Germania, o a New York, forse sarebbe tutto più semplice. Però la scelta che abbiamo fatto è di star qui, per adesso. Personalmente l'Italia non l'abbandonerei mai, magari aprirei una seconda sede all'estero. Come freelance consiglierei di fare assolutamente un'esperienza fuori, io l'ho fatta e serve tantissimo. Come studio abbiamo deciso di stare in Italia e soprattutto a Torino perché è una città a cui siamo particolarmente affezionati e dove stiamo molto bene. È vero che, lavorativamente parlando, altre città porterebbero ad altro, però quanta serenità porterebbero effettivamente a noi stessi? È una questione di equilibri. Io spero sempre che un giorno si riesca a lavorare più serenamente anche in Italia, noi siamo a Torino da 10 anni proprio per questo, perché ci crediamo.

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Un consiglio per i giovani designer?

Consiglio banalissimo? Siate curiosi.

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