Creativi

Se mi chiedono che lavoro faccio, dico che sono un designer e non un creativo. Ma la parte di creatività, nel mio lavoro, è importantissima.

Qual è il tuo lavoro?

Per descrivere il mio lavoro dico sempre che sono designer, un progettista. Il mondo del Design è molto ampio e ci sono tantissime specializzazioni, ma da qualche anno ho scelto di rispondere così a questa domanda perché penso che il tipo di approccio e il metodo alla base sia sempre lo stesso. Attualmente vivo a Torino e lavoro come designer dal 2004.

Cosa significa essere un "creativo"?

Per tanti anni, all'inizio del mio percorso professionale, non mi sentivo un "creativo" e non mi definivo così. Con il passare del tempo ho preso coscienza di quanto la creatività sia incredibilmente presente in tutto il processo di progettazione. Credo però che dire "sono un creativo" assuma valenze diverse in base alle persone con cui parli. Quindi se mi chiedono che lavoro faccio, dico che sono un designer e non un creativo. Ma la parte di creatività, nel mio lavoro, è importantissima.

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Quanto conta il voto di laurea?

Personalmente il voto di laurea non l'ho mai preso in considerazione, per quanto mi riguarda non è neanche importante fare un corso di laurea. Se una persona ha voglia di investire tempo ed energia, voglia di sbattersi e mettersi in gioco per apprendere da autodidatta questo mestiere, probabilmente avrà queste energie anche nel lavoro. Ed è quello che conta.

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Posso lavorare le classiche 8 ore?

Adesso io lavoro 8 ore. Non è sempre stato così, è una cosa che faccio relativamente da poco, da circa 3-4 anni. A un certo punto mi sono sforzato di farlo e poi è diventato naturale. Ora credo che se ci si mette più di quel tempo lì (8 ore al giorno), vuol dire che si è stimato male l'effort e c'è stato qualche problema di valutazione iniziale. Credo inoltre che tutto il tempo che si passa fuori da lavoro, se è tempo ben impiegato in cui si stimola la testa in maniera intelligente – stando nella natura, andando a vedere mostre, parlando con amici o andando ai concerti – sia tempo utilissimo anche per il lavoro. Tutte le informazioni che si acquisiscono sono informazioni che poi spesso tornano utili il giorno dopo: non è tempo rubato al lavoro.

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Cosa si aspetta da me il team?

Nei collaboratori, la cosa fondamentale per me è la fiducia reciproca, quando una persona ti dice: "Sì lo faccio", e poi effettivamente l'ha fatto. Visto che nel lavoro ci sono tanti imprevisti, tanti momenti in cui le cose non vanno proprio come te l'eri immaginate, lavorare con persone su cui puoi contare è uno dei valori principali. L'essere affidabili è una cosa importantissima.

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Cosa si aspetta da me il capo?

Innanzitutto credo che, come dipendenti, sia indispensabile scegliersi dei bravi capi. Ci sono capi che sono teste di cazzo, e le teste di cazzo vanno sempre evitate. Certe persone non hanno stima dei propri dipendenti, non li fanno crescere e non hanno rispetto del lavoro altrui. Questi sono cattivi capi e cattive persone: io non voglio lavorarci, e se puoi non lavorarci nemmeno tu. Detto questo, sicuramente è importantissimo assumersi le proprie responsabilità, farsi avanti per dire: "Ok, questa responsabilità me la prendo io", ed essere pro-attivi nel farlo. Una cosa da non fare è invece tenersi le cose dentro: se alcuni atteggiamenti non ti convincono, dillo, trova il modo di creare momenti in cui possiate parlarne.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Dipende da persona a persona. Ci sono persone che con la partita IVA non ci sanno fare e altre che il posto fisso non lo vogliono proprio avere. La partita IVA conviene aprirla quando hai già un giro di clienti, per averlo vuoi dire che devi sbatterti. Un casino. Quindi, se non sai dove andare a parare, se non hai clienti e non intendi trovarli, non aprire la partita IVA sperando che poi arrivi qualcosa. Non ha senso. Se invece ti sei sbattuto, hai collaborato con un tizio, hai trovato un cugino che ti ha dato un lavoro che poi ti ha presentato a un altro e quindi sei entrato in un giro per cui con i 5 mila euro di ritenuta d'acconto non ci stai più dentro e prevedi di fare un salto... allora apri partita IVA. È così, è normale. Se devi fare della strada, compri la bici, poi ti accorgi che devi fare più strada, allora dovrai comprare la macchina.

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Dovrei lavorare gratis?

Si possono accettare lavori poco retribuiti se presentano magari altri tipi di vantaggi. Nel corso del tempo mi sono fatto questa idea, un progetto deve avere almeno una di queste tre caratteristiche. 1) Soldi – quindi paga, bene. 2) Portfoliabile – dà la possibilità di mettere in portfolio un progetto che apre una prospettiva di business futuro, quindi di fatto è un investimento. 3) Contatti – mi mette in contatto con persone che potranno aprire nuovi canali di business. Quando si lavora come freelance, fare i fighetti e dire: "Io non lavoro mai gratis", è un po' rischioso, perché un conto è lavorare gratis, un conto è fare un investimento. Ok, non dovete lavorare gratis nel caso in cui ti dicono (classico discorso): "Senti fammi questo lavoro, è gratis però ti pago in visibilità". Però ci sono casi in cui si può dire: "Quel lavoro mi interessa perché, se non vengo pagato, in realtà ho più libertà e posso farlo come mi pare perché non mi stai pagando". Tante cose le ho fatte così, pagato anche poco, perché mi interessava quel tipo di progetto o studiare un certo tipo di cosa, per mettere in portfolio un'esperienza che mi ha aperto altre strade. Bisogna differenziare il lavorare gratis dal fare un investimento.

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Quello che ho sempre cercato di fare è farmi pagare a ore. Poi piuttosto, in base al progetto, di fare una stima rispetto a quanto potevo metterci in relazione al problema che mi stavano presentando. La cosa bella è che man mano si diventa sempre più bravi e più veloci a trovare le soluzioni giuste e quindi si può aumentare il prezzo. Questo serve a prendere progetti sempre più prestigiosi, perché nel tempo, se continuo ad avere prezzi bassi, entro in concorrenza con ragazzi che hanno appena iniziato a lavorare e non ha senso, c'è lavoro per tutti, si può collaborare.

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Il cliente ha sempre ragione?

È molto faticoso e oneroso, ma ci si guadagna molto: il cliente va formato. Nel senso che va reso consapevole di tutto quello che comporta il nostro lavoro. Va reso partecipe dei processi che si fanno e del come si prende una decisione. Un cliente educato tende a rendersi conto che le decisioni vengono prese in un certo modo per un motivo. Quando un cliente vuole avere sempre ragione vuol dire che non ha la minima idea della tua professionalità e io con questi clienti preferisco non lavorarci. Però se i clienti non rispettano la professionalità potrebbe essere che anche noi ci siamo posti nel modo sbagliato. Magari giocando solo sul prezzo, abbassandolo molto, o ponendoci in modo da fargli pensare di essere suoi schiavi che fanno tutto quello che lui vuole, perché lui ha i soldi. Che è vero, lui ha i soldi e il nostro compito è aiutarlo a spenderli nel modo migliore.

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Quanto è importante il percorso di studi?

Il percorso di studi non è importantissimo, importante è avere le competenze per fare il lavoro che si sta facendo. Non è detto che l'università te le dia, certe competenze, soprattutto in ambiti "creativi". Esistono università che ti preparano molto bene, università che ti preparano più o meno bene, ma anche percorsi che uno può fare autonomamente. È ovvio che avere dei professori che lavorano e che ti sanno indirizzare è importante, ma ormai la formazione si trova dappertutto, ci sono mille corsi e università online e tantissimi tutorial su YouTube. Alcune competenze pratiche si acquisiscono anche senza fare l'università. Poi è chiaro che averla fatta dà un vantaggio, perché mi permette di entrare in contatto con professionisti che già lavorano... Però non direi che è indispensabile.

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Un consiglio per i giovani designer?

Sei veramente sicuro di voler fare il designer? :) È veramente importante conoscerti e capire se davvero hai l'attitudine, la volontà e la curiosità per farlo. Detto questo, si può essere designer a tanti livelli e in tante aree diverse, per clienti completamente diversi. C'è bisogno di tutti i tipi di designer e ognuno può trovare il proprio spazio. L'importante è essere convinti di quel tipo di approccio progettuale, averlo capito, assimilato e condiviso.

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