Creativi

Finiti gli studi, non aspettate che il mondo lavorativo vi venga a pescare. Createvi la vostra strada. Fate, fate, fate.

Qual è il tuo lavoro?

Sono nata a Bergamo ma vivo a Torino, sono una libera professionista nell'ambito dell'organizzazione e della gestione di eventi.

Come affronto un colloquio?

A un colloquio è importante come ci si veste. Non esiste un outfit fisso che vada bene per tutto ma conviene studiare l'ambiente dove si va e rispettare il livello di formalità richiesto. Dopodiché mai utilizzare colori troppo vivaci, soprattutto il rosso o l'arancione, è sempre meglio comunicare una certa serenità. Anche per quegli incarichi che richiedono di essere "frizzanti", sempre comunicare serenità. Quindi colori neutri, azzurri chiari, blu, verdi. Altra cosa molto importante è evitare di gesticolare eccessivamente e non comunicare "chiusura" con la prossemica: non incrociare le braccia, non tenere le mani sui polsi, non continuare a toccarsi i capelli, non incrociare le gambe... semplicemente dimostrare apertura e serenità, con un bel sorriso.

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È importante l'esperienza in una grande azienda?

Nel settore creativo penso che non sia così necessario aver fatto esperienza in una grande azienda. Se c'è qualcuno che può permettersi di pensare a itinerari lavorativi diversi da quelli tradizionali che ci vengono "inculcati" – la gavetta, la struttura della grande azienda, il contratto standard – è proprio chi ha scelto un mestiere creativo, di qualunque tipo. In generale la gavetta serve, però dipende da come ti va la vita, perché se ti viene un'idea geniale, fondi una tua azienda e sei abbastanza in gamba da strutturarla, non aver fatto la gavetta non è una cosa che ti preclude di poter avere successo. Però dovrà essere tuo compito consultarti con persone che hanno fatto esperienza e possono darti informazioni utili a costruirti il tuo percorso.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Io non vedevo l'ora di aprirla, la partita IVA, però io ho un'alta resistenza al rischio. Va aperta se il bisogno di indipendenza è grande, altrimenti no, perché soccombi alle tasse e ai costi. La partita IVA richiede una grande autogestione e gestione di cassa, perché gli ingressi non sono fissi ma variabili. Se ami l'autonomia – ti prego – apri la partita IVA, perché soffrirai in qualsiasi altro inquadramento. Se invece non fa per te perché non vuoi farti i calcoli da solo non aprirla, perché ne morirai. La partita IVA significa avere a che fare con l'Agenzia delle Entrate e con i commercialisti, e ciascuno ti dirà una cosa diversa. Dovrai essere indipendente per decidere cosa fare, quindi se ti va bene l'autonomia, falla. Altrimenti no.

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Voglio mettermi in proprio: da dove inizio?

Per iniziare una nuova attività ti serve un'idea, prima di tutto: in termini tecnici si chiama concept. Senza quello, partendo solo con un desiderio – tipo "Voglio fare il regista" – non vai da nessuna parte, perché è troppo generalizzato e non è specifico. Soprattutto se vuoi aprire un'attività, ti serve una missione, cioè cosa vuoi fare nello specifico. Quando hai un concept, così ben formato che quasi ti viene il titolo della tua attività, allora puoi pensare a come agire. La progettazione avviene dopo che hai avuto un'idea, che appunto dev'essere specifica, altrimenti è un desiderio (e se è un desiderio, non è un'attività). Nel momento in cui c'è l'idea inizi con lo studio della fattibilità: questo è il momento di consultare tutta una serie di esperti, di leggere e informarti per arrivare a un piano di business. Soprattutto – lo dico perché ho visto che pochi lo fanno – è molto importante consultare diverse persone su tematiche specifiche: parlare con più di un commercialista, più di un consulente del lavoro, più di un notaio.

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Se mi metto in proprio devo rinunciare al weekend?

Questa è una domanda difficile per me, perché le mie passioni le faccio diventare lavoro e quindi è difficile, per me, distinguere il tempo libero dal lavoro. Chi fa creatività tende a vivere situazioni "ibride"... Ad esempio una mia passione è la montagna, però mi accorgo che mentre cammino penso anche al lavoro! Quindi insomma, ognuno deve trovare qual è la propria misura in questo. Posso dire che nell'ibrido non si soffre particolarmente, perciò si può sopravvivere :)

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Dare un valore alla creatività è di per sé una cosa ambigua, perché "valore" e "creatività" sono termini ambigui. Per il valore del lavoro, puoi basarti su parametri oggettivi (quante ore hai fatto, quanto sbattimento, quanto sei stanco alla fine). Ma il valore della creatività – di una buona idea – è molto più complesso da riscontrare. Parlando del mio ambito, penso ad esempio all'impatto del Jazz Festival, che non si può calcolare solo sul ritorno economico di ospitalità, accomodation e ristoranti, ma anche su cosa è stato dato culturalmente alle persone. Il problema è monetizzare qualcosa di astratto: non si può fare. Perché ci sono valori che non sono monetizzabili, ma non per questo non hanno significato. Anche nel design, l'idea di qualcosa di innovativo – a prescindere da quanto abbia venduto – ha un valore molto più grande. Il contributo alla storia del design, all'estetica attuale... non è monetizzabile ed è giusto che sia così perché lo svaluteremmo. Di conseguenza puoi solo valutare il tuo lavoro basandoti – e questo è un po' triste – sui prezzi della concorrenza. Dopodiché più è personalizzato il tuo servizio, più è originale o di nicchia la tua idea, più puoi alzare il prezzo. Anche questo non è facile capirlo, perché oggi capita che due persone nello stesso momento, in due posti diversi del mondo, partoriscano la stessa idea. Per cui, più facile: nel lavoro di tutti i giorni, basati sulla concorrenza.

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Come devo parlare con il cliente?

Quando si parla con il cliente, la prima cosa è la chiarezza. Che significa, ti spiego quello che ti darò e poi ti devo dare quello che ho detto; se nel frattempo qualcosa cambia, ti devo avvisare. Chiarezza e trasparenza sempre, poi puntualità e non disilludere promesse e aspettative: in pratica, il profilo dell'onesto. La capacità di anticipare i bisogni, cioè di proporre soluzioni prima che i clienti te lo chiedano, crea tantissima fiducia perché comunica comprensione. Un'altra qualità è ascoltare e leggere tutta una serie di atteggiamenti e gesti paralinguistici – per fare questo, potrebbe giovare a tutti un corso di prossemica o di pragmatica linguistica. Perché molte cose non vengono dette ma in realtà sono molto importanti e ti fanno capire se una persona è a disagio e non vuole fare una cosa o se al contrario è euforica e conviene assecondarla. Cerca di allinearti allo stato d'animo del cliente in quel momento: portare a casa i "sì" significa questo, creare fiducia attraverso la comprensione.

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Come faccio a fare networking?

Anche se adesso si fa tantissimo su web, penso che la rete migliore di relazioni sia quella fatta dal vivo. Per me la rete reale ha funzionato, specialmente aver fatto del lavoro gratis che poi si è trasformato in lavoro retribuito. Perché le persone rimangono abbacinate dal fatto che fai un grande lavoro e hai grandi idee, magari all'inizio gratuite... E poi ti vogliono a lavorare con sé. Soprattutto all'inizio, se lavori tantissimo e butti fuori idee "a prescindere", poi qualcosa raccogli sempre.

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Come dovrei presentare il mio lavoro?

Il portfolio è importantissimo, da allegare al curriculum. Per poterlo preparare bisogna sempre tenere traccia dei propri lavori – che non è una cosa facile. Per me, ad esempio, vuol dire attuare delle strategie durante gli eventi per monitorare i numeri e avere poi dei dati da poter presentare: serve per una questione di verifica dell'evento in sé, ma anche per il portfolio. Il sito bisogna averlo e va trattato come una "vetrina". Attenzione a non metterci troppe informazioni e a inserire, in ogni pagina, una call to action: metti sempre qualcosa (un numero di telefono, l'e-mail) che possa portarti un contatto. Utilizza il web con regolarità, per farti conoscere professionalmente. In generale consiglio di separare la pagina social della propria attività da quella personale. I social network sono gli strumenti principali per farsi conoscere e bisogna saperli utilizzare bene, perché usarli "a sentimento" è una scelta poco efficace. Magari hai tantissimi like e followers, ma questi non ti comprano niente: la notorietà, nell'ambito della libera professione, se non ti porta soldi non è sufficiente. La difficoltà del marketing è trasformare un tuo contatto in un tuo fruitore. Il web può aiutare tanto in questo, ma bisogna avere delle competenze: consultare gli Analytics, capire quali sono le parole chiave e i temi del momento... E poi fondare la comunicazione sulla fotografia (non sottovalutare mai una buona macchina fotografica o un professionista che ti faccia foto) e sui video (brevi, di un minuto, non per forza professionali).

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Come dovrei promuovermi sui social media?

Sui social media, per quanto riguarda la frequenza di pubblicazione, bisogna tenere attiva la pagina in modo tale che dimostri che stai lavorando. Non si può fare un post lunghissimo, una volta al mese: è troppo poco. Dopodiché i contenuti non devono riguardare solo i risultati del tuo lavoro ma devono integrare anche contenuti a latere: retroscena, cose spiritose che ti sono successe, approfondimenti su un artista che ti ha ispirato, ragionamenti su un concetto che stai utilizzando per un lavoro. L'insieme dei contenuti pubblicati sulla pagina deve far conoscere il tuo brand: te stesso come persona e il tuo prodotto. Tutto questo non in maniera monolitica, stile telemarketing Eminflex, ma variegata.

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Come si rimane motivati e ispirati?

La mia strategia per non perdere la motivazione è rivoluzionare tutto. Sono felice in contesti di altissima variabilità e quindi, per me, cerco di creare questo tipo di condizione. Se non si può fare – o se questo non è idoneo alla propria personalità – sicuramente aggiornarsi aiuta, anzi è essenziale, ma dipende anche dai "margini di manovra" che hai nel tuo incarico e da quanto puoi innovare. Credo che la motivazione sul lavoro non riguardi solo l'ambito lavorativo, perché tutti gli aspetti della nostra vita sono integrati tra loro. Se fuori dal lavoro abbiamo problemi e siamo demotivati, è molto probabile che saremo demotivati anche al lavoro. Visto che è molto raro che tutti gli aspetti della vita di una persona siano al top, l'unica cosa da fare è respirare e cercare di separare le soddisfazioni e insoddisfazioni che riguardano il lavoro da quelle che riguardano la sfera privata. Bisogna cercare un po' delle strategie per "auto fregarsi"... Se c'è un momento in cui non sei motivato sul lavoro, perché il lavoro è sempre uguale e a casa non è il massimo, mettiti a fare una terza cosa che non impicci le altre due ma che ti dia un po' di brio.

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Un consiglio per i giovani designer?

Quando esci dall'università, pensi che il mondo sia una scatola di biscotti dove puoi pescare cosa vuoi: "Ho finito, mi sono fatto il mazzo, ora posso pescare". In realtà non è proprio così ma bisogna viverla così. Il consiglio è di non sedersi mai sugli allori, di continuare a nutrire le proprie passioni, non aver paura di cambiare. Soprattutto all'inizio, fate tanto e non aspettate. Non vi rispondono al curriculum? Non si sa bene che fine abbia fatto la vostra richiesta? State aspettando una risposta? Fate qualcosa di vostro nel frattempo, fate in continuazione. In realtà si lavora tanto anche dopo, ma all'inizio è il momento di incamerare lavoro, anche gratuito, il più possibile. Adesso che siete freschi, liberi, con la famiglia alle spalle: ecco, questo è il momento di dare senza ritegno e di fare un sacco di cose. Non aspettate che il mondo lavorativo vi venga a pescare, createvi da soli il vostro lavoro, la vostra strada.

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