Dare un valore alla creatività è di per sé una cosa ambigua, perché "valore" e "creatività" sono termini ambigui. Per il valore del lavoro, puoi basarti su parametri oggettivi (quante ore hai fatto, quanto sbattimento, quanto sei stanco alla fine). Ma il valore della creatività – di una buona idea – è molto più complesso da riscontrare. Parlando del mio ambito, penso ad esempio all'impatto del Jazz Festival, che non si può calcolare solo sul ritorno economico di ospitalità, accomodation e ristoranti, ma anche su cosa è stato dato culturalmente alle persone. Il problema è monetizzare qualcosa di astratto: non si può fare. Perché ci sono valori che non sono monetizzabili, ma non per questo non hanno significato. Anche nel design, l'idea di qualcosa di innovativo – a prescindere da quanto abbia venduto – ha un valore molto più grande. Il contributo alla storia del design, all'estetica attuale... non è monetizzabile ed è giusto che sia così perché lo svaluteremmo. Di conseguenza puoi solo valutare il tuo lavoro basandoti – e questo è un po' triste – sui prezzi della concorrenza. Dopodiché più è personalizzato il tuo servizio, più è originale o di nicchia la tua idea, più puoi alzare il prezzo. Anche questo non è facile capirlo, perché oggi capita che due persone nello stesso momento, in due posti diversi del mondo, partoriscano la stessa idea. Per cui, più facile: nel lavoro di tutti i giorni, basati sulla concorrenza.