Creativi

Non farti travolgere da questo mondo dell'ispirazione costante, da questa continua competitività. Continuare a ricercare "ispirazioni" può portarti a limitare le tue capacità e a non fare mai nulla di nuovo.

Qual è il tuo lavoro?

Sono un progettista grafico e di caratteri tipografici, co-fondatore dello Studio 23.56 e stampatore presso l'Archivio Tipografico a Torino.

Cosa significa essere un "creativo"?

Trovo che spesso la parola "creativo" tenda ad avere un'accezione sminuente, sembra il classico complimento della zia a Natale: "Ma come sei creativo!". Rischia di essere associato immediatamente a un concetto di talento artistico, come se fosse puro istinto. Cerco spesso di sottrarmi a questo tipo di definizione, anche perché il modo in cui sia io che i miei colleghi siamo abituati a progettare è molto pragmatico e tutt’altro che istintivo. Mi piace intendere la creatività in un modo più professionale, nel senso di saper immaginare qualcosa senza averlo ancora realizzato. Inteso in questo modo è ovviamente uno dei tanti tasselli che un progettista deve per forza avere.

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Cosa succede dopo l'università?

Dopo la laurea io, ad esempio, ho cercato lavoro tra i diversi studi di Torino che più stimavo. Uno di questi stava cercando una persona con le mie caratteristiche, ho fatto un colloquio e mi hanno preso quasi subito. A posteriori mi rendo conto di essere stato molto fortunato. Intanto però continuavo a collaborare con Archivio Tipografico tutti i weekend. Continuare i progetti personali dopo gli studi penso sia essenziale ed è quello che definisce la tua vera personalità di progettista.

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Come affronto un colloquio?

Mi rendo conto che non sia facile mostrarsi a proprio agio durante un colloquio, ma la spontaneità paga sempre. Senza rischiare di sembrare esagerati, è importante far percepire quanto sei "preso bene", trovo sia una caratteristica fondamentale nel nostro campo, forse molto più che in altri. Quasi sempre i designer si concentrano unicamente sul portfolio, quando invece in un colloquio capisci e valuti un sacco di altre cose della persona che hai davanti. A proposito del portfolio, che ovviamente è fondamentale, è importante mostrare lavori che siano in linea con ciò che fa lo studio. Mi ricordo che una volta avevo portato una selezione di lavori in base al mio gusto personale e, all'epoca, mi interessavano solo caratteri tipografici e stampe. A fine colloquio mi avevano detto: "Bene Davide, però volevo chiederti una cosa: tu lo sai usare InDesign?". E lì mi sono detto: "Ok, forse devo rivedere un attimo il metodo con cui seleziono i lavori da mettere in portfolio".

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Quanto conta il voto di laurea?

Secondo me il voto di laurea conta quasi zero, se dovessi selezionare qualcuno non mi verrebbe mai in mente di chiederlo. Immagino ci siano invece settori dove diventa più importante, per esempio nelle grandi aziende.

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Il "posto fisso" è passato di moda?

Non credo che il posto fisso stia passando di moda ma sicuramente gli studi indipendenti non possono garantire un contratto simile. A eccezione delle grandi agenzie, credo che nel nostro campo il posto fisso, forse, non sia mai veramente esistito. Se accettare o meno questo tipo di inquadramento dipende da quali sono i tuoi obiettivi. Io per esempio non ambirei mai a un posto fisso perché il tipo di realtà che potrebbe offrirmelo non è quella in cui mi piacerebbe lavorare. Penso anche che bisognerebbe sacrificare molte libertà in cambio di un tale lusso. Allo stesso tempo capisco che un ragazzo veda il posto fisso come un'ambizione di vita e voglia magari lavorare in una grande azienda come grafico interno – che non è assolutamente un lavoro che rinnego. Entrano in ballo una serie di scelte personali, oltre che professionali.

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Cosa si aspetta da me il team?

La cosa più bella di lavorare in team è quando gli altri fanno quello che non ho voglia di fare io :) No dai, a parte gli scherzi, il bello di un team è la sintonia che si genera tra le competenze di ogni elemento. Ad esempio noi, se ci prendessi come singoli freelance, potremmo fare praticamente gli stessi lavori. Però, messi all'interno dello stesso studio, finisce che ognuno si specializza in differenti parti del processo progettuale. Ed è questa secondo me la cosa più interessante di un team, quando puoi avere una persona di riferimento per una parte specifica del progetto, di cui puoi fidarti completamente.

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Cosa si aspetta da me il capo?

Dalle esperienze che ho avuto in passato mi sono reso conto che è molto apprezzato quando hai una tua iniziativa personale, quando cerchi di spingere per una direzione precisa, perché dai dimostrazione che ti interessa quello che stai facendo. Il rischio è sempre che a un certo punto finisci per dire: “Ok, so che lui vuole che io faccia così, quindi glielo faccio esattamente come se lo aspetta". Ma questo atteggiamento fa perdere uno scambio costruttivo e toglie valore al tuo lavoro.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Ora ci sono agevolazioni molto vantaggiose per aprire partita IVA, per vedere se le cose vanno bene puoi andare avanti almeno per un primo anno. Nel momento in cui realizzi che il tuo scopo personale è fare il freelance, ha sempre senso provare. Se poi le cose vanno proprio male, la chiudi. Detto questo non consiglierei di farlo appena uscito dall'università, perché un minimo di esperienza è necessaria. Ci vuole anche l'umiltà di capire che hai ancora un sacco di cose da imparare. Una cosa che pochi considerano è che puoi anche aprire partita IVA mentre lavori part-time in uno studio. Ti dà la possibilità di cominciare a coltivarti tuoi clienti per poi pian piano staccarti dallo studio, se questa è la tua esigenza.

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Per dare un prezzo, la prima domanda da porti è sempre: "Quanto tempo ci metto?". È normale fare anche per lo stesso tipo di lavoro prezzi diversi, perché dipende da quanto tempo ed energie ci investi. La capacità del progettista sta proprio nel saper capire l'esigenza del cliente fin dal primo momento e fare un preventivo adatto alle sue aspettative. Non bisogna mai dare per scontato che il cliente abbia bisogno di tutto il valore progettuale che sai offrire. C'è il cliente che ha bisogno di poca ricerca e grande rapidità esecutiva e c'è il cliente che viene da te perché ha bisogno di una ricerca attenta e apprezza il valore aggiunto che gli puoi apportare. Quantità contro qualità. Sta a te coltivare la tipologia di cliente che più ti si addice.

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Il cliente ha sempre ragione?

Secondo me questa cosa del cliente che ha sempre ragione – e che ti rovina sempre il lavoro – è un po' un cliché da sfatare. Gabriele (mio collega) mi ha insegnato che se il cliente dice una cosa è perché è una sua esigenza. Prima cadevo molto facilmente nell’errore di voler per forza fare qualcosa di esteticamente “figo”, ma il cliente non ha quasi mai questa esigenza. Bisogna saper cogliere i suoi metodi di giudizio, interpretarli e farli propri. La capacità del progettista a quel punto è riuscire a condurre il progetto nel modo migliore, utilizzando la propria estetica e i propri strumenti a favore del cliente. Questo sulla carta, almeno, poi ci sono molti casi limite dove alla fine del progetto l’unica cosa che hai imparato è di non voler più collaborare con quel cliente.

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Posso essere un designer anche se non so disegnare?

Dipende tanto da come progetti, ognuno ha il suo stile e niente è mai essenziale se sai sfruttare bene le tue carte. Io ad esempio faccio abbastanza schifo a disegnare, non sono proprio un modello da seguire. So disegnare le lettere però... Se le lettere valgono, allora sì, sono bravo :)

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Come si diventa bravi nel proprio lavoro?

Si diventa bravi studiando e lavorando, lavorando e studiando. Nel mio caso ho imparato tantissimo dai workshop. Ce n’è stato uno, nello specifico, che ha cambiato totalmente il mio modo di lavorare e probabilmente non sarei andato a fare un master in Type Design se non avessi fatto quel corso. È importante conoscere realtà diverse, gli stimoli più interessanti sono quelli che arrivano mischiando diverse discipline e conoscendo i mondi professionali che entrano in contatto con il tuo. Ricavati una nicchia e impara a conoscerla come le tue tasche.

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Dovrei restare in Italia?

Questo lavoro ti dà la possibilità di lavorare anche per l'estero senza alcuna difficoltà, oggi tutto è possibile: a noi capita di lavorare almeno al 50% per l'estero, forse di più. Detto questo, secondo me lavorare anche a livello locale è importantissimo, perché nel momento in cui ti incontri di persona con il cliente, è subito un'altra cosa. Devo essere sincero, se non avessi trovato un posto come l'Archivio Tipografico, molto probabilmente non sarei più qui. È questo che mi ha trattenuto a Torino e non me ne sono pentito. Ognuno ha le proprie esigenze, non credo che si debba decidere se trasferirsi all'estero o restare in Italia soltanto per lavoro; è una decisione molto personale.

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Un consiglio per i giovani designer?

Il consiglio che do è non rischiare di essere travolti da questo mondo dell'ispirazione costante. Questa cosa del rubare dagli altri è un attimo sfuggita di mano. Ci sta rubare, possibilmente da altre discipline, ma solo se questo ti fa imparare un processo di pensiero, altrimenti diventa un po' fine a se stesso, oltre che disprezzabile. Una volta un mio grande amico mi ha detto: "Nel momento in cui ho smesso di usare Pinterest ho imparato a progettare". Può sembrare stupido ma è verissimo. Tutti questi strumenti ci convincono di non saper trovare una soluzione senza prima guardare come gli altri hanno già risolto il medesimo problema. Continuare a ricercare costantemente stimoli e "ispirazioni" può portarti a limitare le tue capacità. Se mentre apri InDesign cominci a scrollare Instagram... Ti sei già giocato tutto quello che potevi fare e hai dato immediatamente una direzione ai tuoi pensieri. Noi abbiamo ovviato a questo problema costruendo una libreria di referenze che arrivano da un secolo prima: in automatico ti svincoli completamente dai trend attuali e non potrai mai fare una cosa uguale perché avrai un media diverso, un contesto diverso, tecniche diverse.

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