Creativi

La cosa peggiore che possa dirmi un cliente? “Sei tu l'artista”.

Qual è il tuo lavoro?

Ho uno studio di comunicazione visiva a Terni e dal 2009 insieme ad Elena Chiocchia teniamo anche un blog, Design Playground.

Cosa significa essere un "creativo"?

"Creativo" è una parola che non sopporto. Preferisco considerarmi un progettista che cerca di conciliare la razionalità con qualcosa che va oltre. In ogni caso c'è sempre molto di razionale in quello faccio.

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Come devo scrivere il curriculum?

A noi arrivano curricula relativi alla progettazione grafica e incredibilmente li riceviamo senza portfolio 9 volte su 10, nemmeno un link a Behance o altro. Non si può inviare il curriculum di un creativo senza un portfolio. Capisco che sia una norma scrivere il livello della propria conoscenza di Illustrator/InDesign/Photoshop o dell'inglese... Però poi, francamente, quello che guardiamo è ciò che sai fare veramente.

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Soft skills... cioè?

Il lavoro di gruppo è fondamentale e capisco che ormai scriverlo sia diventato una prassi, come se fosse d'obbligo. Una cosa che mi interesserebbe moltissimo leggere su un curriculum è la curiosità, applicata non solo al tuo ambito ma a tutti gli ambiti. Una persona curiosa è una persona aperta mentalmente che troverà soluzioni in fase progettuale. Se non sei curioso, non dico che hai sbagliato lavoro, però insomma... Quasi.

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Cosa si aspetta da me il team?

Apprezzo molto la calma. La serenità. C'è sempre stress, si è sempre sotto pressione: la calma e la razionalità nell'affrontare le problematiche sono preziose. Perché c'è spesso troppo estro in questo settore, che va bene se sai come affrontare le cose. Ma se c'è solo estro fai soltanto casino. La cosa peggiore che possa dirmi un cliente è "Sei tu l'artista". Ecco, se nel mio gruppo di lavoro dovesse esserci qualcuno che si sente orgoglioso di fronte a una frase così, allora addio. Artisti, no.

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Cosa si aspetta da me il capo?

Una cosa che valuto molto è il rispetto del tempo, non il rispetto della scadenza, proprio il rispetto del tempo che impieghi per svolgere un lavoro. L'ottimo è nemico del buono. Non puoi pensare di fare una cosa meravigliosa e metterci tre mesi: non è meravigliosa. Quando lavori in un gruppo e il lavoro degli altri dipende dal tuo, è fondamentale essere in comunicazione e rispettare il tempi, se no crolla tutto.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Il problema è che chi apre partita IVA è inconsapevole di quello che andrà ad affrontare, perché nessuno te lo dice. È un massacro. Quando gli altri hanno la tredicesima, noi paghiamo l'acconto dell'anno successivo. È durissima, non hai le ferie, non hai la malattia... La maternità c'è e non c'è. Devi fare il tuo lavoro principale, che ti occuperà la maggior parte del tempo, e poi diversi altri lavori. Ad esempio sollecitare i pagamenti delle fatture è una costante. Solo facendolo ti accorgerai di quanto tempo devi dedicare a questo per avere il tuo stipendio a fine mese. Quindi è dura... Dopodiché gli aspetti positivi ci sono. Se sei bravo – e devi esserlo molto, per come funziona in Italia – hai una libertà che altri non hanno. Però gli altri sono liberi di avere l'influenza, tu no.

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Dovrei lavorare gratis?

Non si dovrebbe mai lavorare gratis, a parte nei casi dove non c'è scopo di lucro: beneficenza, no-profit o iniziative di interesse sociale. Altrimenti non è giusto, non è una questione venale è proprio una questione di logica... Perché poi dopo è difficile tornare indietro.

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Stabilire correttamente i prezzi è una cosa che diventa più facile con l'esperienza. Bisogna cercare di capire quanta visibilità avrà un lavoro, quanto valore il tuo lavoro aggiunge al progetto e quanto budget c'è da parte del cliente. Non puoi fare lo stesso preventivo a un'azienda grande e a una piccola: fermo restando che la qualità del lavoro e l'impegno dovrebbero essere gli stessi, il tuo lavoro porterà un introito proporzionato alla "dimensione" della committenza.

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Il cliente ha sempre ragione?

Assolutamente no, il cliente non ha sempre ragione, è uno scambio. Per quanto mi riguarda, con i clienti che vogliono avere sempre ragione, il rapporto dura pochissimo. Sono quelli che ti dicono: "Guarda, io ho sempre avuto problemi con i grafici" – e continueranno ad avere problemi, anche con te. Se il cliente mi dà feedback come se fosse un Art Director, tendenzialmente faccio quello che credo sia giusto fare, motivando e giustificando ogni cosa. Se il cliente si rivolge a un professionista, un minimo di fiducia la deve riporre, altrimenti sbaglia lui, non il professionista.

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Come guadagno la fiducia del cliente?

Bisogna ascoltare molto bene il cliente e informarsi su quello che fa. Io non vado mai per la prima volta a parlare con un cliente senza essermi per lo meno letto tutto quello che c'è scritto sul sito internet. Come fai se no a comunicare quello che fa, se non lo conosci? Devi far capire che stai cercando di entrare dentro il suo mondo. La fiducia la conquisti in questo modo.

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Devo essere un mago dei programmi?

Bisogna essere bravi a usare i programmi, questo mi sembra quasi scontato. Sono gli strumenti del nostro lavoro, saperli usare bene serve semplicemente a fare le cose più velocemente. Spesso si ha l'idea che se non mi insegnano i programmi a scuola avrò una lacuna incredibile... Ma a scuola mica possono insegnarti tutto. Io ho fatto lo IED dal '96 al '99, mi hanno insegnato cose che oggi non esistono più – che faccio, smetto di lavorare?! – no, ti aggiorni in autonomia, ormai c'è YouTube che è una miniera d'oro per qualsiasi tipo di tutorial o risorsa.

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Un consiglio per i giovani designer?

Consiglio di essere curiosi e guardare di tutto: è incredibile quello che c'è in giro, la cosa più impensabile può portarti a fare un lavoro anche dopo anni. Tutte le persone che conosco che lavorano bene sono curiose come bambini: hanno sempre quello spirito di stupore e meraviglia nelle piccole cose. Dovresti sempre mantenere questo spirito, se lo perdi, fatti delle domande: è un problema.

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