Creativi

A livello di formazione, l'approccio progettuale è imprescindibile. Tutto il resto in qualche modo si impara con il tempo o seguendo corsi professionali.

Qual è il tuo lavoro?

Mi occupo di Comunicazione e insieme alla mia socia Isabella Reggio sono co-fondatrice a Torino dello studio di grafica Bianco Tangerine. Siamo specializzate in Information Design (infografica), è il nostro approccio, cerchiamo di metterlo in tutti i progetti di comunicazione ed è quello che ci distingue.

Cosa significa essere un "creativo"?

Mi sento una creativa in parte... Non mi piace moltissimo questo termine. Mi sento più una persona che risolve problemi e che "ci mette la testa" per trovare soluzioni creative, partendo da esigenze concrete.

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Cosa succede dopo l'università?

Dopo la laurea ho provato a intraprendere un percorso di dottorato che poi ho abbandonato perché già allora mi piaceva molto di più la parte pratica del nostro lavoro. Quindi ho iniziato da subito a guardarmi in giro per capire che cosa volevo fare. Nel nostro campo c'è un po' una distinzione tra "vado a lavorare da qualcuno" o "mi tiro su le maniche e ci provo". Io ho scelto la seconda strada. Un po' per propensione e un po' perché non volevo stare ferma. Provi a trovare e a crearti dei contatti, da coltivare nel tempo. Per quanto possa essere piccolo, dal primo lavoro ne nascono poi altri, se quello che fai piace e se sei portato per un'attività di questo tipo.

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Come devo scrivere il curriculum?

È importante il portfolio. Il curriculum è obsoleto nel nostro campo, ci dev'essere se te lo chiedono... Ma quello che non può mancare è il portfolio. Il consiglio che do è di selezionare pochi progetti, curati bene, che esprimano le tue potenzialità e attitudini. Non è importante quanti progetti mostri ma è importante che siano rappresentativi. Non bisogna far vedere la quantità ma le capacità.

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Soft skills... cioè?

Nel presentarsi l'importante è mostrare di avere interessi, non dare l'idea di essere una persona statica ma in movimento. Questo naturalmente a patto di esserlo davvero, perché poi nel tempo si vede subito se sei un appassionato oppure no. Quindi, se sei una persona dinamica, racconta cosa ti piace fare e ciò che ti appassiona.

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Come affronto un colloquio?

In un candidato valuto innanzitutto il portfolio e la qualità dei lavori, naturalmente tarandolo in base all'età e all'esperienza. Apprezzo molto quando mi presentano lavori che esprimono anche proprie passioni o interessi personali. Per esempio un progetto personale da cui emergono competenze e discipline trasversali, come l'interesse per la musica o le piante, o qualsiasi altra cosa.

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Quanto conta il voto di laurea?

A livello pratico, il voto di laurea penso che non conti niente; detto questo, è però sempre un bel biglietto da visita. Non nego che se si presenta un 110 e lode, parti con una certa idea e aspettativa... Però non è il punto in più o in meno. È sempre l'impegno che ci metti nelle cose.

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È importante l'esperienza in una grande azienda?

Da un lato, anche a livello personale, l'esperienza in una grande azienda è quello che mi è mancato. E forse sì, può essere importante. Dall'altro lato la grande azienda forse chiude un po', può limitarti e rischiare di farti passare la passione. Può inquadrarti perché fai attività più ripetitive e monotone. Quello che mi sento di consigliare è un'esperienza in un piccolo studio, perché lì sperimenti come funzionano le cose per poi scegliere. Se sei un tipo dinamico, ti piacerà essere stimolato da progetti e sfide diverse ogni giorno, se invece vuoi dedicarti a progetti di lunga durata e ad attività quotidiane più prevedibili, forse preferirai una grande azienda.

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Il "posto fisso" è passato di moda?

Forse da giovanissimo non capisci davvero il valore del "posto fisso", magari lo capisci verso i 30 anni quando cambiano le tue esigenze. Detto questo, nel nostro settore secondo me il posto fisso non esiste e penso che non abbia neanche senso. Anche un posto fisso in una grande agenzia rimane un po' aleatorio, penso che il nostro non sia un tipo di lavoro per cui possa durare per sempre. Nel nostro settore non avrei tutto questo mito del posto fisso... anzi quasi mi spaventa di più. Certo, i vantaggi ci sono, ma per me vince la scelta di lavorare in proprio.

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Cosa si aspetta da me il team?

Ciò che apprezzo di più da un collaboratore è lo stimolo creativo. Per quanto possiamo essere abituati a tirar fuori idee quotidianamente – partendo da esigenze per trovare soluzioni – non siamo macchine. Può esserci un momento di stallo e allora lo stimolo che arriva da un tuo collega ti sblocca, ti aiuta a trovare soluzioni. Il vantaggio di lavorare in team è proprio questo ed è il motivo per cui ho deciso di non lavorare da sola. Lo stimolo è quello che ti fa crescere, il fatto di avere qualcuno nel team con cui confrontarti ti permette di aumentare la qualità di ciò che fai.

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Cosa si aspetta da me il capo?

La prima cosa è l'iniziativa. Riuscire ad essere indipendenti e creativi, cioè riuscire a risolvere una questione in modo autonomo. Non va bene chiedere in continuazione conferma per essere rassicurato, questa forse è la cosa più sbagliata. Allo stesso tempo bisogna arrivare all'obiettivo in modo efficace: quindi se ti accorgi di essere nella direzione sbagliata, allora in quel momento è giusto chiedere un confronto. Purché sia costruttivo. È fondamentale mostrarsi propositivi e far vedere che si ragiona sulle possibili soluzioni.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Partita IVA: io dico, perché no? Non capisco questa grande paura, io non l'ho mai provata. Penso che non debba spaventare, la partita IVA è un passo naturale, una formalizzazione della propria professione. Perché non farlo? Non ne capisco il blocco.

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Voglio mettermi in proprio: da dove inizio?

Se vuoi metterti in proprio la prima cosa, se non lo hai già, è crearti il tuo portfolio online. Perché ti permette di essere visibile, di dire che esisti e far vedere cosa fai. Puoi inviarlo a un cliente, per esempio puoi aggiungerlo in firma all'email. Questo ti permette di creare una rete di contatti e di presentarti, curando il modo in cui lo fai.

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Lavorare da casa è una buona idea?

Lavorare da casa non è una cattiva idea ma dev'essere inteso come un inizio. Non so, i primi sei mesi faccio da casa, non tanto di più, poi cerco di spostarmi anche solo in un coworking (ormai ce ne sono moltissimi). Questo per non far mancare lo stimolo creativo che ricevo stando in contatto con gli altri e guardandomi intorno.

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Se mi metto in proprio devo rinunciare al weekend?

Il nostro lavoro va un po' a fasi, quindi non bisogna preoccuparsi troppo se un weekend lavori, magari quello dopo no. O magari può capitare per un periodo, uno o due mesi. Non dovrebbe essere un problema, se invece diventa un peso forse il lavoro in proprio non fa per te. Personalmente non lo vivo come un grande peso, quello che faccio per me è anche una passione e una scelta. Dall'altro lato bisogna però essere in grado di darsi dei limiti, anche rispetto alle richieste dei clienti, e con il tempo ci si organizza sempre meglio. Non bisogna essere negativi se capita di lavorare nel weekend ma cercare di essere propositivi, affrontare la questione e organizzarsi al meglio.

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Dovrei lavorare gratis?

No. Non è corretto lavorare gratis, così come non si dovrebbe lavorare scaricandosi le licenze dei programmi. All'inizio magari non ci si rende conto di questa cosa, ma a mio avviso è concorrenza sleale, è giocare sporco. Non bisogna lavorare gratis e non bisogna trovare sotterfugi perché non è lungimirante per se stessi né per la propria professione. Diverso è decidere di fare un progetto pro bono per una determinata associazione... ma questo è un altro discorso che non rientra nel "lavorare gratis".

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Il primo parametro è il tempo che ci si impiega, rapportato però al tipo di attività, cioè se si tratta di una parte più esecutiva o progettuale. Si può sbilanciare la quotazione facendosi pagare di più il progetto, la fase iniziale di ideazione, rispetto alla parte più esecutiva, che per esempio riguarda la realizzazione di una serie di declinazioni del progetto. Per la parte esecutiva si può quotare il tempo impiegato secondo una valutazione giornaliera o oraria, a seconda dell'entità del lavoro.

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Come parlo di soldi con il cliente?

Dei soldi è giusto parlarne all'inizio, con un preventivo dove c'è scritto tutto in modo chiaro. Può sembrare forse scontato ma non lo è. Non bisogna vergognarsi di parlare di soldi: si sta vendendo la propria competenza ed è giusto farlo attraverso modalità chiare e limpide.

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Dovrei far firmare un contratto al cliente?

È importante farsi firmare un preventivo. Non è da vedere come una cosa negativa, anzi dimostra serietà. Perché da un lato mette il cliente nelle condizioni di sentirsi tranquillo che si sta affidando a un professionista, dall'altro gli consente di prendersi un impegno nei tuoi confronti. Non dev'essere un documento lungo, due pagine sono più che sufficienti, dev'essere sintetico e mirato e riassumere le modalità e le condizioni con cui svolgerai il lavoro. Aggiungo anche che è giusto stabilire un anticipo, per le lavorazioni più grandi e su cifre per cui è sensato.

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Come devo parlare con il cliente?

Come primo approccio con un cliente, l'ideale è un incontro conoscitivo o una call, durante la quale si ascoltano le sue esigenze e si capisce il suo punto di vista. Non è da vedere come una perdita di tempo, il nostro compito è proprio quello di partire dai suoi bisogni e dal suo modo di vedere le cose per poi consigliare una nostra strada. Con il cliente si parla chiedendo e ascoltando le sue esigenze.

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Il cliente ha sempre ragione?

Bisogna anche un po' trovarsi con il cliente, è bello lavorare con i clienti che riconoscono i risultati e si fidano della tua professionalità. Certo, non tutti si fideranno, molti vorranno intervenire, ma non bisogna partire sulla difensiva. Feedback negativi arriveranno sicuramente nel corso della propria carriera professionale, ma non è un aspetto negativo. Si affrontano e si cerca di mettere anche in discussione il proprio lavoro. Bisogna soddisfare il cliente ma senza danneggiare il risultato, spiegando il percorso e le motivazioni dietro alle scelte. Difficilmente capiterà il cliente che distrugge tutto... e se proprio capita, non accetterai il prossimo lavoro :)

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Come guadagno la fiducia del cliente?

Il cliente si aspetta è che la persona di fronte sia un professionista che ci mette del suo, che trovi una soluzione originale, non già vista, calzata su di lui. Si aspetta di essere consigliato sulle varie opzioni, anche innovative rispetto a uno specifico tema, e sulla resa che possono avere. La fiducia si guadagna con la qualità del lavoro, con l'impegno e la giusta disponibilità e flessibilità. Che non significa fare tutto ciò che vuole ma significa coinvolgerlo nel modo giusto, spiegando le soluzioni adottate.

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Quanto è importante il percorso di studi?

Io sono soddisfatta del mio percorso di studi – Design al Politecnico di Torino – per il ragionamento progettuale che mi ha insegnato. Credo che non sia banale. Ci sono istituti che ti formano più dal punto di vista tecnico, anziché progettuale. Idealmente entrambi gli aspetti dovrebbero andare di pari passo, ma a livello di formazione penso che l'approccio progettuale sia imprescindibile. Tutto il resto in qualche modo si impara con il tempo o grazie a corsi professionali. Che però da soli non bastano: non è che se fai un corso di Illustrator diventi un illustratore. Devi avere un background progettuale, è questo l'aspetto fondamentale di un percorso di studi.

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Devo essere un mago dei programmi?

Non ci si può aspettare che a scuola o all'università ti venga insegnato ogni singolo comando. Per quanto possa essere giusto farlo, non è la cosa fondamentale. La prima cosa è la capacità di progetto, la seconda è la tecnica e questa puoi affinarla anche nel tempo. Ci sono talmente tanti programmi... All'inizio è utile avere un'infarinatura di tutto, per poi, se vuoi, andarti a specializzare.

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Posso essere un designer anche se non so disegnare?

Non puoi essere un buon designer se non sai ragionare. E questo non significa saper fare opere d'arte. Per esempio fin da piccola avevo il terrore del foglio bianco, di cosa disegnare. Poi capisci che non devi per forza essere la persona che prende in mano la matita e disegna: quello è un artista e va benissimo, ma si può essere creativi in altro modo. Io non mi sono mai sentita "artista" ma se mi dai un problema da risolvere, la prima cosa che faccio è disegnare su un foglio. Però magari disegno schemi, dinamiche, relazioni. Il disegno è sempre funzionale al ragionamento. Quello è l'obiettivo.

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Dovrei specializzarmi o sapere di tutto un po'?

Dipende molto da cosa fai e da dove vuoi lavorare, nessuna delle due strade è sbagliata. Sicuramente avere competenze trasversali è una ricchezza e torna utile anche per il curriculum o in fase di colloquio. Sapere e saper fare diverse cose, anche a livello base, aiuta ad avere più idee.

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Come si diventa bravi nel proprio lavoro?

Sicuramente è importante aver fatto una scuola specifica di progettazione. Non si può partire dal nulla, è importante che la scuola ti insegni una disciplina per poi poterla applicare. Poi si diventa bravi guardandosi in giro e provando. È in questo modo che capisci davvero cosa ti piace e cosa no, perché prima di iniziare a metterlo in pratica non sai davvero cosa significhi. Magari ti piace l'idea che hai di una disciplina... Ma prima prova a fare quel lavoro, poi decidi se ti piace. È una cosa molto diversa.

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Come sentirmi soddisfatto dei miei risultati?

Da professionista è importante contestualizzare il risultato che hai ottenuto in base alle richieste e al tempo che ti sei dato per farlo. Non vivere in modo negativo se c'è qualcosa che avresti voluto fare diversamente. Ci sarà sempre, fa parte del processo progettuale perché è un percorso continuo che non si ferma mai. Io direi di vedere il bicchiere mezzo pieno: non guardare solo ciò che continueresti a cambiare di quel progetto ma prendi quegli stimoli per metterli in un altro progetto e andare avanti. Ogni lavoro è a sé stante, inizia e finisce, ma il tuo percorso personale è molto più lungo. Se ci sono cose che cambieresti, portale con te e migliorale nel prossimo progetto, in un tuo percorso di crescita continua.

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Come risollevarsi da un fallimento?

Se sbagli buttati subito in qualcos'altro, non per dimenticare ma per mettere in pratica le cose che hai imparato, il bagaglio di esperienza che ti porti dietro. C'è sicuramente un momento di riflessione, se c'è un fallimento. L'unico modo per uscirne è portarti dietro gli insegnamenti nati da questa riflessione e metterli in pratica nelle esperienze successive.

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Come si rimane motivati e ispirati?

Per rimanere ispirato devi guardarti in giro e non essere solo, avere stimoli dall'esterno. Naturalmente non significa aspettare che gli altri ti dicano cosa fare ma guardare quello che ti circonda e circondarti di persone che siano stimolanti, a livello lavorativo ma non solo. In questo senso anche lavorare da casa... ok ci può stare, ma poi esci :)

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Come sopravvivere a una deadline?

La deadline, per quanto faccia paura, in realtà è un bene che ci sia perché ti permette di organizzare bene il lavoro e arrivare pronto alla scadenza. Che per definizione, va rispettata :) Non esiste che non si consegni in tempo, bisogna riuscire a prepararsi per arrivare in tempo. Che non significa abbassare la qualità del lavoro, significa calibrare e ottimizzare le risorse in base al progetto in questione e al risultato atteso. Nel processo creativo-progettuale le consegne sono positive anche perché ti fanno mettere un punto che altrimenti forse non metteresti mai.

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Dovrei restare in Italia?

Ho scelto di rimanere in Italia per motivi personali, nel senso che i miei affetti sono qui e per quanto sia bello fuori... Io voglio restare qui! Penso che si possa essere felicemente creativi anche in Italia, io ho una bella esperienza e sono molto ottimista in questo senso. È una questione di capire qual è il proprio posto nel mondo ma è una scelta più personale che professionale. Dipende da come ti senti, in Italia: se sei stimolato perché ti senti circondato da persone che ti vogliono bene, oppure se stare in Italia ti affossa e ti deprime (in questo caso allora sì, vai all'estero perché quella è la tua strada).

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Un consiglio per i giovani designer?

Il consiglio che do è di credere in se stessi e nelle proprie capacità, di avere qualcosa di proprio da dire ma non solo a livello creativo, a livello di soluzione di un problema. Di entrare con la testa nel progetto, perché la soddisfazione più grande è vedere che funziona e che il cliente è contento e ti chiama per un altro progetto.

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