Creativi

Non mi sento un "creativo", parte del mio compito è costruire un linguaggio studiando il linguaggio che c'è stato prima di me. Questo è già un po' in antitesi con la definizione di "creazione".

Qual è il tuo lavoro?

Sono un progettista grafico e di caratteri tipografici, co-fondatore dello Studio 23.56 e stampatore presso l'Archivio Tipografico a Torino.

Cosa significa essere un "creativo"?

Non mi sento creativo e mi ha sempre dato un po' fastidio essere definito così. Perché sono consapevole del fatto che mi baso al 90% su cose concrete che vedo in giro, forme, colori, lettere. Cose che vedo quotidianamente o che studio. Parte del mio compito è costruire un linguaggio studiando il linguaggio che c'è stato prima di me. Questo è già un po' in antitesi con la definizione di "creazione". Quindi no, personalmente non mi ci ritrovo proprio nella definizione di "creativo", mi mette in imbarazzo essere definito così perché so che non è vero.

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Cosa succede dopo l'università?

Appena ho finito l'università ho trovato lavoro praticamente subito perché, ancora prima di laurearmi, mi hanno offerto un posto da ricercatore borsista al Politecnico di Torino. Quindi è stato abbastanza semplice, il primo vero colloquio l'ho fatto dopo circa due anni dalla laurea.

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Come affronto un colloquio?

Quando ho fatto un colloquio ho sempre cercato di essere il più possibile a mio agio con me stesso. Il modo in cui mi vestivo, come mi comportavo, i progetti che facevo vedere erano sempre scelti per fare in modo di trovarmi in una situazione in cui stessi bene. Poi se ricevevo feedback positivi, voleva dire che potevano esserci buoni presupposti.

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È importante l'esperienza in una grande azienda?

Ovviamente dipende molto da quello che vuoi fare, però non penso che l'esperienza in una grande azienda sia importante. Anzi potrebbe essere una delle peggiori prime esperienze per un designer, perché c'è il rischio che possa farti perdere tutta l'energia che ti porti dietro dopo la laurea.

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Cosa si aspetta da me il team?

La qualità più importante è riconoscere qual è l'ambito in cui puoi dare il tuo contributo ed essere anche umili nel riconoscere qual è la parte che magari ti manca. Quindi portarsi avanti su un aspetto e lasciare che gli altri intervengano spontaneamente sugli altri.

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Meglio soli... o ben accompagnati?

È sempre meglio condividere gli onori e gli oneri, quindi sia i successi che le complicazioni. Inoltre in un gruppo puoi dedicarti alle cose in cui sei molto bravo, che tendenzialmente non saranno mai le stesse identiche cose di qualcun altro.

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Dovrei lavorare gratis?

Fino a un certo punto, tutto il lavoro che riesci a fare, tutte le persone con cui riesci a entrare in contatto, a discutere e confrontarti, è tutto vantaggio. Poi all'inizio non bisogna neanche avere il feticcio del preventivo, di diventare troppo professionali da troppo giovani. Perché tanto per quelle cose lì c'è tempo, soprattutto finché magari non devi guadagnarti da vivere, finché hai modo di vivere dai tuoi, o di lavorare in mezzo a due corsi universitari. Piuttosto insisti sulla libertà di condurre il progetto come meglio preferisci.

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Io lo vedo un po' come uno strumento, il prezzo che fai, per scegliere i lavori che vuoi o non vuoi fare. La bilancia è sempre un po' lì: decidere se vuoi prendere un lavoro che ti dà pochi soldi ma tanta "presa bene", o viceversa tanti soldi e zero presa bene. L'obiettivo è trovare un bilanciamento tra le due cose. Conoscere il cliente è importantissimo per giustificare il prezzo che chiedi. Può esserci il cliente con cui è più facile motivare il prezzo con un costo orario, mentre in altre situazioni è necessario mostrare l'ampiezza della ricerca che hai fatto. Il discorso è molto complesso, perché potresti disegnare un logo che vale 5 milioni di dollari in 5 minuti. E quindi come lo fai pagare quello che vale? Il riassunto di tutto può essere cercare di conoscere il più possibile la persona con cui stai lavorando.

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Dovrei far firmare un contratto al cliente?

Assolutamente sì, bisogna far firmare un contratto al cliente. Non solo, è fondamentale riepilogare via e-mail i momenti di confronto e qualsiasi decisione presa (telefonate, riunioni). Vi prego: NON USATE WhatsApp per lavoro. Se qualcuno vi manda un messaggio vocale su WhatsApp fingete di essere morti, oppure scappate ;)

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Il cliente ha sempre ragione?

È importantissimo che il cliente partecipi nel processo. Bisogna mostrarsi competenti e mostrare che sei completamente in grado di padroneggiare gli strumenti che usi, anche e soprattutto spiegando dettagli tecnici e non esitando a spiegare la struttura del progetto. Con questo dovresti evitare le intromissioni più distruttive. È un lavoro complesso spiegare i progetti ai clienti, non bisogna sottovalutarlo ma cercare di ritagliarsi sempre il tempo per costruire una presentazione, una spiegazione o materiali di supporto che servano a spiegare al meglio un lavoro. Mi è capitato di lavorare anche un giorno intero a una presentazione perché mi sembrava che ci fosse bisogno di spiegare in modo approfondito quel progetto. E non me ne sono mai pentito, non mi è mai sembrato un errore motivare ogni scelta fatta. Ovviamente bisogna lavorare facendo una progettazione che possa essere giustificata. Un sacco di volte mi sono detto: "Ok, ma questo non posso spiegarlo, quindi magari lo cambio". Perché se non riesco a spiegarlo al cliente, se non sono convincente, c'è il rischio che lui mi faccia andare in tutt'altra direzione e che non mi piaccia più il lavoro.

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Quanto è importante il percorso di studi?

L'università – il Politecnico senz'altro – ti insegna un metodo, cioè come affrontare ogni volta un progetto diverso applicando una procedura comune. Sicuramente nell'applicare un metodo c'è il rischio che si perda qualcosa a discapito della spontaneità o dell'energia... Però non riusciresti a essere un buon progettista puramente da autodidatta. Parlando di educazione, la cosa migliore è continuare a specializzarsi anche con studi successivi, cercando di approfondire in modo sempre più specifico il proprio campo di competenza.

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Devo essere un mago dei programmi?

Saper usare i programmi è importantissimo, perché più li conosci e più sei veloce nell'esecuzione. Detto questo, secondo me all'università è giusto che non ci siano corsi apposta che ti insegnino a usare uno specifico programma... Devi essere tu a impegnarti per imparare a usare quelli che ti servono, seguendo un tutorial o lavorando a un progetto (anche gratis, se ti permette di imparare un programma nuovo).

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Posso essere un designer anche se non so disegnare?

Sì, puoi essere un designer anche se non sai disegnare! Oggi è assolutamente normale diventare illustratori anche avendo uno stile totalmente fuori dalla norma e non convenzionale. L'importante è essere convinto di quello che stai facendo.

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