Creativi

L'esperienza all'estero bella, conviene farla. Però in Italia si vive bene. Tutti si lamentano ma si sta bene :)

Qual è il tuo lavoro?

Sono Product Designer e, insieme a Ruggero Bastita, sono co-fondatrice di Spazio Nooi a Collegno, in provincia di Torino. Sempre con Ruggero lavoriamo anche come designer da remoto per Hans Thyge & Co, uno studio danese specializzato nella progettazione di mobili, oggetti e design d'interni.

Come devo scrivere il curriculum?

Il curriculum è importante, nella mia esperienza l'hanno guardato tutti attentamente. Una cosa importante che ho imparato è scriverlo al contrario, partendo dall'esperienza più recente a quella più vecchia.

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Come affronto un colloquio?

Come presentarsi a un colloquio dipende molto dall'ambiente e da chi ti trovi di fronte, probabilmente capire le situazioni è la soft skill più importante. Penso che, in generale, soprattutto nel nostro ambito, non bisogna essere troppo formali. Nello studio in cui lavoravo prima era davvero importante saper "stare al gioco", saper scherzare. Anche perché chi ti fa il colloquio è di fatto un collega che dovrà stare con te tutti i giorni, e se sei troppo formale e rigido non dai l'impressione di essere una persona piacevole con cui passare molto tempo insieme.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Noi abbiamo appena aperto lo studio Nooi e quindi la partita IVA – ancora non possiamo dire se ce ne pentiamo. Abbiamo concluso da poco il programma MIP (Mettersi In Proprio) della Regione Piemonte e per noi è stato davvero utile, ti dà una bella infarinatura e avevamo una bravissima tutor. Abbiamo fatto insieme un'analisi della nostra attività, in maniera tale da avere più o meno la certezza di stare in piedi almeno il primo anno. In più ci ha indirizzato alla richiesta di fondi pubblici. Ad esempio abbiamo vinto un bando a Collegno che dava un fondo perduto di 7.000 € e adesso ne stiamo adocchiando altri due.

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Lavorare da casa è una buona idea?

Io e Ruggero attualmente stiamo lavorando da casa ma stiamo già ristrutturando uno spazio dove andremo a lavorare a breve. A noi non piace molto lavorare a casa, il fatto è che siamo già una coppia nella vita privata e ci vogliamo bene però 24 ore su 24 nello stesso posto è un po' troppo! Che poi è più una preferenza personale, a noi piace vestirci, uscire e andare a lavorare: quando torniamo a casa, stacchiamo. È più per te, per porre dei limiti, altrimenti rischi di non staccare mai. Un'altra motivazione è che non vogliamo lavorare da soli e infatti stiamo cercando di fare questo piccolo coworking (8 postazioni incluse le nostre) a Collegno. Sia perché è sempre stimolante stare a contatto con altri professionisti che hanno competenze diverse dalle tue ma comunque affini, sia per creare un network creativo e passarsi lavori. Peraltro lo spazio è molto grande e ci sarà anche la possibilità di organizzare esposizioni, mostre e workshop, magari insieme.

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Il cliente ha sempre ragione?

Rispetto al mondo del Graphic Design, nel nostro campo (Product Design) è più difficile che il cliente intervenga arbitrariamente nel progetto, soprattutto quando si parla di tecnicismi. Quando inizi ad avere un po' di esperienza hai anche dei casi studio, per cui puoi dire: "Guarda, l'ho già provato ed è meglio fare in questa determinata maniera". Poi a volte, però, bisogna anche dare al cliente dei "contentini".

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Come guadagno la fiducia del cliente?

In generale è importante consegnare nei tempi stabiliti e quindi essere sempre responsabili e professionali. Nel mio caso, lavorare a royalties permette di instaurare relazioni più longeve, dove l'interesse del cliente e del designer è comune (massimizzare le vendite). Oltretutto una volta che il prodotto è in commercio ti viene chiesto di fare revisioni e questo permette di mantenere il rapporto e di essere richiamato per altri lavori.

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Devo essere un mago dei programmi?

Ho studiato Design al Politecnico di Torino, che sui programmi mi ha dato un'infarinatura generale. Poi dipende da quello che vuoi fare, devi essere sincero con te stesso e cercare un lavoro che si adatti alle tue skills, dopodiché i software li impari facendo. Io ho imparato a modellare una sedia provando, a tentativi. Diciamo che devi avere le basi, almeno nel nostro lavoro di design di prodotto: noi dobbiamo inviare file che vanno direttamente in produzione, a volte capita di appoggiarci a ingegneri per la verifica finale prima di mandarli allo stampo.

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Come faccio a fare networking?

Per fare networking è utile andare alle fiere di settore, curiosare, chiacchierare. Fare leva sulle conoscenze. Molti dei lavori che abbiamo preso con il nostro studio sono frutto di lavori fatti precedentemente. Poi devi avere un sito professionale ed essere presente sui canali social – anche se noi non siamo molto "social" e questo è il nostro punto debole.

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Come dovrei presentare il mio lavoro?

Consiglio di non fare un portfolio troppo lungo né con troppo testo. Una soluzione può essere come avevamo fatto noi, che all'inizio ne avevamo preparati due, uno più breve, una sorta di teaser da inviare via e-mail, e l'altro cartaceo che portavamo ai colloqui. Quindi uno più visivo, grafico, con due parole chiave; l'altro più approfondito.

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Come dovrei promuovermi sui social media?

I social media sono il nostro punto debole, perché non so... Hai sempre un po' la sensazione di "intasare" il web con le tue cose. A volte ha senso, perché hai fatto qualcosa che ti piace e vuoi comunicarlo, però per mantenere una certa regolarità finisci per farlo anche quando è una cosa che magari non richiederebbe tutta questa attenzione. Però è così, il meccanismo pubblicitario si basa sulla ripetizione della stessa cosa: noti il prodotto di un designer dopo che l'hai visto cento volte su Instagram, se lo vedi una volta sola non te lo ricorderai. Promuoversi sui social media è una cosa che noi per primi dobbiamo ancora imparare a fare... Ci piace ovviamente condividere con gli altri se, per esempio, siamo usciti su una rivista, ma è una cosa che succede una tantum. In generale pubblichiamo un aggiornamento sui social quando per noi è qualcosa di "grosso".

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Come sentirmi soddisfatto dei miei risultati?

Sentirsi soddisfatti dei propri risultati è difficile, tendi sempre a pensare che avresti potuto fare meglio. Invece quando vedi qualcosa fatto da qualcun altro, siccome vedi il progetto finito e non sai il lavoro che c'è stato dietro, tendi spesso a dare un giudizio istintivo più positivo. A volte sei soddisfatto, a volte meno. Ci sono progetti che ti danno una sensazione positiva fin dall'inizio e nei quali hai magari un buon rapporto con il cliente: a volte sei soddisfatto, più che del prodotto in sé, dell'esperienza. Non devi però neanche innamorarti troppo del progetto altrimenti tenderesti a non finirlo mai. Poi sicuramente quello che fai due anni dopo ti sembrerà sempre più bello di quello che hai fatto due anni prima, questo è naturale.

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Come si rimane motivati e ispirati?

A volte capita di sentirsi demotivati e ti sembra che quello che fai non abbia senso, soprattutto se fai un lavoro in cui hai spesso deadline o grandi consegne in tempi brevi. Riuscire a ritagliarti uno spazio per coltivare in parallelo progetti personali dove puoi sperimentare può essere un grande stimolo. Anche seguire mostre relative a tematiche che non sono quelle del tuo lavoro aiuta a trovare spunti.

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Dovrei restare in Italia?

Penso che sia utile andare via dall'Italia, per poi tornare. Io l'ho fatto, insieme al mio socio Ruggero: l'esperienza all'estero è bella e conviene farla, perché poi quando torni apprezzi davvero tanto quello che hai lasciato. In un altro Paese devi riuscire a cavartela, questo aumenta l'autostima e ti fa credere di più in te stesso. Noi siamo tornati molto carichi, pensando: "All'estero ci hanno detto che siamo bravi, allora ce la possiamo fare!". In Italia c'è questo alone negativo costante che ti porta un po' a sottovalutarti, perché non sei gratificato molto spesso. In Danimarca anche quando eravamo studenti e contemporaneamente lavoravamo, sentivamo che il nostro lavoro era davvero apprezzato.
In Italia purtroppo ci si lamenta tantissimo e si tende a non vedere le cose positive... C'è una ricchezza culturale che diamo per scontata e che in molti posti manca: andare alle mostre, al cinema, a vedere il laboratorio o il banchetto per strada. Quando eravamo via, tutte queste cose ci mancavano tantissimo. Certo, andare all'estero ti fa entrare in una mentalità internazionale e ti fai un'idea di come si lavora in Europa e di quali sono i prezzi. Però in Italia si vive bene... Tutti si lamentano ma si sta bene :)

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Un consiglio per i giovani designer?

Provaci, non porti limiti, lascia che siano gli altri a dirti di no.

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