Creativi

Quando lavoro parto sempre alla scoperta, come per un viaggio. Creatività è avere capacità di ricerca, e il motore di questa ricerca è la curiosità.

Qual è il tuo lavoro?

Vivo tra Prato e Firenze e sono Art Director dell'agenzia di comunicazione FLOD, direttore e Photo Editor per la rivista The Florentine.

Cosa significa essere un "creativo"?

Io mi sento un creativo perché quando lavoro parto sempre alla scoperta, come per un viaggio. Penso che sia importante, per chi fa il creativo di professione, non avere un percorso precostituito. Per poter indagare il progetto in modo eclettico e dinamico e trovare risposte nuove. Creatività è avere capacità di ricerca, e il motore di questa ricerca è la curiosità.

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Come devo scrivere il curriculum?

Il curriculum è un elemento importante, anche per chi lo scrive. Avere un buon curriculum dà sicurezza e ti fa sentire pronto per partire. Quando ne leggo uno non mi impressiona molto l'università fatta ma piuttosto se nel frattempo – o in seguito – sono stati approfonditi dei temi. E poi mi piace tanto leggere le passioni e gli interessi. Apprezzo che questa parte sia raccontata e, se non lo è, cerco di approfondire. Anche perché spesso è da lì che si capisce se una persona è attiva, brillante, e se può dare un contributo positivo all'azienda.

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Come affronto un colloquio?

Per fare una buona impressione a un colloquio è inutile "travestirsi". Apprezzo quando le persone si presentano in modo spontaneo, per quello che sono. L'etichetta non è più importante, oggi si vive molto casual. Nel nostro settore è importante che una persona arrivi al colloquio presentandosi per quello che è.

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Quanto conta il voto di laurea?

Penso che durante l'università si esercita l'organizzazione di se stessi, quindi un buon voto di laurea può significare che sei ben organizzato e che riesci ad andare in profondità. Però diciamo la verità, per come è organizzata l'università oggi, avere buoni voti significa che uno ha seguito la via per ottenerli, che non è necessariamente la via che ti porta al successo nella vita reale. Quindi gli do un valore interessante ma non sostanziale.

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Cosa si aspetta da me il team?

Quello che mi interessa lavorando in team è che ci sia coesione verso il cliente per comprendere le esigenze, per poi riuscire a lavorare su temi diversi, con diverse sensibilità, per lo stesso scopo. Mi aspetto che ciascuno del team lavori secondo la propria sensibilità, che porta a creare più visioni. La discussione, la diversità di approccio è positiva. Dal team mi aspetto di fare squadra: internamente ci si può magari anche scannare e discutere, verso i clienti ci si difende sempre fra noi, anche se uno sbaglia si interviene sempre in aiuto.

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Cosa si aspetta da me il capo?

In quanto "capo" mi aspetto due atteggiamenti che possono sembrare opposti. Che una persona sia realistica e segua bene il cliente nelle sue richieste giornaliere ma che abbia anche degli spunti rivoluzionari. Deve fare bene il lavoro di tutti i giorni ma avere la coscienza che a volte c'è da osare verso ciò che non rientra nel confortevole o nel già fatto. Nel lavoro creativo ci si stanca molto, c'è il rischio di sedersi ed è interessante quando una persona dimostra di essere capace di generare novità.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Devo dirlo, sicuramente uno a un certo punto se ne pente, della partita IVA :) A parte gli scherzi, ora in questo periodo è facilitata e ci sono vantaggi fiscali non indifferenti per aprirla. Tra l'altro quella personale è facile anche da chiudere rispetto a una società: chi ha partita IVA non è detto che muoia con la partita IVA! Una ragazza che ho assunto l'ha chiusa per diventare dipendente e al contrario un'altra ha deciso di aprirla rinunciando al posto fisso. La partita IVA non è solo una necessità ma è anche un'esigenza di libertà. Non vediamola quindi sempre in negativo, è senz'altro un modo più facile per iniziare a lavorare perché permette di testare collaborazioni che altrimenti non sarebbero neanche nate.

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Dovrei lavorare gratis?

Ancora oggi che ho un "listino prezzi" mi capita di accettare di lavorare gratis, penso che sia un modo di dare. Per amicizia o pro bono o perché pensi che valga la pena per un futuro. Quando sei giovane penso che non devi vergognarti di fare qualcosa gratis. Alle primissime esperienze darsi subito un prezzo può non essere giusto, perché devo inizialmente capire e verificare il mio valore, confrontandolo con quello di altri. Quanto è valido il mio lavoro, quanto sono bravo? Questa prima autovalutazione è una fase e penso che possa essere anche gratuita.

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Idealmente sarebbe giusto considerare due aspetti, un prezzo per il valore della creatività, dell'idea in se stessa, e poi un prezzo per lo sviluppo e la realizzazione. Poi si misura anche il valore del tempo: un sito web che può essere sviluppato in tre giorni non vale come un sito per cui ce ne vogliono dieci. Però, crescendo, c'è da considerare che se divento molto bravo e riesco a fare in tre giorni un lavoro per cui altri ce ne mettono dieci, questo non vale meno, anzi vale di più! Quindi il prezzo varia anche in base all'esperienza. Inizialmente si può valutare il tempo, che però negli anni avrà un valore diverso in relazione a quanto sono diventato bravo.

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Il cliente ha sempre ragione?

Quando il cliente tende a fare l'art director cerco di fargli capire che, se uno sa già tutto, naturalmente non avrebbe bisogno di un professionista e potrebbe farselo da sé il lavoro. È evidente che il cliente è la persona che meglio di tutti conosce la propria attività, ed è su questo che io devo ascoltarlo e accettare che lui mi diriga. Dopodiché, sul come fare a soddisfare la sua esigenza, dal momento che mi ha assunto per farlo, sono io che devo decidere.

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Quanto è importante il percorso di studi?

Ho studiato marketing internazionale e oggi faccio l'art director e photo editor. Il percorso di studi, l'università, mi ha insegnato a informarmi: capire che cosa vuole il professore, cosa è importante studiare, se bisogna seguire le lezioni, quali sono le domande che farà. Studiare, raccogliere dati, è quasi un lavoro ispettivo. E questa attitudine ti torna utile anche sul lavoro, perciò è interessante. Al di là delle competenze tecniche, l'università è importante perché ti lascia la capacità di collegare argomenti, costruire nessi. Alcune teorie che ho studiato non le ricordo più ma mi è rimasto il metodo, i passaggi per arrivare a un determinato risultato.

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Dovrei restare in Italia?

Forse questo è il momento migliore per essere creativi, in Italia. Gli imprenditori si stanno rendendo conto che hanno bisogno di idee e forse si sta creando anche una cultura per pagarla, l'idea. Dal punto di vista del mercato, quindi, è un momento favorevole. Dal punto di vista dell'esperienza, se hai voglia e possibilità di andare all'estero, viaggiare è sempre positivo. Vedere le dinamiche di altri Paesi, vivere altre culture.

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Un consiglio per i giovani designer?

Cerca di essere una persona che si adatta alle situazioni e le vive con interesse, disposta a cambiare idea e ad appassionarsi a diversi argomenti. Una persona che non fa fatica a partire per un viaggio, lavorare su un progetto completamente nuovo, che ha piacere di stare tra le persone, che trova interessante ascoltare storie, vedere un film anche se fa piangere o andare a vedere una mostra. Vedete e incamerate il più possibile. Fermate istanti e cose che vi colpiscono, una scritta sul muro, una luce, una musica. Guardate tanto, anche solo dalla scrivania navigando sul web, accumulando ispirazioni. Avere sempre sul desktop una cartella "idee" dove salvare ispirazioni che vengono dagli altri, cose belle che possono ispirarvi a crearne altre. Aprite questa cartella subito.

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