Creativi

Chi manda il CV scrivendo solo "Buongiorno, in allegato il mio curriculum", rappresenta la morte nera della ricerca di lavoro.

Qual è il tuo lavoro?

Sono il Boss di Zandegù, una scuola di Torino che fa corsi di formazione in aula e online sui temi della comunicazione, della grafica, dell'illustrazione e della narrativa. Pubblichiamo anche manuali e-book pensati per freelance e piccole ditte su tematiche legate al lavoro e alla comunicazione.

Cosa significa essere un "creativo"?

Personalmente sì, mi sento una creativa. Per me essere un creativo significa essere una persona curiosa.

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Come devo scrivere il curriculum?

Secondo me il curriculum in sé non è importante, perché non riesce a dare minimamente una definizione precisa della persona che si sta candidando. Odio il formato europeo e un buon curriculum dev'essere corto, al massimo un paio di pagine. Soprattutto dovrebbe essere accompagnato da un'ottima e-mail di presentazione. Chi manda il curriculum scrivendo solo "Buongiorno, in allegato il mio curriculum. Resto a disposizione", rappresenta la morte nera della ricerca di lavoro.

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Soft skills... cioè?

Tutti sono bravissimi a lavorare sotto stress, in team e sanno gestire progetti complessi. Mi piacerebbe vederli all'opera, perché a parole siamo tutti bravi! Quando mi capita di fare colloqui per ricercare collaboratori, in tutta onestà valuto cose molto poco tangibili. Se la persona mi sembra essere curiosa, piena di interessi e con delle idee, per me riesce a sopperire la mancanza di conoscenze tecniche. Se ti assumo o ti assoldo, le conoscenze tecniche le insegno volentieri, ma la curiosità, la propositività e la proattività sono doti innate che di solito non vengono mai messe in luce dal curriculum.

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Come affronto un colloquio?

Tra le cose da non fare, eviterei di arrivare in ritardo! L'abito non fa il monaco, ma devi vestirti in modo decorso, che significa non presentarti in canottiera o con le ciabatte. Se ti proponi per un lavoro creativo, in giacca e cravatta no (ma magari per un colloquio in banca sì). Porta il curriculum e il portfolio con te e soprattutto dimostra di conoscere l'azienda per la quale ti stai candidando, magari raccontando un progetto che ti è piaciuto particolarmente dell'azienda oppure "Mi piace il vostro profilo Instagram" o "Ho apprezzato le nuove foto che avete messo sul sito". Questo secondo me fa la differenza!

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Quanto conta il voto di laurea?

A livello totalmente personale, per me il voto di laurea non conta niente. Considerando che non sono laureata, mentre cercavo lavoro per me non è contato nulla: ho fatto colloqui in grandi aziende e agenzie di comunicazione, mi hanno sempre trattata con serietà e non sono mai sembrata meno professionale perché non avevo la laurea.

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È importante l'esperienza in una grande azienda?

L'esperienza in una grande azienda non è fondamentale, però penso che sia molto formativa e se nella vita capita di farla, è un bene. Di solito nelle grandi aziende si lavora con orari lunghi, sotto grande pressione e si impara a lavorare con gli altri. Le dinamiche da ufficio un po' fantozziane – antipatie, simpatie, il capo un po' rompicoglioni – sono enormemente utili per sapersela sbrogliare in futuro.

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Posso lavorare le classiche 8 ore?

Lavorare 8 ore al giorno, sì e no. Se sei molto organizzato in alcuni periodi riesci a lavorare otto ore con continuità ogni giorno, poi ci sono i periodi in cui ne lavori solo quattro perché hai poco lavoro e poi ci sono i giorni, invece, in cui ne lavori quattordici e ti viene voglia di spararti. Quindi diciamo che la media è otto ore, ma non è così continuativa.

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Cosa si aspetta da me il team?

Sono una persona creativa e ho spesso la testa sulle nuvole, per cui nel team mi aiutano moltissimo le persone che sono pragmatiche e riescono a portarmi con i piedi per terra. Spesso mi faccio prendere dall'agitazione e quando capita mi aiuta molto avere persone intorno a me più calme, che sanno riportarmi alla realtà.

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Cosa si aspetta da me il capo?

Rispettare i tempi e arrivare in orario rispetto a un impegno preso è molto importante. Poi con una certa flessibilità, se hai un contrattempo e mi avvisi per tempo non c'è problema perché riesco a organizzarmi. Una cosa che non amo tanto è quando do un compito e la persona incaricata sbuffa perché pensa che sia noioso. Bisogna entrare nell'ottica che, soprattutto nelle piccole aziende dove tutti fanno un po' di tutto, ci sono giorni in cui capita di fare cose magari meno belle o meno creative del solito.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Non vedo grandi problemi nell'avere la partita IVA, non è un costo insormontabile né aprirla né chiuderla e non ti segna a vita. Bisogna però essere molto consapevole dei costi di gestione ordinaria della ditta e del fatto che poi sei da solo e devi inventarti il mestiere ogni santo giorno. Se hai in mente grandi piani, devi avere un'idea di business che sembri stare in piedi e quindi fare prima un business plan può aiutare. Se invece sei un freelance tipo "faccio il grafico", oltre a fare un business plan consiglio di aprire la partita IVA quando hai già qualche cliente e senti che potresti camminare con le tue gambe.

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Lavorare da casa è una buona idea?

Quando ho aperto Zandegù ho lavorato da casa i primi tre anni, poi in un coworking, poi ho affittato un ufficio, poi ho di nuovo lavorato da casa e alla fine ho preso una sede. Lavorare da casa ha i suoi vantaggi... Ad esempio, fai tre metri e sei in ufficio. C'è da dire però che c'è un certo abbruttimento – quella cosa del pigiama è vera – non conosci nessuno, fai meno rete e, se non hai una stanza extra da adibire a ufficio, lavori sul tavolo della cucina. Separare la vita privata dal lavoro, alla lunga, può diventare frustrante. Però bisogna essere pragmatici: se all'inizio della tua carriera non hai tanti soldi, lavorare da casa è un bene e non ti renderà meno professionale. Se hai delle riunioni, vai in un bel bar o affitti la sala di un coworking.

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Dovrei lavorare gratis?

Secondo me un giovane creativo non dovrebbe lavorare gratis. All'inizio può avere senso se è uno scambio merce, ad esempio io ti faccio il sito in cambio di una grafica per l'evento che ho organizzato. O si può fare uno stage non retribuito, però che duri poco, dai tre ai sei mesi. All'inizio puoi farti pagare un po' meno perché hai poca esperienza e quindi puoi tenere i prezzi un po' più bassi.

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Come do un prezzo al mio lavoro?

In generale è difficilissimo dare un prezzo alla creatività. Quello che penso io è che se dai un prezzo in base alle ore sbaglierai sempre, perché lavorerai sempre di più rispetto alle ore che avevi preventivato. A meno che tu faccia consulenze orarie su Skype. Consiglierei di dare un prezzo in base alla media del mercato, di fare un benchmarking rispetto a cosa fanno i miei concorrenti, e soprattutto consiglierei di valutare il proprio target. Se faccio loghi per piccole ditte, quanto sono disposte a pagare? Magari, per loro, un logo a 500 € è già tantissimo.

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Dovrei far firmare un contratto al cliente?

Devi sempre far firmare un contratto al tuo cliente e se non è proprio un contratto non importa, può essere anche un preventivo ma comunque va firmato. Nel preventivo devono essere scritte chiaramente le cose che farai, le modifiche che intendi apportare, i termini di pagamento (entro quando dovrai essere pagato e con quante fatture), e se dovessero esserci rotture di balle devi scrivere qual è il foro competente. Ci vuole sempre qualcosa di firmato: NO ad accordi al telefono o preventivi volanti su Messenger. E se si litiga, mi paghi il lavoro fatto fino ad ora e poi ciao...

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Come devo parlare con il cliente?

Di solito il cliente è molto confuso, è difficile che abbia le idee chiare su ciò che vuole. In questo caso bisogna chiedergli che cosa si immagina e poi cercare di risolvergli dei problemi. A volte chiede cose che sono irrealizzabili o non sa bene cosa vuole, quindi sei tu che devi avere la "vision". Anche se sei un creativo, devi avere un po' di pensiero strategico e saperne un minimo di brand marketing. Fare tante domande al cliente durante il primo incontro, prima di fare il preventivo, è ottimo. Inoltre le domande lo faranno sentire ascoltato e coccolato.

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Il cliente ha sempre ragione?

Secondo me il cliente non ha sempre ragione, anzi spesso ha torto marcio, purtroppo... Bisogna molto mediare, se ha delle ragioni sensate e riesce ad articolarle bene spiegando perché vuole una cosa fatta in un altro modo, allora si può modificare. Se si tratta di osservazioni campate in aria, la cosa migliore è avere le spalle larghe e spiegare al cliente come mai secondo te quella è la strategia migliore. Non è sempre facile, però se ha chiesto una consulenza, a un certo punto il cliente deve fidarsi di te.

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Quanto è importante il percorso di studi?

Il fatto di non aver fatto l'università non mi manca e sono soddisfatta del percorso di studio che ho fatto. Tutto quello che ho imparato l'ho appreso leggendo manuali, informandomi in rete, seguendo corsi di aggiornamento di marketing e comunicazione, e lavorando. Conosco tantissima gente che fa un lavoro opposto a quello per il quale aveva studiato, quindi secondo me la formazione universitaria ti aiuta a tenere la mente elastica e a darti un bagaglio culturale di base che è utile, ma poi tantissime cose le impari strada facendo.

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Come si diventa bravi nel proprio lavoro?

Si diventa bravi sbagliando e poi formandosi di continuo. Il mondo del lavoro cambia con una velocità di cui non riesci a renderti conto, cambia il mercato, si evolvono i social network e i software. Rispetto ai primi anni della mia attività, che mi sembrava di andare a velocità di crociera, adesso è un costante saliscendi e bisogna formarsi di continuo!

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Come si trovano i clienti?

All'inizio della mia attività, per trovare i primi clienti sono andata a pescare tra amici e amici di amici, invitando chi mi conosceva a diffondere la notizia che facevamo corsi di formazione. Dopodiché abbiamo lavorato bene, i corsi sono piaciuti ed è così che si è creato lo zoccolo duro di quei clienti che ritornano perché si sono trovati bene. Il cliente affezionato è la cosa più preziosa che hai, perché genera il passaparola che ti fa trovare nuovi clienti. Se lavori bene le persone parleranno bene di te, sia online che dal vivo.

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Come risollevarsi da un fallimento?

Ho chiuso una ditta per poi riaprila... Più "fallimento" di così! I fallimenti servono tantissimo e mia madre diceva sempre: "Chi non fa, non sbaglia". Bisogna mettersi nell'ottica che se si lavora e si fanno cose, gli sbagli capiteranno, l'importante è come si cerca di risolverli. Non bisogna demoralizzarsi ma imparare lezioni utili per cercare il più possibile di non ripetere gli stessi errori, con la consapevolezza che non ripeterai quelli vecchi ma ne farai di nuovi.

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Un consiglio per i giovani designer?

Ho un tatuaggio sul braccio con una frase di Achille Castiglioni, che dice: "Se non siete curiosi lasciate perdere".

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