Creativi

La creatività è intrinseca nell'essere umano come negli animali: a seconda delle esigenze e dei bisogni, accendiamo la mente per risolvere un problema e raggiungere un obiettivo.

Qual è il tuo lavoro?

In passato ho fatto il grafico pubblicitario per molti anni. Oggi mi viene difficile definire il mio lavoro, perché spazia dalla grafica, all'arte, alla pubblicità, passando per la street art e la pittura. Non ho un ambito di lavoro fisso, lo definirei un ambito creativo piuttosto fluido.

Cosa significa essere un "creativo"?

Essere un creativo è forse l'unica certezza che ho! Significa trovare soluzioni "smart" ai vari problemi che incontri. La creatività è intrinseca nell'essere umano come negli animali: a seconda delle esigenze e dei bisogni, accendiamo la mente per risolvere un problema e raggiungere un obiettivo.

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Cosa succede dopo l'università?

Quando mi sono laureato allo IED, personalmente non mi sono posto il problema del "dopo" perché mentre studiavo portavo già avanti piccoli lavori da freelance. Quando ho concluso il percorso di studi ero già saturo di lavoro! Nel primo studio in cui ho lavorato come stagista, portavo già i miei lavori e ne subappaltavo alcuni che per me erano troppo complessi da organizzare. Ho affrontato subito la paura, per evitare di dire: "Ho finito gli studi. E adesso?".

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Come devo scrivere il curriculum?

Nel mio caso specifico non ho mai scritto un curriculum perché non ne ho avuto la necessità. Ho seguito un percorso "B2C" che mi portava al cliente finale e non all'azienda intermediaria – e viceversa, chi era interessato al mio lavoro arrivava direttamente a me. A distanza di un anno e mezzo dalla fine degli studi avevo già aperto uno studio indipendente con alcuni collaboratori e quindi ero io a leggere i curriculum che arrivavano. Ne ho visti tanti e sicuramente leggo con grande attenzione gli interessi personali, ad esempio la passione per la musica, l'arte o lo sport. Valuto la personalità del candidato più che le esperienze lavorative, che è normale che siano quasi nulle se si tratta di un giovane che ha appena finito di studiare.

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Soft skills... cioè?

I curriculum pieni di termini come "team working" e "problem solving" un po' mi fanno ridere e un po' mi innervosiscono. A me interessa una persona viva di passione. Se sei appassionato di creatività, arte, musica, poesia o teatro, necessariamente lo sarai anche di grafica. La grafica non è una scienza a sé, funziona come le altre discipline. Per cui allo stesso modo in cui ti appassioni a un film, osserverai anche la sua pubblicità o il suo merchandising. Se una persona è appassionata di creatività come me, avremo argomenti che ci accomunano e sicuramente saremo una squadra. Per quanto mi riguarda un candidato può aver fatto qualunque tipo di lavoro, anche se chiaramente dovrà avere qualche competenza grafica. Mi è capitato di prendere stagisti che non avevano studiato per essere grafici-creativi ma che di fatto lo erano. Li ho formati e sono diventati bravissimi, perché avevano una creatività innata e gli mancava solo un po' di tecnica. La tecnica si impara, la creatività no!

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Come affronto un colloquio?

Quello che NON consiglio, è di arrivare a un colloquio con richieste economiche, rischia di mettere in secondo piano la tua volontà di far parte dell'azienda. Sicuramente ci sarà un momento in cui si parlerà di soldi, ma non è la prima domanda da fare... aspetta che sia l'azienda a parlarne. Oggi, se dovessi rimettermi in gioco e affrontare un colloquio, per quanto riguarda me non sceglierei un abito formale, nemmeno se richiesto, perché bisogna essere se stessi. L'altro giorno sono salito sul palco del Teatro alla Scala a ritirare un premio ed ero in t-shirt e cappellino, perché io sono questo. Per un certo periodo della mia vita lavorativa lo avevo dimenticato e mi adattavo all'ambiente in cui andavo, ma non è questo aspetto che comunica la credibilità di un professionista.

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Quanto conta il voto di laurea?

Zero! Per me il voto di laurea non conta assolutamente niente. All'università tanti come me si sono laureati con il massimo dei voti e oggi molti di quei "centodieci e lode" fanno i baristi, hanno un locale o comunque non fanno quello per cui hanno studiato.

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È importante l'esperienza in una grande azienda?

Il mio tallone d'Achille è non aver mai lavorato in una grande azienda per assorbirne il metodo di lavoro. Mi sono quindi affidato a un mio metodo, che non ritengo così efficace... Nonostante abbia ottenuto buoni risultati, ho speso grandi energie per colmare alcune lacune organizzative. Consiglio la grande azienda anche perché ti dà l'opportunità di imparare qual è il valore del tuo lavoro. Su questo tema io ho camminato nel buio per molto tempo ed è stato un limite. Come primissima esperienza, però, consiglio di partire dalla piccola realtà, perché prima impari a fare, poi a vendere.

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Il "posto fisso" è passato di moda?

Non è sbagliato desiderare il posto fisso ma per me è talmente naturale vivere da precario... Purtroppo sono cresciuto in un periodo lavorativo che ha visto il mio mestiere evolversi al peggio. È un lavoro che è diventato precario, quando fino a vent'anni prima rappresentava un'élite, si era tutelati e si guadagnava bene.

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Posso lavorare le classiche 8 ore?

Dipende da come ti organizzi il lavoro e da quanto ne prendi. Negli anni in cui mi occupavo esclusivamente di creatività pubblicitaria, non ho mai dovuto fare le notti né i weekend. Mi è capitato raramente in occasione di alcuni progetti che andavano fatti con urgenza. Avevamo un orario fisso, 9:00-18:00, molto regolare, e si lavorava velocemente senza grandi tensioni.

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Cosa si aspetta da me il team?

Se in un team hai il ruolo di leader, il team da te si aspetta gratificazione. Ci si aspetta che il leader sia consapevole degli sforzi fatti e delle competenze creative. Così come deve tenere alta l'attenzione e correggere gli errori, il leader deve anche dare plauso del buon lavoro fatto.

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Cosa si aspetta da me il capo?

Ci sono capi che diffondono il terrore. Io non voglio che le persone abbiano paura di me, voglio che abbiano stima di me e che mi facciano presente quando ho avuto una buona idea o se ho fatto un buon lavoro.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

La partita IVA la apri e la chiudi, non c'è problema! Oggi può essere uno strumento che facilita l'ingresso nel mondo del lavoro, perché rende molto più elastica la possibilità di ingresso in azienda. Con la partita IVA magari sei più interessante per un'azienda, rispetto a un'assunzione.

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Voglio mettermi in proprio: da dove inizio?

Prima di mettersi in proprio il mio consiglio è di iniziare offrendo un test gratuito: ti offro una caramella per poi farti diventare cliente. Se a titolo gratuito ti dimostro di essere molto bravo e ti offro la possibilità di provare, sicuramente otterrò un risultato che porterà ad altro.

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Lavorare da casa è una buona idea?

Lavorare da casa può essere pratico ma l'ufficio è fondamentale. All'inizio il mio era davvero molto piccolo ma averlo raccontato bene, come ho fatto, è stato fondamentale. Rispetto ai freelance che lavoravano da casa, sul sito web avevo l'indirizzo del mio studio e lo facevo vedere attraverso fotografie ben studiate che lo facevano sembrare chissà che posto... Quando invece era un bugigattolo di dodici metri quadri! Ero un freelance che si comunicava come un'azienda solida, parlavo sempre al plurale anche se poi ero solo io. Questa cosa però tranquillizzava i clienti e trasmetteva solidità. Poi anche il fatto di uscire di casa e raggiungere ogni giorno il luogo di lavoro mi ha dato molta disciplina. Oggi che sono nomade mi manca un po' non avere un luogo di lavoro fisso, però nel tempo ho preferito non averlo per una questione di scelta.

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Meglio soli... o ben accompagnati?

Il mio lavoro è un lavoro di squadra, sarebbe impossibile svolgerlo altrettanto bene da soli. La creatività si innesca anche grazie alla condivisione, raccontando a qualcun altro un'idea che magari viene messa in discussione per diventare altro.

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Se mi metto in proprio devo rinunciare al weekend?

Negli ultimi due anni lavoro sempre ininterrottamente: notte, giorno, sabato, domenica, lunedì... Sempre! Sono in overbooking e purtroppo non sono strutturato per delegare, il mio lavoro riguarda me in prima persona, devo munirmi di assistenti e non è facile. Negli ultimi anni questa situazione ha iniziato a pesarmi, perché ho annullato la mia vita privata. Nella vita da pubblicitario riuscivo a organizzare il lavoro e a farlo terminare il venerdì per poi riprenderlo il lunedì. Qualche volta mi capitava di lavorare anche nel weekend, ad esempio alla contabilità, però complessivamente era un lavoro "regolare".

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Dovrei lavorare gratis?

All'inizio mi è capitato di lavorare gratis. Era un modo per fare portfolio e creare le prime relazioni di lavoro. Si può accettare di fare dei progetti gratuitamente, con furbizia, per capire se si generano nuove occasioni di lavoro o, nelle migliori delle ipotesi, per portare a casa un nuovo progetto da mostrare.

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Dare un prezzo al lavoro creativo è un tasto dolente ed è il motivo per cui consiglio di fare esperienza in un'azienda per capire come si compone un preventivo, prima di lavorare in maniera indipendente. Io l'ho imparato sulla mia pelle, sbagliando e sottostimando il mio lavoro, spesso vendendolo a pochissimo. Il lavoro in azienda ti permette di capire che un preventivo è composto da tante voci, come ad esempio le ore lavoro e la creatività, che ha un valore diverso a seconda della dimensione del cliente.

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Come parlo di soldi con il cliente?

C'è un momento in cui capisci: "Adesso è il momento giusto per parlare di soldi". È come un bacio al primo appuntamento... Non è una cosa che si insegna, devi sapere tu qual è il momento giusto. L'esempio del primo appuntamento è calzante anche quando si parla di rapporto con il cliente: prima ti seduco e, quando capisco che ti ho agganciato, allora sono certo che sarai disposto a pagare qualunque cifra, perché a quel punto "non prenderai altro grafico all'infuori di me" :)

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Dovrei far firmare un contratto al cliente?

Purtroppo far firmare i contratti fa perdere del tempo, soprattutto quando sei un libero professionista che lavora da solo. Ma dovresti sempre farti firmare un accordo. Ancora oggi, se mi capita di non farlo, mi ritrovo spesso in condizioni di misunderstanding.

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Come devo parlare con il cliente?

Il ruolo dei designer è risolvere un problema, di comunicazione o di vendita, che ha un certo cliente. Quando si parla con il cliente l'approccio è quello del "medico", deve sempre essere sincero e rassicurante. Se il cliente ti ha cercato è perché ha male, per cui devi fare in modo di fargli digerire la cura – che si tratti di una bustina dolce o di una supposta. Da un lato devi essere rassicurante, dall'altro però anche fermo e convinto, perché il cliente pensa sempre di avere lui la cura giusta.

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Il cliente ha sempre ragione?

Il cliente non ha sempre ragione! Se c'è una cosa che mi ha portato avanti è il fatto di essere accomodante ma mai servile. Avere un approccio deciso mi ha sempre portato a un buon risultato, perché il cliente capisce che sono lì per aiutarlo e fare un ottimo lavoro. È del tutto normale che il cliente intervenga nel processo e dica la sua. Noi dobbiamo esprimere la sua azienda e raccontare i suoi valori, quindi è fondamentale che il cliente si senta rappresentato al meglio.

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Quanto è importante il percorso di studi?

Nel mio caso il percorso di studi è stato molto importante, perché partivo da zero. Non avevo competenze e non sono nato nella generazione di internet. Allo IED ho maturato un'esperienza che non avrei avuto modo di fare altrove. Oggi è tutto cambiato, molti Social Media Manager non hanno studiato nulla di comunicazione. Non è detto che, oggi, fare un percorso di studi costoso ti garantisca la stessa formazione che ha garantito a me. Se studi filosofia, ma poi sei in grado di approfondire argomenti di comunicazione digitale da solo e partecipi a workshop o eventi, puoi raggiungere buoni risultati. Se vuoi fare il designer, non è detto che tu debba fare un percorso di studi verticale in questo settore, perché magari puoi avere un'altra formazione ed essere bravissimo lo stesso. L'ambiente digitale oggi è immersivo... Ci siamo proprio dentro.

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Devo essere un mago dei programmi?

Ho seguito diversi corsi di Photoshop e ho capito che non mi sono serviti a niente. Non serve che tu impari a utilizzare un programma, è importante che tu conosca il linguaggio con cui parla quel programma, e poi impari da solo il resto, ci sono tutorial per imparare a fare qualsiasi cosa. Meglio utilizzare il proprio tempo per risolvere problemi!

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Dovrei specializzarmi o sapere di tutto un po'?

Scegliere se specializzarsi o meno dipende molto dalla propria natura. Io ho preferito saperne di tutto un po' perché mi annoio a fare sempre e solo la stessa cosa. Però pago lo scotto di essere un eterno neofita e ogni volta devo studiare qualcosa di nuovo.

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Come si diventa bravi nel proprio lavoro?

Diventi bravo semplicemente amando quello che fai. Se non ami davvero il tuo lavoro non puoi diventare bravo, perché lo stai facendo senza passione.

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Come faccio a fare networking?

Bisogna tenere sempre gli occhi aperti e rimanere svegli: ogni occasione, nel quotidiano, può essere un buon momento per fare network.

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Come si trovano i clienti?

I clienti si possono trovare ovunque! Io sono partito dal Graffiti Shop da cui compravo le bombolette e ho iniziato a fare network da quel primo contatto. Grazie al passaparola ho lavorato a un altro progetto, poi un altro ancora e così via.

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Come dovrei presentare il mio lavoro?

Curare il proprio portfolio è fondamentale. Meglio un portfolio sintetico, conciso e verticalizzato su quello che vuoi e sai fare. Al tempo, nessuno dei miei docenti mi aveva consigliato di concentrarmi su un aspetto piuttosto che un altro e quindi ho fatto un pot-pourri, per poi capire che dovevo asciugare. È stato penalizzante perché i clienti erano confusi. Fare un portfolio "misto" è un po' come quei posti che sono pizzeria, rosticceria e croissanteria insieme... Non ci andresti mai, no? Se invece trovi un posto che fa solo pizza napoletana e cucina di mare, ad esempio, sei più portato a sceglierlo perché ipotizzi che quelle due cose le sappia fare bene.

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Come dovrei promuovermi sui social media?

Sui canali social pubblico quello che mi piace fare e quella che è la mia quotidianità, in maniera sincera e diretta. Poi di conseguenza questo innesca il desiderio e capita che chi guarda i miei lavori mi chieda il prezzo o la fattibilità. Utilizzo la "logica del giardino e delle farfalle": non cerco le farfalle in giro per la campagna ma mi occupo di curare bene il mio giardino, affinché le farfalle vengano da me quando sono pronte.

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Come sentirmi soddisfatto dei miei risultati?

Ben venga non sentirsi soddisfatti del proprio lavoro, perché significa che si sta facendo bene!

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Come risollevarsi da un fallimento?

Ogni volta che lavoro a un progetto per me in qualche modo è un piccolo fallimento, anche se ottengo un grande risultato. Perché so che devo sempre alzare l'asticella: guardare i difetti di un progetto mi aiuta a ricordami che la prossima volta dovrò fare meglio.

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Come si rimane motivati e ispirati?

Fare sempre cose diverse, anche al di là del lavoro, è quello che mi ha aiutato a rimanere motivato e ispirato. Non ho perso la motivazione facendo tanto sport!

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Dovrei restare in Italia?

Sì, consiglio di restare in Italia! Per me il viaggio o l'esperienza all'estero è da intendere come strumento di scoperta e crescita.

8 grazie

Un consiglio per i giovani designer?

Segui i tuoi sogni!

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