Creativi

È assurdo che l’Italia sia l’unico Paese europeo in cui la nostra professione non è riconosciuta. Bisogna battersi su questo punto, perché avere un Ordine dei Designer significherebbe riconoscere questa professione a livello nazionale.

Qual è il tuo lavoro?

Lavoro come designer industriale freelance, vivo a Torino ma lavoro anche per l'estero.

Come devo scrivere il curriculum?

Il curriculum dovrebbe essere di una pagina, massimo fronte-retro, possibilmente anche solo fronte (però dipende anche dal numero di esperienze professionali che uno ha). A livello di informazioni, devono esserci quelle di base più una descrizione personale extra. Come designer mi aspetto che il layout scelto per il curriculum sia personale e non scaricato dal sito dell'Unione Europea.

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Soft skills... cioè?

Secondo me è utile indicare sul curriculum le proprie soft skills, perché dimostri di sapere che cosa sono e di riconoscerle come abilità essenziali da avere sul lavoro. Purtroppo capita che molti dichiarino di possedere soft skills che poi, di fatto, non hanno. Questo è sbagliato e controproducente, perché così facendo si rischia di creare false aspettative nel datore di lavoro o nei clienti. Sincerità prima di tutto!

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Come affronto un colloquio?

A un colloquio bisognerebbe essere sempre molto umili ma non per questo rassegnati. Alla fine dell'incontro penso sia importante fare anche qualche domanda in più per comprendere meglio la realtà per cui ti stai candidando. Dimostra che sei veramente interessato alla posizione lavorativa o comunque che sei una persona che tiene alla propria professione. Però se queste domande vengono poste con poca umiltà o nella maniera sbagliata può essere controproducente, e questo cambia anche da Paese a Paese. Ad esempio ho studiato in Danimarca e lì alcune cose si possono dire in un modo diverso da come facciamo in Italia, e viceversa. Riguardo a come vestirsi è difficile, non posso dire che non conti perché ha la sua importanza e dipende dal contesto per il quale ci si presenta. Se andassi in una grande azienda che opera nel campo del design, quantomeno una camicia la metterei. Non dico di andare in giacca e cravatta... Ma ecco, eviterei i pantaloncini corti o, nel caso di una ragazza, una maglietta molto scollata.

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Cosa si aspetta da me il team?

Poter parlare in modo schietto di qualsiasi cosa aiuta a lavorare bene in team ed è una qualità che apprezzo molto in un compagno di squadra. È un comportamento che incentiva tutti a parlare apertamente. Un'altra cosa che apprezzo è saper prevedere e gestire i problemi in autonomia. Se un fornitore mi chiamasse per dirmi che il colore di una stampa non ha reso come avrebbe dovuto, e in quel momento mi sto occupando di un altro progetto, apprezzerei molto se un compagno di squadra prendesse in carico il problema anche senza aspettare un feedback o senza dire: "Ma quello era compito tuo". La capacità di sostenersi a vicenda è molto importante.

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Cosa si aspetta da me il capo?

Il capo si aspetta puntualità, intraprendenza e onestà.

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Se mi metto in proprio devo rinunciare al weekend?

Soprattutto all'inizio sì, metti in conto di rinunciare al weekend. Ricordandoti però che non puoi rinunciarci per sempre: bisogna anche ritornare ad averli, i weekend. Però la prima fase, soprattutto se non hai aiuti, è molto, molto dura. Forse trasformerei la domanda in: "Se mi metto in proprio dovrò essere flessibile?", allora assolutamente sì, la flessibilità è tutto. Mi capita di lavorare tre weekend di seguito e poi di prendermi una settimana di pausa. Purtroppo o per fortuna è così, se vuoi avere orari fissi, tutto perfettamente programmato, se ti metti in proprio non è possibile.

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Quanto è importante il percorso di studi?

Il percorso di studi è di sicuro importante, io mi sono laureato in Design e Comunicazione visiva al Politecnico di Torino e ho fatto un master in Industrial Design in Danimarca. Sono soddisfatto dei miei studi perché effettivamente mi è capitato di vedere che chi ha avuto un percorso diverso è arrivato meno preparato al mondo del lavoro. E la preparazione conta molto nel nostro campo. Allo stesso tempo, è vero che le competenze che non hai acquisito studiando puoi recuperarle se hai la fortuna di fare dei buoni stage o di incontrare persone valide nel tuo percorso lavorativo, che riescano a insegnarti ciò che non ti è stato insegnato durante gli studi e anche di più.

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Come si diventa bravi nel proprio lavoro?

Oggi tenersi informati è importante. Bisogna essere costantemente aggiornati sia sul lavoro dei colleghi (nel mio caso altri product designer), sia sulle innovazioni nel mondo della scienza, delle nuove tecnologie e delle scoperte ingegneristiche. Inoltre è assolutamente importante studiare la Storia, a volte alle fiere di settore vedo designer che pensano di aver scoperto l'acqua calda quando magari, in realtà, sono cose che facevano già negli anni '70. Rimanere aggiornati e al passo coi tempi, senza dimenticare la Storia, è una delle cose più importanti da fare.

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Come dovrei presentare il mio lavoro?

La presentazione è tutto. Il portfolio dev'essere perfetto, maniacale, così come il sito web. I social vanno gestiti con molta attenzione... Non so se io, per primo, ne sia capace, però posso dire questo: se usi i social per promuovere il tuo lavoro, promuovi il tuo lavoro. Non promuovere su Instagram, insieme ai tuoi lavori, anche il piatto di pasta al ristorante o la gita con gli amici. Perché l'occhio vuole la sua parte ed è importante sapersi presentare sempre al meglio e con autocritica (ad esempio il mio sito web sarebbe già da rifare... Ho poco tempo per farlo però è in programma). Il portfolio va continuamente aggiornato, in inglese e in italiano, evitando errori di ortografia. È quello che fa la differenza e ti fa conquistare un nuovo cliente o vincere un posto di lavoro.

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Dovrei restare in Italia?

Io ho studiato più all'estero che in Italia, sono tornato e per 6/7 mesi ho lavorato per l'estero da qui. Penso che il nostro Paese non sia male, chi ha avuto l'opportunità di fare esperienza fuori avrà visto che le università e i professionisti stranieri cercano i designer italiani. È molto utile riuscire a rimanere a lavorare in Italia ma allo stesso tempo avere uno sguardo all'estero a livello di frequentazioni, contatti, clienti. Nella mia esperienza il problema che ho riscontrato è che in Italia siamo di più e c'è molta più competizione. In Danimarca, per esempio, i designer sono molti meno e ricevono un sacco di agevolazioni dallo Stato. Qui non abbiamo un ordine professionale riconosciuto, che di per sé già aiuterebbe molto perché significherebbe riconoscere questa professione a livello nazionale. È assurdo che l’Italia sia l’unico Paese europeo in cui la nostra professione non è riconosciuta. Bisogna battersi su questo punto, perché avere un Ordine dei Designer darebbe risalto a questa figura professionale e molte più aziende, oggi, ne scoprirebbero l'importanza.

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Un consiglio per i giovani designer?

Ai giovani designer consiglio di avere tanta determinazione e perseveranza.

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