Creativi

È assurdo che l’Italia sia l’unico Paese europeo in cui la nostra professione non è riconosciuta. Bisogna battersi su questo punto, perché avere un Ordine dei Designer significherebbe riconoscere questa professione a livello nazionale.

Qual è il tuo lavoro?

Lavoro come designer industriale freelance, vivo a Torino ma lavoro anche per l'estero.

Come devo scrivere il curriculum?

Il curriculum dovrebbe essere di una pagina, massimo fronte-retro, possibilmente anche solo fronte (però dipende anche dal numero di esperienze professionali che uno ha). A livello di informazioni, devono esserci quelle di base più una descrizione personale extra. Come designer mi aspetto che il layout scelto per il curriculum sia personale e non scaricato dal sito dell'Unione Europea.

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Soft skills... cioè?

Secondo me è utile indicare sul curriculum le proprie soft skills, perché dimostri di sapere che cosa sono e di riconoscerle come abilità essenziali da avere sul lavoro. Purtroppo capita che molti dichiarino di possedere soft skills che poi, di fatto, non hanno. Questo è sbagliato e controproducente, perché così facendo si rischia di creare false aspettative nel datore di lavoro o nei clienti. Sincerità prima di tutto!

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Cosa si aspetta da me il team?

Poter parlare in modo schietto di qualsiasi cosa aiuta a lavorare bene in team ed è una qualità che apprezzo molto in un compagno di squadra. È un comportamento che incentiva tutti a parlare apertamente. Un'altra cosa che apprezzo è saper prevedere e gestire i problemi in autonomia. Se un fornitore mi chiamasse per dirmi che il colore di una stampa non ha reso come avrebbe dovuto, e in quel momento mi sto occupando di un altro progetto, apprezzerei molto se un compagno di squadra prendesse in carico il problema anche senza aspettare un feedback o senza dire: "Ma quello era compito tuo". La capacità di sostenersi a vicenda è molto importante.

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Cosa si aspetta da me il capo?

Il capo si aspetta puntualità, intraprendenza e onestà.

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Se mi metto in proprio devo rinunciare al weekend?

Soprattutto all'inizio sì, metti in conto di rinunciare al weekend. Ricordandoti però che non puoi rinunciarci per sempre: bisogna anche ritornare ad averli, i weekend. Però la prima fase, soprattutto se non hai aiuti, è molto, molto dura. Forse trasformerei la domanda in: "Se mi metto in proprio dovrò essere flessibile?", allora assolutamente sì, la flessibilità è tutto. Mi capita di lavorare tre weekend di seguito e poi di prendermi una settimana di pausa. Purtroppo o per fortuna è così, se vuoi avere orari fissi, tutto perfettamente programmato, se ti metti in proprio non è possibile.

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Quanto è importante il percorso di studi?

Il percorso di studi è di sicuro importante, io mi sono laureato in Design e Comunicazione visiva al Politecnico di Torino e ho fatto un master in Industrial Design in Danimarca. Sono soddisfatto dei miei studi perché effettivamente mi è capitato di vedere che chi ha avuto un percorso diverso è arrivato meno preparato al mondo del lavoro. E la preparazione conta molto nel nostro campo. Allo stesso tempo, è vero che le competenze che non hai acquisito studiando puoi recuperarle se hai la fortuna di fare dei buoni stage o di incontrare persone valide nel tuo percorso lavorativo, che riescano a insegnarti ciò che non ti è stato insegnato durante gli studi e anche di più.

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Come si diventa bravi nel proprio lavoro?

Oggi tenersi informati è importante. Bisogna essere costantemente aggiornati sia sul lavoro dei colleghi (nel mio caso altri product designer), sia sulle innovazioni nel mondo della scienza, delle nuove tecnologie e delle scoperte ingegneristiche. Inoltre è assolutamente importante studiare la Storia, a volte alle fiere di settore vedo designer che pensano di aver scoperto l'acqua calda quando magari, in realtà, sono cose che facevano già negli anni '70. Rimanere aggiornati e al passo coi tempi, senza dimenticare la Storia, è una delle cose più importanti da fare.

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Dovrei restare in Italia?

Io ho studiato più all'estero che in Italia, sono tornato e per 6/7 mesi ho lavorato per l'estero da qui. Penso che il nostro Paese non sia male, chi ha avuto l'opportunità di fare esperienza fuori avrà visto che le università e i professionisti stranieri cercano i designer italiani. È molto utile riuscire a rimanere a lavorare in Italia ma allo stesso tempo avere uno sguardo all'estero a livello di frequentazioni, contatti, clienti. Nella mia esperienza il problema che ho riscontrato è che in Italia siamo di più e c'è molta più competizione. In Danimarca, per esempio, i designer sono molti meno e ricevono un sacco di agevolazioni dallo Stato. Qui non abbiamo un ordine professionale riconosciuto, che di per sé già aiuterebbe molto perché significherebbe riconoscere questa professione a livello nazionale. È assurdo che l’Italia sia l’unico Paese europeo in cui la nostra professione non è riconosciuta. Bisogna battersi su questo punto, perché avere un Ordine dei Designer darebbe risalto a questa figura professionale e molte più aziende, oggi, ne scoprirebbero l'importanza.

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Un consiglio per i giovani designer?

Ai giovani designer consiglio di avere tanta determinazione e perseveranza.

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