Primo lavoro

Come affronto un colloquio?

Bella storia.

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Alcuni psicologi ritengono che il momento più importante per fare buona impressione siano i primi 10 secondi. Secondo questa teoria, ti giochi tutto tra quando bussi, giri la maniglia, "Buongiorno, sono...", stringi la mano (magari non sudata) e ti siedi. Finito. Beh, secondo me non è proprio così, ma un fondo di verità c'è sicuramente. Il linguaggio non verbale è fondamentale, così come essere educati. Non esiste un unico modo di presentarsi a un colloquio, in generale è utile aver studiato da prima la situazione. Adattarsi all'ambiente. Un colloquio creativo probabilmente non richiederà giacca e cravatta, ma magari meglio evitare la maglia col buco o i pantaloni strappati. A volte invece conta di più fare colpo con qualche particolare ad effetto. Una maglietta divertente, per esempio: ma tieniti pronto a motivare la scelta! Cosa evitare: al di là di rumori digestivi, sbadigli o piedi sul tavolo, la scelta migliore è non esagerare e adattarsi a ciò che sta accadendo.

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Quello che NON consiglio, è di arrivare a un colloquio con richieste economiche, rischia di mettere in secondo piano la tua volontà di far parte dell'azienda. Sicuramente ci sarà un momento in cui si parlerà di soldi, ma non è la prima domanda da fare... aspetta che sia l'azienda a parlarne. Oggi, se dovessi rimettermi in gioco e affrontare un colloquio, per quanto riguarda me non sceglierei un abito formale, nemmeno se richiesto, perché bisogna essere se stessi. L'altro giorno sono salito sul palco del Teatro alla Scala a ritirare un premio ed ero in t-shirt e cappellino, perché io sono questo. Per un certo periodo della mia vita lavorativa lo avevo dimenticato e mi adattavo all'ambiente in cui andavo, ma non è questo aspetto che comunica la credibilità di un professionista.

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L'importante è essere sincero, mostrarti per come sei davvero. Non devi per nessun motivo fingere di essere chi non sei, perché poi non potrai essere quest'altra persona ogni giorno! È importante rispettare le condizioni ed essere se stessi in modo sereno e positivo.

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Per il colloquio dico sempre una cosa: non bisogna essere formali o informali, bisogna essere coerenti con il contesto per il quale ci si presenta. Per cui prima di andare da un cliente devo studiare il posto e cercare il più possibile di risultare coerente con quell'ambiente. Se si tratta di un ambiente molto formale, dovrò essere formale, anche se la mia indole è diversa. Se devo andare a lavorare dove c'è un dress code, cercherò di adeguarmi a quel dress code. Se invece devo andare a lavorare per MTV, magari non sarò formale. Non c'è un'unica risposta, la regola è cercare di essere coerenti con il contesto nel quale ci si vuole inserire.

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Come presentarsi a un colloquio dipende dal tipo di ambiente, bisogna fare un po' di ricerca prima. Magari anche solo dalle foto si può capire se l'ambiente è più o meno formale. Di solito negli ambienti creativi non ci si aspetta la giacca e cravatta e anzi sembrerebbe strano, perché neppure i nostri direttori vestono in giacca e cravatta. Mettono la camicia e magari la giacca nei momenti importanti ma, di solito, non sono assolutamente ambienti formali. Sicuramente presentarsi in modo curato, perché la prima impressione è importante. Quello che dico dei colloqui, è di arrivare preparati. Il colloquio non è vado lì, mi siedo e conversiamo. Dev'essere qualcosa che ho preparato prima, non dovete improvvisare. Informatevi bene sull'azienda, su com'è strutturata, che cosa fa, la sua storia. Poi online ci sono tantissimi articoli sul tema, può sembrare sciocco ma soprattutto per un neolaureato può aiutare, perché è tipico che generalmente, per mettere a proprio agio, si parta con una domanda aperta. Tipo, raccontami il progetto, gli aspetti più importanti, cosa ti è piaciuto di più o cosa cambieresti, cose di questo tipo. Quindi preparatevi! Più riuscite a prepararvi, più eviterete errori dati dall'inesperienza. Nessuno è in grado di affrontare un colloquio alle prime armi, più ne farete più sarete preparati.

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Il modo migliore per affrontare un colloquio è capendo gli obiettivi personali e aziendali di chi ti sta di fronte. Informandoti sulla sua situazione e mostrando come potresti aiutarlo nei suoi obiettivi.

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Un colloquio sarebbe da affrontare in maniera tranquilla, anche se è come quando ti dicono: "Stai calmo". Se sono agitato, non sto calmo! Bisogna andare consapevoli che non è un esame di stato che ti mette un voto, perché durante il colloquio stai facendo anche tu l'esame a chi ti sta intervistando. È uno scambio, anche tu devi capire se quella realtà potrebbe andare bene per te. Quindi rimani rilassato e coerente con quello che sei. È inutile metterti in giacca e cravatta se fino a un attimo prima eri in jeans, perché risulterai poco consono. Consiglio soprattutto di essere molto disponibile a raccontare di te. I miei amici recruiter mi dicono che spessissimo le persone cadono quando si sentono rivolgere domande più personali, tipo: "Mi parli di lei". Cadono tutti... non si può cadere lì! È fondamentale e, a parità di competenze, è quello che ti distingue da un altro.

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Purtroppo o per fortuna viviamo in un mondo che ha convenzioni sociali, regole di buon costume e di "presentabilità". Presentarsi in maniera curata fa parte di quegli aspetti valutati in maniera positiva nell'immaginario comune. Arrivare a un colloquio ordinato, profumato, vestito bene, aiuta chi hai di fronte a immaginare una certa cura anche nel lavoro che fai. E poi, forse sembra scontato, sono dell'idea che quando si ha l'occasione di un colloquio di lavoro sia importante dimostrarsi interessati, attivi e reattivi. Cercare di presentarsi nel miglior modo possibile, enfatizzando i propri punti di forza.

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Quando ho fatto un colloquio ho sempre cercato di essere il più possibile a mio agio con me stesso. Il modo in cui mi vestivo, come mi comportavo, i progetti che facevo vedere erano sempre scelti per fare in modo di trovarmi in una situazione in cui stessi bene. Poi se ricevevo feedback positivi, voleva dire che potevano esserci buoni presupposti.

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La cosa fondamentale di un colloquio è saper essere se stessi, saper essere rilassati e dimostrare volontà e sicurezza. Per quanto riguarda l'abbigliamento credo basti seguire le regole del buon senso comune.

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Tra le cose da non fare, eviterei di arrivare in ritardo! L'abito non fa il monaco, ma devi vestirti in modo decorso, che significa non presentarti in canottiera o con le ciabatte. Se ti proponi per un lavoro creativo, in giacca e cravatta no (ma magari per un colloquio in banca sì). Porta il curriculum e il portfolio con te e soprattutto dimostra di conoscere l'azienda per la quale ti stai candidando, magari raccontando un progetto che ti è piaciuto particolarmente dell'azienda oppure "Mi piace il vostro profilo Instagram" o "Ho apprezzato le nuove foto che avete messo sul sito". Questo secondo me fa la differenza!

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Durante il colloquio penso che bisogna essere formali il giusto, senza esagerare. Lavoriamo in un settore in cui tutta questa formalità non esiste, però capisco che per lavorare in un'agenzia o in un'azienda abbia il suo valore. Essere sempre aperti, gentili e disponibili: quando l'atteggiamento è questo, penso che il modo in cui ti vesti non faccia alcuna differenza.

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A parte essere bravo tecnicamente o avere potenzialità tecniche, devi far trasparire l'entusiasmo che hai, è quello che deve emergere. Poi una cosa che guardo tanto è l'apertura mentale: non farsi spaventare dai problemi, cercare di risolverli anche in autonomia. È un aspetto che facciamo fatica a trovare, quindi lo apprezzo particolarmente. Consiglio: è assolutamente importante conoscere l'interlocutore e la realtà per la quale ti stai presentando. Se arrivi preparato vuol dire che ti sei interessato, hai fatto ricerca e trovi argomenti su cui discutere.

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Al primo colloquio l'immagine vale molto più della sostanza, purtroppo. Bisogna essere designer sia dentro che fuori. Essere preparati e sicuri di quel che si sa fare e anche di ciò che non si sa fare. Nei colloqui dei neolaureati non si cercano grandi esperienze, si cerca l'attitudine al design e alla progettazione.

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Un colloquio si deve affrontare sempre in modo professionale, dal dress code alla conoscenza della realtà in cui stai andando a presentarti. Sapere che cosa vuoi e qual è il tuo valore sono tra le accortezze da avere. All'inizio è normale sbagliare, le prime volte sono così, ma è importante cercare di essere il più preparato possibile - ci sono articoli e amici a cui poter chiedere.

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Indubbio, durante il colloquio il colpo d'occhio c'è. Nel nostro ufficio noi, per primi, non siamo formali e vogliamo che non lo sia neanche il nostro ambiente di lavoro. All'appuntamento, anche se la giacca non è necessaria, puoi dimostrare quanto ci tieni da come ti presenti. Ci è capitato che qualcuno venisse al colloquio dicendo: "Ah, non ho il curriculum... Te lo invio e lo stampi un attimo?". Sicuramente è apprezzato chi arriva con il proprio computer carico e un portfolio cartaceo da mostrare. Non arrivare impreparato e non dare per scontato che all'altro interessi più di quanto interessa a te.

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Per la mia esperienza il colloquio è una parte importante, ma è determinante anche il lavoro che viene prima. Nel senso che si crea un'aspettativa già dalle prime interazioni, quando si chiede un appuntamento e ci si organizza per incontrarsi. Quello che poi avviene durante il colloquio dev'essere una conferma, ponendosi sempre in maniera molto educata. Bisogna sempre cercare di essere coerenti con quello che si vuole raccontare di se stessi. Una cosa che trovo davvero fastidiosa sono i colloqui troppo "pettinati", perché diventano dei cliché. A me non interessano i cliché, mi interessa capire se la persona è adatta a lavorare con me, secondo diversi punti di vista. Allo stesso tempo, quando mi è capitato di propormi per una posizione, ho sempre cercato di capire se il posto fosse adatto ai miei valori. Se fosse un posto in cui, in qualche modo, avrei potuto portare valore: per capirlo, durante un colloquio è fondamentale fare domande.

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È importante leggere il contesto, devi capire dove sei e con chi stai parlando, se l'atmosfera che si crea ti permette certe liberà oppure no. Se ti proponi da "venditore" parla lentamente e fatti comprendere, perché se parli in fretta e parli troppo c'hai l'ansia, e io non comprerò mai niente da te. Se invece ti dimostri calmo e sicuro, è molto più facile che mi fidi. Devi sapere di cosa stai parlando, senza dover strafare, perché se lo fai stai cercando di dimostrare qualcosa che non sai davvero. Se invece sei sereno e tranquillo e le cose che dici le sai, ti dimostri sicuro e ispiri fiducia. Ci è capitato anni fa di non scegliere un visual designer con altissime competenze (era davvero bravissimo) che si era presentato un po' troppo come super star – e sei appena uscito da una scuola, non puoi fare la super star. Ci sono ancora tantissime pagnotte che devi mangiare, ok sei bravissimo, però... anche meno. Per formazione personale io sono per essere sicuri, se stessi e modesti – non falsamente modesti, ma solo... modesti.

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Per fare una buona impressione a un colloquio è inutile "travestirsi". Apprezzo quando le persone si presentano in modo spontaneo, per quello che sono. L'etichetta non è più importante, oggi si vive molto casual. Nel nostro settore è importante che una persona arrivi al colloquio presentandosi per quello che è.

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Da evitare assolutamente: ritardare senza avvisare (questo vale da ambo le parti). Rispetto al come presentarsi, credo che la verità – a meno di esigenze, settori o aziende particolari per cui un dress code è d'obbligo – stia nel mezzo: né pinguini ingessati né, soprattutto, sciatti o volgari. L'importante è sentirsi a proprio agio negli abiti che indossi, inconsciamente aiuta (e non poco) a rilassarsi in una situazione per definizione un po' "tesa".

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A un colloquio è importante come ci si veste. Non esiste un outfit fisso che vada bene per tutto ma conviene studiare l'ambiente dove si va e rispettare il livello di formalità richiesto. Dopodiché mai utilizzare colori troppo vivaci, soprattutto il rosso o l'arancione, è sempre meglio comunicare una certa serenità. Anche per quegli incarichi che richiedono di essere "frizzanti", sempre comunicare serenità. Quindi colori neutri, azzurri chiari, blu, verdi. Altra cosa molto importante è evitare di gesticolare eccessivamente e non comunicare "chiusura" con la prossemica: non incrociare le braccia, non tenere le mani sui polsi, non continuare a toccarsi i capelli, non incrociare le gambe... semplicemente dimostrare apertura e serenità, con un bel sorriso.

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Durante un colloquio apprezzo la genuinità, una persona che abbia fiducia in se stessa e nelle proprie competenze, che si ponga in maniera semplice e spontanea. La finta impostazione ha breve durata, è un fatto circostanziale.

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Come presentarsi a un colloquio dipende molto dall'ambiente e da chi ti trovi di fronte, probabilmente capire le situazioni è la soft skill più importante. Penso che, in generale, soprattutto nel nostro ambito, non bisogna essere troppo formali. Nello studio in cui lavoravo prima era davvero importante saper "stare al gioco", saper scherzare. Anche perché chi ti fa il colloquio è di fatto un collega che dovrà stare con te tutti i giorni, e se sei troppo formale e rigido non dai l'impressione di essere una persona piacevole con cui passare molto tempo insieme.

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La risposta vera è che non lo so, come si affronta un colloquio. Ne ho fatti tanti ma non mi sembra che ci sia una formula vincente. Ricordo con ironia la frase di Tibor Kalman, che diceva: "Pensate come una rockstar e vestitevi come un assicuratore". Sicuramente la forma ha la sua importanza ma non parlo di eleganza, piuttosto di una certa cura. L'eleganza è qualcosa di spontaneo ed è inutile simularla o cercare di ottenerla con un abbigliamento formale. Se parliamo di atteggiamento, un colloquio non andrebbe affrontato come un'interrogazione ma bisognerebbe mantenere una certa spontaneità: sono più attirato dall'umanità che dallo sfoggio di nozioni.

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Durante un colloquio bisogna essere se stessi, perché il nostro non è un mestiere dove diventa necessario indossare maschere: chi è bravo lo è sempre e in qualsiasi "veste".

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Mi rendo conto che non sia facile mostrarsi a proprio agio durante un colloquio, ma la spontaneità paga sempre. Senza rischiare di sembrare esagerati, è importante far percepire quanto sei "preso bene", trovo sia una caratteristica fondamentale nel nostro campo, forse molto più che in altri. Quasi sempre i designer si concentrano unicamente sul portfolio, quando invece in un colloquio capisci e valuti un sacco di altre cose della persona che hai davanti. A proposito del portfolio, che ovviamente è fondamentale, è importante mostrare lavori che siano in linea con ciò che fa lo studio. Mi ricordo che una volta avevo portato una selezione di lavori in base al mio gusto personale e, all'epoca, mi interessavano solo caratteri tipografici e stampe. A fine colloquio mi avevano detto: "Bene Davide, però volevo chiederti una cosa: tu lo sai usare InDesign?". E lì mi sono detto: "Ok, forse devo rivedere un attimo il metodo con cui seleziono i lavori da mettere in portfolio".

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In un candidato valuto innanzitutto il portfolio e la qualità dei lavori, naturalmente tarandolo in base all'età e all'esperienza. Apprezzo molto quando mi presentano lavori che esprimono anche proprie passioni o interessi personali. Per esempio un progetto personale da cui emergono competenze e discipline trasversali, come l'interesse per la musica o le piante, o qualsiasi altra cosa.

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Riguardo all'abbigliamento, è importante che sia qualcosa che ti rispecchi. Se ti vesti per gli altri, cercando di assomigliare a quel profilo che pensi apprezzino... È una messa in scena che non funzionerà mai e le persone si accorgeranno che non ti senti a tuo agio in quel vestito. Lo stesso vale per l'atteggiamento e non solo per l'abito: se ti fingi disinvolto e non lo sei, non funzionerà. Consiglio di vestirsi secondo la propria personalità e di comportarsi allo stesso modo.

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A un colloquio bisognerebbe essere sempre molto umili ma non per questo rassegnati. Alla fine dell'incontro penso sia importante fare anche qualche domanda in più per comprendere meglio la realtà per cui ti stai candidando. Dimostra che sei veramente interessato alla posizione lavorativa o comunque che sei una persona che tiene alla propria professione. Però se queste domande vengono poste con poca umiltà o nella maniera sbagliata può essere controproducente, e questo cambia anche da Paese a Paese. Ad esempio ho studiato in Danimarca e lì alcune cose si possono dire in un modo diverso da come facciamo in Italia, e viceversa. Riguardo a come vestirsi è difficile, non posso dire che non conti perché ha la sua importanza e dipende dal contesto per il quale ci si presenta. Se andassi in una grande azienda che opera nel campo del design, quantomeno una camicia la metterei. Non dico di andare in giacca e cravatta... Ma ecco, eviterei i pantaloncini corti o, nel caso di una ragazza, una maglietta molto scollata.

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Al colloquio sicuramente bisogna essere onesti: sia su cosa sai fare, sia su quello che vorresti fare. Non ci si aspetta che ti debba piacere tutto e fingere è inutile perché verrà fuori. Certo si può imparare qualsiasi cosa nella vita, ma ognuno ha le proprie predisposizioni ed è meglio assecondarle o sarà tutto molto faticoso! Poi è molto importante la puntualità, perché sia il ritardo che l'anticipo possono essere elementi che scombinano la pianificazione di un flusso di lavoro. Vedere una persona organizzata e ordinata aiuta a immaginare come si inserirebbe all'interno di un team.

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Per affrontare un colloquio, inizierei banalmente da "cerca di essere te stesso". Anche con l'abbigliamento, mi piace che i vestiti siano espressione di me – se devo fare un colloquio, magari guardo di non avere la macchietta sui pantaloni. Detto ciò, è bene scegliere un po' come vestirsi in base alla persona con cui vado a parlare. Se devo andare da Unicredit ci vado in giacca e cravatta, se devo andare in posto dove lavorano tante figure diverse, mi uniformo a quello che è il trend dello studio.

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Da noi non è particolarmente importante come ti vesti – ovviamente farebbe strano vedere arrivare un candidato in canotta. L'importante è far notare durante il colloquio che hai fatto i tuoi compiti: sai dove ti stai candidando e non sono il quindicesimo a cui hai mandato la richiesta (e magari preferiresti un altro). Sembrano cose banali ma dovrebbe emergere: "Voglio veramente lavorare da voi, ho visto quello che avete pubblicato sui social, gli ultimi vostri lavori". E poi arrivare in orario, penso che sia fondamentale. Arrivare in ritardo sin dal primo colloquio renderebbe le cose complicate.

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Credo che mostrare rispetto e una certa attenzione a come ci si presenta sia importante, ma non dev'essere eccessiva e bisogna sempre sentirsi a proprio agio.

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Se fai domanda per un lavoro creativo, mi aspetto di vedere cura e creatività in come ti vesti.

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