Lavoro creativo

Come risollevarsi da un fallimento?

Aiuto, ho sbagliato tutto. Che faccio?

11 risposte

Ogni volta che lavoro a un progetto per me in qualche modo è un piccolo fallimento, anche se ottengo un grande risultato. Perché so che devo sempre alzare l'asticella: guardare i difetti di un progetto mi aiuta a ricordami che la prossima volta dovrò fare meglio.

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Ho chiuso una ditta per poi riaprila... Più "fallimento" di così! I fallimenti servono tantissimo e mia madre diceva sempre: "Chi non fa, non sbaglia". Bisogna mettersi nell'ottica che se si lavora e si fanno cose, gli sbagli capiteranno, l'importante è come si cerca di risolverli. Non bisogna demoralizzarsi ma imparare lezioni utili per cercare il più possibile di non ripetere gli stessi errori, con la consapevolezza che non ripeterai quelli vecchi ma ne farai di nuovi.

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Il fallimento è conditio sine qua non per il successo: non c'è successo senza fallimento!

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Il fallimento fa sempre esperienza, succede di sbagliare. Incazzarsi non serve a nulla, è importante cercare di capire dove ho sbagliato, senza farsi abbattere. Se lavori in un team e ti abbatti, distruggi il morale degli altri. La mia filosofia adesso è cercare di non essere troppo influenzato da questa cosa, cerco di capire con il cliente cosa non è andato bene: avere un feedback esterno può aiutarti a capire dove hai sbagliato e a non rifare più lo stesso errore.

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Se ti capita che qualcosa vada storto, prima di tutto non pensare che sia colpa del collega o del cliente cattivo. Se hai la coscienza a posto puoi farlo tranquillamente, ma è molto più utile mettersi lì e cercare di capire il perché dell'insuccesso, da che cosa è stato causato. Analizza il fallimento come un problema, dove il gioco è risolverlo: dalla prossima volta lavorerai di più su quell'aspetto. Ti risollevi sempre, perché se sai di aver lavorato bene raramente è un fatto disastroso. Se invece inizi a saltare frequentemente le consegne o a lavorare con poco impegno senza credere davvero in ciò che fai... Allora sì, può capitare di dover affrontare un fallimento più grande.

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Bisogna prendere un po' dalla logica anglosassone: fare errori o fallire sul lavoro ti aiuta a costruire il tuo percorso professionale. Nel medio e lungo periodo il fallimento può essere un'esperienza positiva perché ti insegna delle cose. Non per essere ottimisti per forza, ma perché si impara sia dalle esperienze positive che da quelle negative. Sbagliare fa parte del gioco... Chi di noi non l'ha fatto?! Sono consapevole di aver fatto errori nel corso della mia carriera, anche grandi, e questo mi è servito a evitare di rifarli. Da un fallimento non devi risollevarti, nel senso che non ce n'è bisogno: volti pagina e vai avanti. Il fallimento è un mattoncino che ti consente di costruire il tuo futuro professionale, così come i successi. Nel mondo anglosassone questo è assolutamente normale e non esiste il concetto di "fallimento".

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Posso dire tranquillamente che ho avuto progetti più di successo e altri che di fatto non sono andati bene. Questo capita a tutti. Penso sia assolutamente normale e le motivazioni possono essere tantissime. Il punto è proprio riuscire a capire, dietro qualcosa che non va bene, quale sia la motivazione. Se da qualcosa che non è andato bene capisco che cosa non ha funzionato, questo mi aiuterà ad evitarlo in futuro.

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Per superare un fallimento bisogna pensare che il passato non lo cambi e puoi solo fare meglio la prossima volta, se hai capito le cause.

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Se sbagli buttati subito in qualcos'altro, non per dimenticare ma per mettere in pratica le cose che hai imparato, il bagaglio di esperienza che ti porti dietro. C'è sicuramente un momento di riflessione, se c'è un fallimento. L'unico modo per uscirne è portarti dietro gli insegnamenti nati da questa riflessione e metterli in pratica nelle esperienze successive.

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Spesso trovo che un fallimento lavorativo sia qualcosa legato al rapporto umano con il cliente, che può essere una persona totalmente diversa da te. Nell'instaurare un rapporto con il cliente, una delle cose più difficili è arrivare a un equilibrio, a un rapporto di fiducia. Può esserci un fallimento laddove il rapporto con il cliente, per qualche ragione, si deteriora e tu magari, pur avendo fatto un buon lavoro, quel cliente non l'avrai più. Perché magari da entrambe le parti non c'è più il desiderio di lavorare insieme (le ragioni possono essere mille: il taglio del budget, lo stress). Ma questo non per forza dev'essere preso come un fallimento, a volte è semplicemente un turn-over: puoi essere "l'agenzia prima" o "l'agenzia dopo"... I clienti a volte hanno semplicemente voglia di cambiare, anche se si sono trovati bene.

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Un fallimento si supera con tanta passione. Ci si rimbocca le maniche e lo si affronta pensando ai sacrifici fatti fino a quel momento.

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