In proprio

Lavorare da casa è una buona idea?

Anche se è la casa di mamma e papà?

10 risposte

Quando ho aperto Zandegù ho lavorato da casa i primi tre anni, poi in un coworking, poi ho affittato un ufficio, poi ho di nuovo lavorato da casa e alla fine ho preso una sede. Lavorare da casa ha i suoi vantaggi... Ad esempio, fai tre metri e sei in ufficio. C'è da dire però che c'è un certo abbruttimento – quella cosa del pigiama è vera – non conosci nessuno, fai meno rete e, se non hai una stanza extra da adibire a ufficio, lavori sul tavolo della cucina. Separare la vita privata dal lavoro, alla lunga, può diventare frustrante. Però bisogna essere pragmatici: se all'inizio della tua carriera non hai tanti soldi, lavorare da casa è un bene e non ti renderà meno professionale. Se hai delle riunioni, vai in un bel bar o affitti la sala di un coworking.

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Sempre salvo eccezioni, oggi non ha più alcun valore da dove lavori. Se lavori da casa e lavori bene, puoi farlo anche in un parco, in un bar o in un ristorante... A patto che il tuo livello di output sia eccellente. L'azienda che ha fondato Wordpress e che ha un valore di miliardi di dollari, ha centinaia di dipendenti e tutti lavorano da remoto.

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Lavorare da casa è una tendenza sempre più sentita e dibattuta, sia per motivi pratici e di contenimento dei costi, sia perché risolve alcune problematiche pratiche e logistiche. Personalmente non giudico positivamente lavorare da casa principalmente per due ragioni: la prima è che desidero avere dei momenti di separazione tra la vita privata e quella lavorativa, e lavorare da casa spesso ti costringe a fare un miscuglio da cui è difficile uscire; la seconda è che lavorare da casa non sempre viene giudicato positivamente dai clienti. Se hai aspirazioni importanti avere un ufficio ti aiuta, perché dai un'immagine di te più professionale.

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Penso che sia importante distinguere il lavoro dalla vita privata, anche se poi bisogna fare i conti con le necessità. Io stesso per certi periodi – neanche tanto brevi – ho lavorato da casa. Adesso ho uno studio piccolissimo fuori città, mi sono un po' riavvicinato alla dimensione casalinga perché contestualmente è simile. Il fatto di poter lavorare insieme ad altre persone in un posto che non è casa tua genera sicuramente dinamiche positive. Ma non è solo questo: è importante anche per il contesto in cui lavori, per il modo in cui riesci a costruirti uno spazio che in qualche modo riecheggia il tuo pensiero.

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Io ho cominciato a lavorare da casa e trovo che uno degli aspetti più difficili sia l'alienazione. Magari hai tanto da lavorare e si finisce per non uscire di casa per giorni! È importante darsi delle regole. Io, ad esempio, per prima cosa mi vestivo come se dovessi andare in ufficio (l'imbruttimento personale è pericolosissimo!). Poi per me, a un certo punto, è diventato faticoso gestire le riunioni: dovevo sempre andare dal cliente, non potevo chiamare nessuno da me, ero sempre in giro e molte riunioni le ho fatte al bar – offrendo io. Poter accogliere il cliente in un proprio studio è importante, perché quando esce dalla sua comfort zone ti dedica un'attenzione diversa. Inoltre l'ufficio è un luogo che ti rappresenta! Quindi avere un ufficio penso sia importante, ma per iniziare non c'è nulla di male a lavorare da casa risparmiando un po'.

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Per me non è così importante distinguere casa e lavoro ma dipende da ciascuno. Io lavoro a casa da sempre, ho iniziato nella cameretta in casa dei miei. Oggi dopo vent'anni un po' di stanchezza da solitudine affiora e magari vado a lavorare in qualche posto dove posso fare due chiacchiere con qualcuno. Ho lavorato da casa anche quando i miei figli erano appena nati... È solo una questione di gestire diversamente il tempo. Se gestisci il tempo in maniera fluida, penso che lavorare da casa sia un vantaggio.

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Lavorare da casa si può. Direi forse non tutto il tempo. I clienti si possono sempre andare a trovare da loro, di solito sono aziende quindi sono anche contenti che sia tu ad andare nel loro ufficio. Non si deve nascondere il fatto di lavorare da casa, se stai avviando un'attività e non hai ancora una sede, anche la casa, se messa in ordine, può andare bene per una riunione. Per ampliare la propria rete di contatti ci sono molti freelance che, soprattutto in contesti cittadini, si appoggiano a dei coworking. Quindi per chi ad esempio non ha lo spazio adeguato o a casa non riesce a concentrarsi perché si distrae troppo e ha bisogno di separare la vita personale da quella lavorativa, il consiglio è di cercare un posto in un coworking da frequentare tutti i giorni o saltuariamente.

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Io e Ruggero attualmente stiamo lavorando da casa ma stiamo già ristrutturando uno spazio dove andremo a lavorare a breve. A noi non piace molto lavorare a casa, il fatto è che siamo già una coppia nella vita privata e ci vogliamo bene però 24 ore su 24 nello stesso posto è un po' troppo! Che poi è più una preferenza personale, a noi piace vestirci, uscire e andare a lavorare: quando torniamo a casa, stacchiamo. È più per te, per porre dei limiti, altrimenti rischi di non staccare mai. Un'altra motivazione è che non vogliamo lavorare da soli e infatti stiamo cercando di fare questo piccolo coworking (8 postazioni incluse le nostre) a Collegno. Sia perché è sempre stimolante stare a contatto con altri professionisti che hanno competenze diverse dalle tue ma comunque affini, sia per creare un network creativo e passarsi lavori. Peraltro lo spazio è molto grande e ci sarà anche la possibilità di organizzare esposizioni, mostre e workshop, magari insieme.

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Non consiglio di lavorare da casa, più che altro rischi veramente di non avere più orari. Andare a lavorare in un posto che non è casa tua ti permette di avere una distinzione tra vita privata e lavoro. All'inizio per risparmiare può andare bene, poi dipende molto anche dalla mentalità della persona. C'è chi riesce a farlo in modo molto virtuoso, altri no ed è un disastro – cioè non escono di casa per settimane, vivono in pigiama e hanno orari sballatissimi. All'inizio può andare bene però non lo consiglio come modo di vivere continuativo.

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Lavorare da casa non è una cattiva idea ma dev'essere inteso come un inizio. Non so, i primi sei mesi faccio da casa, non tanto di più, poi cerco di spostarmi anche solo in un coworking (ormai ce ne sono moltissimi). Questo per non far mancare lo stimolo creativo che ricevo stando in contatto con gli altri e guardandomi intorno.

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