Da dipendente

Posso lavorare le classiche 8 ore?

h18:00 cade la penna?

17 risposte

Credo che l'equilibrio vita/lavoro sia importante e le aziende più illuminate lo stanno capendo: il numero di ore lavorate non è indicazione della produttività, così come fare gli straordinari non è indicazione di abnegazione al lavoro, ma più spesso di disorganizzazione della persona – o dell'azienda.

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Dipende da come ti organizzi il lavoro e da quanto ne prendi. Negli anni in cui mi occupavo esclusivamente di creatività pubblicitaria, non ho mai dovuto fare le notti né i weekend. Mi è capitato raramente in occasione di alcuni progetti che andavano fatti con urgenza. Avevamo un orario fisso, 9:00-18:00, molto regolare, e si lavorava velocemente senza grandi tensioni.

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Ho avuto la fortuna di vivere il mondo delle aziende, delle agenzie e dei freelance. Routine e ritmi diversi. Penso che il concetto delle 8 ore al giorno oramai sia solo una gabbia per un vero creativo professionista. Se inizi a pensare "voglio trovare un lavoro dove lavoro 8 ore al giorno", stai sbagliando approccio. Cerca un lavoro che ti piace davvero, dove lavorare 4 o 12 ore non fa differenza: lì avrai trovato il tuo posto ideale.

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Da noi le 8 ore lavorative sono realtà. Come soci fondatori, all'inizio lavoravamo tante ore al giorno. Non dico che sia necessario, ma quando inizi ti permette di avere quella marcia in più sugli altri, perché impari molto di più, molte più cose, sei super entusiasta di fare e di mostrare al mondo cosa sei capace di fare. Poi, arrivato a una certa esperienza lavorativa, diventa l'eccezione. Da noi è rarissimo e, soprattutto, non lo chiediamo quasi mai ai nostri dipendenti. Lo facciamo quando è necessario e lo chiediamo agli altri se hanno toppato o – ricordandoci sempre che non salviamo vite – se c'è un'emergenza effettiva. Adesso stiamo cercando di non imporre nemmeno l'obbligo delle 8 ore. Magari hai meno da fare, puoi lavorare a casa o prendere mezza giornata libera. L'importante è che segui la consegna e che, se il progetto richiede di lavorare di più, lo fai.

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Nel mio lavoro non esistono le 8 ore, ho giorni in cui ne lavoro 20 e settimane in cui ne lavoro 2. Il lavoro del creativo passa attraverso le intuizioni, quindi è importante ricevere nuovi stimoli, viaggiare e conoscere. Le ore che spendiamo in queste attività possono essere considerate, in fin dei conti, ore lavorative.

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Lavorare 8 ore al giorno, sì e no. Se sei molto organizzato in alcuni periodi riesci a lavorare otto ore con continuità ogni giorno, poi ci sono i periodi in cui ne lavori solo quattro perché hai poco lavoro e poi ci sono i giorni, invece, in cui ne lavori quattordici e ti viene voglia di spararti. Quindi diciamo che la media è otto ore, ma non è così continuativa.

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Io direi che è necessario lavorare massimo 8 ore. Per alcune ragioni. La prima è per stimare correttamente il lavoro da fare: e c'è qualcuno che stima ancora i lavori a giornata, lavorare 14 ore al giorno per una settimana è diverso da lavorarne 8. Massimo 8 ore anche perché il lavoro che facciamo noi è spesso qualitativo e non quantitativo. E quindi di più non rendi e poi se ci metti mezz'ora non è che vale di meno quello che hai fatto, anzi forse vale di più, da un certo punto di vista. Quindi per me è un grande sì alle 8 ore, ma proprio come un massimo. Dopo le 8 ore io vorrei fare altre cose, perché la giornata non è fatta di solo lavoro, è fatta di prendere stimoli, parlare con persone, aver modo di fare auto-formazione anche su cose diverse. Solo che, in Italia almeno, non c'è questa cultura. Cioè alle persone piace lavorar male. Tant'é che un fenomeno che ho visto spesso sono le e-mail bomba poco prima di pranzo o poco prima della fine del venerdì. Che è tipicamente "mi sto pulendo la coscienza e butto la palla a te, che mi risolvi il problema". Questo atteggiamento fa parte di una cultura lavorativa conflittuale.

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Ho lavorato in un'azienda che sovraccaricava i dipendenti con straordinari esagerati. Ho chiuso presentazioni alle 5:00 del mattino per presentarle alle 8:00. Ho visto colleghi andare in burnout, io stesso ho patito molto. Attualmente sono in un'azienda che ha personalizzato molto alcuni temi del mondo "Agile" che permettono una flessibilità quasi totale. Né in un modo né nell'altro riesco ad essere davvero tranquillo, perché è una questione di autodisciplina e organizzazione. Lavorare tanto per mostrare di essere una persona proattiva è una strategia sfiancante. D'altra parte, non guardare cosa succede intorno a te, dicendo: "Dopo le 18:00 non lavoro più", è altresì snervante. Il punto è capire che il tempo di lavoro ha un valore. Se riesci a capire qual è questo valore, allora riesci a capire come organizzare il tempo che hai a disposizione. È la cosa più difficile, io ci riesco a giorni alterni.

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La scorsa settimana, di ore, ne ho lavorate 94...! Mi sento di dire che per un dipendente ogni ora lavorata debba assolutamente essere equamente retribuita. In cosa consista questo "equamente" lo lascio alla vostra scelta – o al vostro contratto. È chiaro che in una professione come la mia contano i risultati raggiunti, se per raggiungerli devo lavorare 12 ore in un giorno, lo farò. O anche, più semplicemente: che creativo sei se, nel bel mezzo di un'idea geniale che ti sta gasando tantissimo smetti di lavorarci perché – tac – casca la penna dopo le tue 8 ore di lavoro? Però non sono l'esempio buono per un dipendente: ho sicuramente un approccio da imprenditore in questo senso, il successo della mia azienda dipende principalmente da quanto mi ci impegno, perciò le ore di lavoro sono dettate da quanto lavoro ho da fare.

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Penso che le classiche 8 ore saranno sempre più diluite e distribuite durante la giornata in orari diversi rispetto al 9:00-18:00. L'atteggiamento ideale sarebbe di non diventare un "workaholic" ma nemmeno pensare che si possa delimitare l'orario di un mestiere creativo con paletti rigidi.

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Dipende come funziona la tua testa. Lavorare le classiche 8 ore per me non è fattibile, nel senso che per il tipo di lavoro che faccio, in qualche modo lavoro sempre. C'era quel famoso scrittore che diceva: "Come faccio a spiegare che quando guardo fuori dalla finestra in realtà sto lavorando?". Se parti per fare un lavoro creativo pensando "alle 18:00 cade la penna"... Forse no, non è il caso.

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Facciamo un lavoro che non è qualcosa di lineare, in cui posso dire: "Ok, oggi produco 5 wireframe, domani ne faccio altri 5". I nostri progetti hanno andamenti che non sono regolari. Questo fa sì che possa esserci un picco in prossimità delle scadenze, così come può capitare la giornata in cui c'è meno da fare. Pensare di dire: "Lavoro 8 ore e mi fermo", soprattutto quando sei nella fase creativa, magari in gruppo e state cercando di tirar fuori tutte le idee per un progetto... È un po' complicato. Certo, devono essere dei picchi, dei momenti di emergenza per cui abbia senso. Non dev'essere la normalità, se no c'è qualcosa che non funziona.

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Le 8 ore sono assolutamente realtà da Illo. Anzi, noi ci ricordiamo ancora bene quando qualche anno fa eravamo stagisti e lavoravamo 12 ore al giorno, quindi cerchiamo di far sì che – noi in primis – ma poi tutto il nostro team, non debba lavorare così tanto. Molto spesso nel mondo della comunicazione c'è tantissima disorganizzazione, sopratutto, mi dispiace dirlo, in Italia – abbiamo tanti meriti da altri punti di vista ma questo è un demerito. In realtà si può fare. Noi facciamo un orario normalissimo, di solito 9:30-18:30. Capita ovviamente il progetto che ti richiede di stare una/due ore in più, però non facciamo praticamente mai i weekend. Cerchiamo di tutelarci dicendo di no a progetti che richiedono un contributo diverso da questo. Si può fare, con tanta organizzazione e voglia, e i clienti devono magari avere tempi d'attesa un pochino più lunghi. È possibile lavorare 8 ore, magari anche di meno, magari in futuro 7 come fanno in Svezia o in Danimarca. In generale si dovrebbe lavorare il giusto numero di ore "umane", anche perché oltrepassandole sei, sì, presente fisicamente, ma con quale efficacia?

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Adesso io lavoro 8 ore. Non è sempre stato così, è una cosa che faccio relativamente da poco, da circa 3-4 anni. A un certo punto mi sono sforzato di farlo e poi è diventato naturale. Ora credo che se ci si mette più di quel tempo lì (8 ore al giorno), vuol dire che si è stimato male l'effort e c'è stato qualche problema di valutazione iniziale. Credo inoltre che tutto il tempo che si passa fuori da lavoro, se è tempo ben impiegato in cui si stimola la testa in maniera intelligente – stando nella natura, andando a vedere mostre, parlando con amici o andando ai concerti – sia tempo utilissimo anche per il lavoro. Tutte le informazioni che si acquisiscono sono informazioni che poi spesso tornano utili il giorno dopo: non è tempo rubato al lavoro.

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Lavorare più ore non è direttamente proporzionale alla qualità dell'output generato. Io cerco di lavorare 6 ore al giorno per potermi dedicare alle cose che mi riconciliano con il mondo e che mi danno la serenità per affrontare questo lavoro complesso.

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Non credo che lavorare 8 ore al giorno sia utopico ma bisogna essere comunque responsabili. Se si finisce il lavoro in tempo è perché ci si è organizzati bene.

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Lavorare le 8 ore, non esiste. Io faccio social media e sono una "workaholic"... Il cervello mica si spegne a fine giornata.

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