Primo lavoro

Soft skills... cioè?

Manie da team working e problem solving.

17 risposte

I curriculum pieni di termini come "team working" e "problem solving" un po' mi fanno ridere e un po' mi innervosiscono. A me interessa una persona viva di passione. Se sei appassionato di creatività, arte, musica, poesia o teatro, necessariamente lo sarai anche di grafica. La grafica non è una scienza a sé, funziona come le altre discipline. Per cui allo stesso modo in cui ti appassioni a un film, osserverai anche la sua pubblicità o il suo merchandising. Se una persona è appassionata di creatività come me, avremo argomenti che ci accomunano e sicuramente saremo una squadra. Per quanto mi riguarda un candidato può aver fatto qualunque tipo di lavoro, anche se chiaramente dovrà avere qualche competenza grafica. Mi è capitato di prendere stagisti che non avevano studiato per essere grafici-creativi ma che di fatto lo erano. Li ho formati e sono diventati bravissimi, perché avevano una creatività innata e gli mancava solo un po' di tecnica. La tecnica si impara, la creatività no!

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Le soft skills, scritte su un curriculum, sono molto difficili da valutare. Penso che non ci sia curriculum su cui non ci sia scritto: "Sono molto bravo a lavorare in team". Quindi purtroppo equivale a non metterle, non è da lì che si evincono le soft skills. Puoi anche non scriverle, senza problemi, perché possono riempire un buco sul curriculum ma lì non sono molto sensate, perché poi si notano sul lavoro. Noi facciamo sempre fare una prova pratica a chi entra e lì si cominciano a notare già un po' di più, nonostante si tratti di un lavoro individuale. Quindi non tanto il teamworking quanto piuttosto la capacità di relazionarsi con chi ti sta ponendo la domanda, per esempio. Le si vede poi all'atto pratico e sono importantissime, nonostante siano un po' delle parole che diventano vuote a forza di ripeterle. All'atto pratico fanno tantissimo, spesso preferiamo un professionista leggermente meno bravo ma con più soft skills. Quelle necessarie le riassumo in "non essere uno stronzo". Non essere una primadonna, una persona con cui gli altri hanno difficoltà a lavorare. Se qualcuno ha un problema, essere il primo a dire "Ti aiuto io". Sono queste le caratteristiche concrete da cui si riconosce chi lavora bene in team. Cerchiamo di carpirle il prima possibile ma te ne rendi veramente conto solo dopo tre mesi in cui lavori insieme.

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Tutti sono bravissimi a lavorare sotto stress, in team e sanno gestire progetti complessi. Mi piacerebbe vederli all'opera, perché a parole siamo tutti bravi! Quando mi capita di fare colloqui per ricercare collaboratori, in tutta onestà valuto cose molto poco tangibili. Se la persona mi sembra essere curiosa, piena di interessi e con delle idee, per me riesce a sopperire la mancanza di conoscenze tecniche. Se ti assumo o ti assoldo, le conoscenze tecniche le insegno volentieri, ma la curiosità, la propositività e la proattività sono doti innate che di solito non vengono mai messe in luce dal curriculum.

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A livello lavorativo, in una persona valuto per prima cosa le doti comunicative, poi la capacità di collaborare in team, la curiosità e infine l'apertura mentale. Essere open-mind è fondamentale!

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Il lavoro di gruppo è fondamentale e capisco che ormai scriverlo sia diventato una prassi, come se fosse d'obbligo. Una cosa che mi interesserebbe moltissimo leggere su un curriculum è la curiosità, applicata non solo al tuo ambito ma a tutti gli ambiti. Una persona curiosa è una persona aperta mentalmente che troverà soluzioni in fase progettuale. Se non sei curioso, non dico che hai sbagliato lavoro, però insomma... Quasi.

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Più un designer acquisisce un ruolo di gestione del progetto, del team e delle persone, più le soft skills diventano determinanti. Perché avere l'intelligenza emotiva, la capacità di lavorare con gli altri e di comprendere i bisogni profondi, oltre che degli stakeholder, anche degli stessi collaboratori, diventa una parte integrante del progetto. Esattamente quanto saperlo comunicare: avere lo "standing" per dare autorevolezza a quella che può essere una buona idea, può essere altrettanto importante della tecnica per realizzarla. Quindi chiunque non voglia essere un esecutivista dovrà imparare a dialogare con le persone e a utilizzare le giuste leve della comunicazione.

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Nel presentarsi l'importante è mostrare di avere interessi, non dare l'idea di essere una persona statica ma in movimento. Questo naturalmente a patto di esserlo davvero, perché poi nel tempo si vede subito se sei un appassionato oppure no. Quindi, se sei una persona dinamica, racconta cosa ti piace fare e ciò che ti appassiona.

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Saper scrivere, parlare in pubblico, fare slide (ahimè) sono competenze trasversali fondamentali per qualsiasi lavoro, ormai.

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Uso il curriculum per leggere il nome del candidato, la conoscenza delle lingue, e poi faccio un controllo sui canali social. Dall'impostazione del CV cerco di capire le attitudini intrinseche della persona. È organizzato in modo chiaro? Ha lasciato abbastanza informazioni? Ha buon gusto? Poi, se è tutto in regola, accantono il curriculum perché conta mille volte di più un buon colloquio.

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"Work hard and be nice with people": lavora duro e sii gentile con le persone. Lavorando da freelance e facendo un lavoro creativo anche di più, perché poi il rischio è quello che ti senti un artista e dimentichi di essere uno che ha come obiettivo risolvere i problemi delle persone. Cerca sempre una dimensione umana, approccia le persone che ti circondano – dal piccolo al grande cliente, a chi fa il tuo lavoro – con un atteggiamento aperto, gentile e disponibile. È importante.

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Nel curriculum tutti scrivono che hanno competenze di Team working e Problem solving: chi fa recruiting non legge più queste frasi. Quello che consiglio – anche nelle mie puntate podcast per Storytel – è di raccontare invece situazioni, progetti, lavori in cui queste competenze sono state messe in pratica. Per me sono fondamentali due cose: l'approccio, attivo e partecipe, e la motivazione, salda e forte. In più, la voglia di mettersi in gioco, anche in territori poco esplorati.

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Secondo me è utile indicare sul curriculum le proprie soft skills, perché dimostri di sapere che cosa sono e di riconoscerle come abilità essenziali da avere sul lavoro. Purtroppo capita che molti dichiarino di possedere soft skills che poi, di fatto, non hanno. Questo è sbagliato e controproducente, perché così facendo si rischia di creare false aspettative nel datore di lavoro o nei clienti. Sincerità prima di tutto!

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Più che dirlo, è bello dimostrarlo di avere certe soft skills. E quindi durante un colloquio puoi documentarle attraverso i lavori che fai o le esperienze che hai fatto. Se dici di essere bravo a parlare in pubblico, probabilmente hai fatto uno speech dove hai insegnato qualcosa a qualcuno. Detto ciò, sono molto importanti soprattutto le soft skills di team e per queste non bisogna essere delle aquile, basta aver partecipato a progetti di gruppo con compagni di università. Per piccola che sia non banalizzerei mai un'esperienza di questo tipo se effettivamente è sintomo di impegno, di aver lavorato con qualcuno, di saper difendere un'idea.

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Ammetto di non poter leggere "problem solving", mi viene l'orticaria! Onestamente siamo un po' allergici a questi stampini: "Mi piace lavorare in team, a 360 gradi..." Quando si parla di soft skills, ci sono cose che ci lasciano un po' perplessi. Ad esempio: tutti lavorano bene in team, ma poi vengono in studio e si mettono le cuffie. Oppure tutti lavorano "a 360 gradi"... Ma poi, cosa vuol dire?!

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A me interessano moltissimo le soft skills, forse ancora di più delle hard skills. Le hard skills, per come siamo fatti, si possono imparare, le soft skills meno. La capacità di lavorare in gruppo, di ascoltare le persone, di riconoscere un errore e rimediare si riescono a imparare molto meno di una specifica competenza tecnica. Mi interessa poco leggerlo su un curriculum, mi interessa molto vederlo in pratica. Durante un colloquio abbiamo chiesto a un ragazzo che si presentava come Sales Account di provare a vendere un prodotto che gli abbiamo raccontato 10 minuti prima. Non mi interessava il fatto che fosse bravo a venderlo, mi interessava che fosse in grado di rispondere a domande inaspettate. È stato interessante vederlo fare, capire come aggirare una difficoltà e rispondere senza andare nel panico. Questo mi interessa molto di più che leggere quanto sei figo tecnicamente. La tecnica si impara.

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Mentre un portfolio sicuramente "parla" per quelle che sono le capacità tecniche, è difficile giudicare le soft skills da un curriculum, perché sulla carta potrei vendere qualsiasi tipo di qualità. Le capacità trasversali sono più tangibili durante un colloquio, però anche qui non in modo approfondito perché emergono davvero solo nel tempo.

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Su un curriculum le soft skills sono solo parole, contano i fatti.

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