Creativi

Qual è il tuo lavoro?

Mi occupo di produzione di contenuti multimediali, principalmente video per aziende o per istituzioni: dalla stesura di uno script alle riprese, dal montaggio alla post-produzione. Lavoro in quest'ambito dal 2009, anche se all'inizio è stato più che altro un divertimento. Per qualche tempo sono stato un libero professionista e dal 2018 ho aperto una società a Bologna, AirPixel. Produciamo anche video 360VR, in motion design o in grafica 3D. Sono inoltre pilota certificato ENAC per la guida di droni e in questo campo mi occupo non solo di riprese aeree ma anche di rilevazioni tecniche in ambito agricolo e industriale.

Cosa significa essere un "creativo"?

Mi sentirei volentieri un creativo. Se non fosse che quando lo dici a qualcuno, capita spesso di essere preso per un acchiappafarfalle! Scherzi a parte, essere un creativo penso che si rifletta su ogni aspetto del proprio lavoro: quando hai un'idea per un progetto, quando hai la telecamera in mano e trovi la ripresa migliore per raccontare una storia, quando individui la musica giusta per un montaggio a tempo, quando parli con un cliente e torna a casa con l'impressione di aver parlato con una persona brillante – o almeno si spera!

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Come affronto un colloquio?

Alcuni psicologi ritengono che il momento più importante per fare buona impressione siano i primi 10 secondi. Secondo questa teoria, ti giochi tutto tra quando bussi, giri la maniglia, "Buongiorno, sono...", stringi la mano (magari non sudata) e ti siedi. Finito. Beh, secondo me non è proprio così, ma un fondo di verità c'è sicuramente. Il linguaggio non verbale è fondamentale, così come essere educati. Non esiste un unico modo di presentarsi a un colloquio, in generale è utile aver studiato da prima la situazione. Adattarsi all'ambiente. Un colloquio creativo probabilmente non richiederà giacca e cravatta, ma magari meglio evitare la maglia col buco o i pantaloni strappati. A volte invece conta di più fare colpo con qualche particolare ad effetto. Una maglietta divertente, per esempio: ma tieniti pronto a motivare la scelta! Cosa evitare: al di là di rumori digestivi, sbadigli o piedi sul tavolo, la scelta migliore è non esagerare e adattarsi a ciò che sta accadendo.

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Quanto conta il voto di laurea?

L'importanza del voto di laurea credo dipenda molto dall'ambito. Ci sono settori in cui è fondamentale per accedere o meno a concorsi e scuole di specialità. Altri in cui viene guardato come prima cosa in un curriculum. Altri ancora dove ha invece poco peso. Nella mia storia personale ho sempre cercato di ottenere buoni risultati all'università per ottenere il voto più alto possibile alla laurea: in parte per soddisfazione personale, in parte perché penso che sia sempre un asset in più da mettere sul tavolo quando ci si presenta. Tuttavia, non credo che un voto di laurea medio-basso sia necessariamente correlato a un rendimento basso nel mondo del lavoro: ci sono tanti altri fattori che determinano il successo di una persona.

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Il "posto fisso" è passato di moda?

Credo che oggi la maniera migliore per essere competitivi sul lavoro sia non adagiarsi sul concetto di "posto fisso". Al momento la situazione lavorativa italo-europea è un concetto liquido e la chiave del successo è sapersi adattare. Non credo che questo sia valido per ogni categoria lavorativa, ma sicuramente chi aspira ad essere un creativo deve tenerne conto. D'altronde sarebbe un po' antitetico cercare soluzioni creative per i propri clienti ma non essere creativi con se stessi... No?

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Posso lavorare le classiche 8 ore?

La scorsa settimana, di ore, ne ho lavorate 94...! Mi sento di dire che per un dipendente ogni ora lavorata debba assolutamente essere equamente retribuita. In cosa consista questo "equamente" lo lascio alla vostra scelta – o al vostro contratto. È chiaro che in una professione come la mia contano i risultati raggiunti, se per raggiungerli devo lavorare 12 ore in un giorno, lo farò. O anche, più semplicemente: che creativo sei se, nel bel mezzo di un'idea geniale che ti sta gasando tantissimo smetti di lavorarci perché – tac – casca la penna dopo le tue 8 ore di lavoro? Però non sono l'esempio buono per un dipendente: ho sicuramente un approccio da imprenditore in questo senso, il successo della mia azienda dipende principalmente da quanto mi ci impegno, perciò le ore di lavoro sono dettate da quanto lavoro ho da fare.

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Cosa si aspetta da me il team?

Il team si aspetta supporto nel momento del bisogno e tolleranza durante le sclerate occasionali. Non è detto che un compagno di lavoro sia per forza anche un amico, ma sicuramente deve essere una persona in grado di lavorare in autonomia sulla sua parte. La divisione del lavoro è fondamentale, ognuno deve sempre sapere quando e cosa chiedere agli altri collaboratori.

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Cosa si aspetta da me il capo?

In una realtà piccola come quella dove lavoro, ciò che apprezzo di più è la multidisciplinarietà. Se un mio collaboratore riesce ad essere produttivo in più ambiti, questo ha per me un valore inestimabile: purtroppo quando si è in pochi non è possibile focalizzarsi troppo su una specificità lavorativa. Sicuramente non apprezzo chi scarica il proprio lavoro sugli altri, così come chi non riesce a fare almeno un sorriso in risposta a una battuta estemporanea.

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Partita IVA: e se poi me ne pento?

Ho partita IVA personale, in regime forfettario. Spaventa sicuramente, aprire partita IVA significa avere una gestione fiscale molto diversa da quella di un dipendente. Intanto bisogna entrare nell'ordine di idee che la tassazione è a valle e non a monte dello stipendio. Significa che ciò che fatturi è lordo e che le tasse le pagherai tutte insieme (!!!) all'atto della dichiarazione dei redditi. C'è chi apre un secondo conto corrente dove tiene da parte i soldi per pagare le tasse, io non lo faccio: cerco solo di stare attento e tenere traccia di tutte le fatture che emetto, sapendo bene fin da subito quali sono, davvero, le mie entrate nette. L'altra cosa che spaventa è la mancanza di ferie, malattia, TFR, ecc. E il doversi rivolgere per forza a un commercialista per le questioni fiscali (minimo 500 euro l'anno). È sicuramente conveniente aprirla quando esci dal limite dei lavoratori occasionali (quando fatturi più di 5 mila euro l'anno), però metti in conto che ci vorrà un po' per abituarsi alla gestione fiscale e dovrai avere qualche accortezza.

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Dovrei lavorare gratis?

Tutti all'inizio dobbiamo fare la "gavetta", fare lavori per farci conoscere e per dimostrare al cliente quanto valiamo. Arriva un momento però in cui bisogna far capire chiaramente, senza tanti giri di parole, che quella condizione era privilegiata e che adesso va pagato il prezzo pieno. Ancora oggi mi capita di lavorare gratis in alcune situazioni. Quando, per esempio, ho valutato che ci sia un ritorno futuro in quell'investimento. Si tratta di assumersi un rischio di impresa, nel tentativo di ottenere contatti, nuovi clienti/progetti o referenze.

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Come do un prezzo al mio lavoro?

Ci sono due modi per dare un prezzo al proprio lavoro: uno è considerare quanto vale (all'ora, a minuti di filmato, a numero di elaborati), l'altro è tener conto di quanto frutta al cliente e, su questo, definire il tuo prezzo. Spesso per comporre la tua offerta devi usare entrambi questi parametri. In linea generale, se il cliente è "piccolo" ci si basa quasi unicamente sul proprio costo effettivo, se il cliente è "grosso" è giusto interrogarsi anche su quanto a sua volta possa guadagnare dal tuo lavoro e fare il preventivo di conseguenza. Per definire il proprio tariffario, un buon metodo è iniziare guardandosi intorno: fai finta di essere il cliente e guarda su internet quanto si fa pagare chi fa il tuo lavoro. Ti troverai davanti a decine di aziende e professionisti con prezzi anche molto diversi, ma alla fine un trend riesci a individuarlo. A questo punto, dando un'occhiata alla qualità dei prodotti dei concorrenti, puoi capire qual è il tuo livello e quanto puoi chiedere. Inizialmente si sta un po' più bassi di altri, per posizionarsi sul mercato. Magari in seguito, raggiunta una certa notorietà, puoi far costare di più il tuo lavoro in cambio di garanzie (affidabilità, referenze, peculiarità uniche).

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Il cliente ha sempre ragione?

"Il cliente ha sempre ragione" si abbina spesso a "Fammi il logo più grande". E te lo aveva mandato in .doc. Poi si chiede perché l'hai tenuto piccolo. Purtroppo, spesso il cliente esce dal suo ambito di competenza lanciandosi su giudizi e suggerimenti che non è titolato a dare. Non sempre glielo si può far notare, ma talvolta si può fare più di una proposta, inserendo anche quella che per te è migliore e caldeggiandola. Però, alla fine, è il cliente che paga. Se vuole un prodotto orribile, ma lo paga, la tua preoccupazione rimane una sola: che non appaia il tuo nome!

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Come guadagno la fiducia del cliente?

Il cliente si deve sentire importante per te. Non c'è nulla di peggio che fingere di essere pieni di lavoro e non dare importanza a chi ti contatta. Il cliente se ne renderà conto immediatamente e si rivolgerà a qualcun altro: d'altronde (nella sua testa) come faresti a fare un buon lavoro per lui se sei così impegnato? Per farlo sentire importante è fondamentale il follow-up: tienilo aggiornato, mandagli le bozze, fatti vivo. E se un cliente che ti dà garanzie future ti chiede un favore extra, se puoi, non farglielo pagare. Richiamerà te la prossima volta o, quantomeno, te ne sarà grato. Ricorda però che i tuoi clienti avranno sempre un tratto in comune: vorranno un lavoro bello e ben fatto, ti contatteranno oggi per averlo entro ieri e, infine, vorranno pagarlo poco. Sta a te spiegare loro che solo due di queste tre cose possono andare insieme!

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Quanto è importante il percorso di studi?

Nonostante non stia svolgendo il lavoro per cui ho studiato, sono soddisfattissimo del mio percorso di studi (mi sono laureato in Biotecnologie Molecolari). Sì, è importante aver studiato, aver fatto l'università. Non solo per le competenze che ho acquisito, che mi tornano utili nella vita di tutti i giorni e che magari un giorno mi aiuteranno anche sul lavoro, ma anche per la forma mentis che mi hanno regalato. Dai miei studi ho imparato il pensiero scientifico, un approccio che ritengo fondamentale per interpretare qualsiasi cosa: un esempio fra tutti, sicuramente molto attuale, è saper leggere le notizie e saper fare le giuste ricerche per distinguere quelle vere dalle fake news.

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Come dovrei presentare il mio lavoro?

Avere un portfolio è fondamentale ma, altrettanto fondamentale per dimostrarsi professionali, è non ingigantirlo. Se un cliente si accorge che hai gonfiato il tuo portfolio o l'hai proprio inventato di sana pianta, sono guai. Inoltre credo che per dimostrarsi attivi sia imprescindibile, oggi, avere qualche canale social: chiunque si aspetta che tu ce l'abbia. Però, dal momento in cui ce l'hai, bisogna assolutamente curarlo. Se non sei disposto a starci dietro, non aprirlo: non c'è niente di peggio che guardare la pagina Facebook di un'azienda (o un professionista) e notare che l'ultimo post risale a 6 mesi prima. In ambito creativo, ritengo che sia un grande indice di professionalità avere un sito ma anche qui la regola è ferrea: se apri un tuo spazio web, devi progettarlo bene e dev'essere accattivante. Non comprare un dominio per poi lasciare la pagina "Stiamo lavorando per voi"!

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Un consiglio per i giovani designer?

Se avete davvero un'idea per la quale combattere, un progetto in cui credete, provateci finché avete l'età giusta per potervi assumere il rischio di dover ricominciare.

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